Comune di Cecina
Piano Strutturale
Norme Tecniche di Attuazione

Titolo I NORME DI CARATTERE GENERALE

Art. 1 Finalità, contenuti e ambito di applicazione del Piano Strutturale
1. Il piano strutturale è lo "strumento di pianificazione territoriale" che definisce le scelte strategiche per il governo del territorio di livello comunale, quali discendono dal P.I.T. con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana, integrati con gli indirizzi di sviluppo espressi dalla comunità locale. Esso si compone del Quadro conoscitivo, dello Statuto del territorio e delle Strategie dello sviluppo sostenibile.
2. Il Quadro conoscitivo comprende l'insieme delle analisi necessarie a qualificare lo Statuto del territorio e a supportare le Strategie dello sviluppo sostenibile.
3. Lo Statuto del territorio contiene, specificando rispetto al P.I.T./P.P.R. e al P.T.C. della Provincia di Livorno:

a. il patrimonio territoriale comunale e le relative invarianti strutturali: le regole di tutela del patrimonio territoriale nel rispetto della disciplina paesaggistica del P.I.T./P.P.R.;
b. la perimetrazione del territorio urbanizzato;
c. l'eventuale individuazione di ambiti di pertinenza paesaggistica dei centri e dei nuclei storici;
d. la ricognizione delle prescrizioni dei beni paesaggistici come ridefiniti dal PIT/PPR;
e. i riferimenti statutari per l'individuazione delle U.T.O.E. e le relative strategie di sviluppo.

4. Le Strategie dello sviluppo sostenibile definiscono:

a. l'individuazione delle U.T.O.E.;
b. gli obiettivi da perseguire nel governo del territorio comunale e gli obiettivi specifici per le U.T.O.E.;
c. le dimensioni massime sostenibili dei nuovi insediamenti e delle nuove funzioni collegate agli interventi di trasformazione urbana previste all'interno del territorio urbanizzato, articolate per U.T.O.E. e per categorie funzionali;
d. i servizi e le dotazioni territoriali pubbliche necessarie per garantire l'efficienza e la qualità degli insediamenti e delle reti infrastrutturali articolati per U.T.O.E.;
e. gli indirizzi e le prescrizioni da rispettare nella definizione degli assetti territoriali per la qualità degli insediamenti urbani e per l'attuazione delle politiche per la casa, compresi quelli diretti a migliorare il grado di accessibilità delle strutture di uso pubblico e degli spazi comuni delle città;
f. l'individuazione degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado urbanistico e socioeconomico e gli obiettivi specifici per gli interventi di recupero paesaggistico- ambientale o per azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana degli stessi;
g. gli eventuali ambiti territoriali per la localizzazione di interventi sul territorio di competenza regionale e gli eventuali ambiti per la localizzazione di interventi di competenza provinciale;
h. le analisi che evidenziano la coerenza interna ed esterna delle previsioni del piano;
i. la valutazione degli effetti attesi a livello paesaggistico, territoriale, economico e sociale.

Art. 2 Legislazione vigente e altri atti di pianificazione e programmazione
1. Il P.S. è redatto secondo quanto stabilito dalla L.R. 65/2014 e persegue gli obbiettivi di qualità e le direttive correlate del Piano di Indirizzo Territoriale (P.I.T.) della Regione Toscana con valenza di Piano Paesaggistico approvato con D.C.R. n. 37 del 27.03.2015 e la disciplina del Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) della Provincia di Livorno in vigore. Recepisce inoltre le prescrizioni relative ai vincoli paesaggistici di cui agli artt. 136 e 142 del D. Lgs.42/2004.
2. Il P.S. fa proprie, inoltre, le previsioni degli altri strumenti di pianificazione vigenti o in corso di approvazione e sovraordinati, di natura sia urbanistica che economica e di tutela delle risorse, in particolare:

a. Programma Regionale di Sviluppo -PRS;
b. Piano di Indirizzo Energetico Regionale - PIER;
c. Programma regionale di azione ambientale - PRAA;
d. Norme in materia di parchi, riserve naturali ed aree protette (Riserve, Parchi, Progetto BioItaly, SIR, SIC, ZPS, ANPIL ecc.);
e. Piano per l'assetto idrogeologico dell'Autorità di Bacino PAI;
f. Piano Gestione Rischio Alluvioni PGRA
g. Piano di Sviluppo Rurale;
h. Piano Provinciale di gestione dei rifiuti;
i. Piano Regionale Cave PRC
j. Piano Sanitario Regionale;
k. Piano Regionale per la gestione di eventi calamitosi;
l. Disposizione in materia di linee elettriche ed impianti elettrici.
m. Disposizioni in materia di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili

3. Per quanto non espressamente stabilito dalle presenti N.T.A., si applica la vigente legislazione nazionale e regionale, che si intende interamente richiamata.

Art. 3 Quadro Conoscitivo (QC), aggiornamento del QC e dello stato di attuazione del P.S.
1. Il Quadro Conoscitivo (QC) predisposto rappresenta una parte costitutiva del P.S. e si pone in relazione biunivoca con l'insieme degli obbiettivi assunti per il perseguimento dello "sviluppo sostenibile"; il QC, unitamente agli obbiettivi, determina le scelte e gli orientamenti del P.S. L'elenco degli elaborati del QC è riportato al successivo art.7.
2. L'insieme degli obbiettivi può essere modificato o integrato a seguito di un aggiornamento o di una verifica del Quadro Conoscitivo. Gli uffici comunali, per le rispettive competenze, sono tenuti a mantenere sotto controllo le variazioni del Quadro Conoscitivo con un costante monitoraggio e ad adeguarlo di conseguenza al fine di controllare lo stato di attuazione del P.S. ed eventualmente segnalare alla Amministrazione Comunale le variazioni del Quadro Conoscitivo che possono comportare l'opportunità di apportare modifiche al Piano Strutturale. Rapporti specifici possono essere predisposti dall'Amministrazione Comunale in qualsiasi momento, in particolare al fine di verificare:

a. l'esecuzione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria e delle infrastrutture;
b. lo stato di progettazione e attuazione degli interventi nelle aree urbane sottoposte a piani attuativi;
c. il bilancio del consumo di suolo in rapporto al dimensionamento previsto nel Piano Strutturale e al fabbisogno eventuale;
d. l'integrazione con i Piani di settore che hanno effetto sull'uso e la tutela delle risorse del territorio.

3. Per le finalità sopraccitate l'Amministrazione Comunale si avvarrà dell'apposito Sistema Informativo Territoriale (SIT) in coerenza con quello regionale e con quello provinciale; l'accessibilità a detto servizio da parte dei cittadini dovrà essere garantita secondo modalità che verranno stabilite d'intesa con il Garante della informazione e della partecipazione (Oss.Uff.), la Regione Toscana e la Provincia di Livorno nel quadro degli adempimenti previsti dalla normativa vigente, con particolare riferimento a quanto definito dalla LR 65/2014 in riferimento alla gestione dei SIT e alla partecipazione dei cittadini e dei soggetti sociali.
4. Il dimensionamento del P.S. si attua con il Piano Operativo in maniera progressiva nel tempo.
5. Alla scadenza di ogni quinquennio dalla data di approvazione del presente P.S., il Comune verifica l'attuazione delle previsioni insediative e infrastrutturali, desunte dal dimensionamento complessivo, e le relaziona alle risorse ambientali. L'attuazione del dimensionamento dovrà prevedere nel P.O. contestuale riduzione o eliminazione delle criticità delle risorse e la realizzazione dei servizi e delle infrastrutture necessarie alla sostenibilità degli interventi, in accordo con gli enti e i soggetti gestori dei servizi, attraverso meccanismi perequativi e l'attuazione degli interventi da parte degli operatori privati e pubblici.

Art. 4 Modalità di attuazione del P.S.
1.Il P.S. si attua mediante il Piano Operativo così come definito all'art. 95 della L.R. 65/2014, che a sua volta definisce e regolamenta gli strumenti attuativi di livello inferiore suscettibili di incidere sugli assetti e sulle trasformazioni fisiche e funzionali del territorio e degli immobili che lo compongono.
2. Per la predisposizione del Piano Operativo e degli altri atti di governo del territorio di carattere attuativo, il P.S. si esprime attraverso:

a. lo Statuto del Territorio definito attraverso la definizione delle Invarianti Strutturali a scala comunale, articolate secondo le quattro componenti il Patrimonio Territoriale comunale sulla base della analisi dello stesso in Sistemi e Sottosistemi Territoriali. Lo Statuto del territorio si esplica in obbiettivi di qualità, direttive correlate e prescrizioni, in particolare per i per i beni paesaggistici;
b.  le Strategie di Sviluppo Sostenibile, articolate secondo Sistemi e Sottosistemi Funzionali e U.T.O.E., si esplicano in Obbiettivi, Azioni e Criteri di pianificazione.
c. le Prescrizioni Ambientali con particolare riferimento alla tutela attiva delle risorse ambientali di cui al successivo art. 9, finalizzate alla conservazione e valorizzazione delle risorse ambientali in stretta connessione con la Valutazione Ambientale Strategica che deve essere di supporto alla pianificazione territoriale;
d. le Salvaguardie come definite al successivo all'art. 6.

3. Il P.S. indica nella "compensazione urbanistica e nella perequazione urbanistica" gli strumenti correnti per le trasformazioni urbanistiche, necessari a dare efficacia alla pianificazione urbanistica del Piano Operativo (P.O.), dei Piani Attuativi (PA) e dei Progetti Unitari Convenzionati (PUC), dei Piani di Recupero (PR) e dei Piani di Rigenerazione Urbana (PRU): sarà il Piano Operativo a definire nel dettaglio le modalità attuative di tale criterio che si articola in tre fattispecie:

a. compensazione/perequazione urbanistica di comparto per interventi di riqualificazione urbana interna al territorio urbanizzato o per la riqualificazione dei margini urbani;
b. compensazione / perequazione urbanistica per interventi di recupero urbano in loco di parti del territorio urbanizzato senza trasferimenti di SE in aree di atterraggio;
c. compensazione /perequazione urbanistica per interventi di rigenerazione urbana con trasferimento totale o parziale di SE verso aree di atterraggio già predisposte nello strumento urbanistico in particolare per la riqualificazione dei margini urbani degli insediamenti. .

4. Il P.S.  inoltre incentiva forme di edilizia sociale da attuarsi nel Piano Operativo attraverso l'introduzione di uno standard di edilizia sociale al pari degli standard urbanistici di cui DM 1444/1968 teso a distribuire su tutto il territorio urbano, in particolare  nelle aree di nuova edificazione, quote di edilizia sociale, al fine di rispondere al fabbisogno di edilizia pubblica favorendo  una maggiore integrazione sociale: tale quantità rientra nel dimensionamento della funzione residenziale del PS e del PO (Oss.Reg.Pian.). Nell'ambito degli interventi di maggiore consistenza gli strumenti urbanistici dovranno prevedere una quota di edilizia convenzionata non inferiore al 10% di quella consentita: all'interno di tale parametro il PO, in base al fabbisogno, potrà articolare anche forme di edilizia sovvenzionata o cessione di aree edificabili proporzionalmente al parametro sopra indicato.

Art. 5 Indirizzi del P.S. per i Piani di Settore
1.Oltre agli Atti di governo del territorio di cui al precedente art. 4, il presente P.S. potrà trovare attuazione anche attraverso Piani e Regolamenti di settore che riguarderanno particolari e specifici temi di pianificazione:

a. Disciplina delle funzioni secondo quanto previsto all'art. 98 della L.R. 65/2014;
b. Programma di intervento per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche in ambito urbano, PEBA.
c. Piano per l'installazione dei ripetitori di telefonia mobile
d. Regolamento energetico
e. Piano di classificazione acustica
f. Piano della Protezione Civile
g. Piano Particolareggiato della Costa e degli Arenili
h. Piano Regolatore del Porto.
i. Piano del Verde (Oss. Priv. 33 e Oss.Uff.)

Per detti Piani e Regolamenti di settore dovranno essere osservati gli indirizzi programmatici contenuti negli obbiettivi, nelle azioni e nei criteri di pianificazione dei Sottosistemi Funzionali di cui al Tit. IV della presente Disciplina, oltre alle specifiche disposizioni di legge.

Art. 6 Efficacia del P.S. e norme di salvaguardia
Le misure di salvaguardia di cui all'art. 92, quinto e sesto comma, della L.R. n. 65/2014 troveranno applicazione:
- per tutte le parti del Piano di Indirizzo Territoriale (PIT) della Regione interessanti il territorio del Comune che sono da considerare, in base alla "disciplina del piano" prescrittive e che comunque risultano già prevalenti su eventuali difformi previsioni della pianificazione strutturale del Comune;
- per tutte le parti prescrittive (prescrizioni) delle norme del presente Piano aventi ad oggetto lo Statuto del Territorio.
Sul territorio del Comune, dall'adozione del presente PS e fino all'adozione del Piano Operativo Comunale e comunque per un periodo massimo di tre anni, con riferimento alle previsioni non ancora attuate del RU di cui alla tav. QC6, non sono ammesse all'esterno del perimetro del territorio urbanizzato così come individuato ai sensi dell'art. 4 della LR 65/2014:

- nuove edificazioni residenziali, fermo restando quanto previsto dal Titolo IV, Capo III della LR 65/2014;
- interventi di trasformazione che comportano impegno di suolo non edificato, soggetti al parere della conferenza di copianificazione di cui all'art. 25 della LR 65/2014, fino a quando non sia stata acquisita la valutazione della stessa conferenza;
- interventi non consentiti dalla LR 41/2018 in relazione alle carte della pericolosità idraulica ed alle carte della magnitudo di cui alle tavv. Q.C.07 - Indagini idrauliche, geologiche e sismiche; (Oss.Reg. G.C. )

1. Il Piano Strutturale non ha carattere conformativo dell'uso del suolo; le disposizioni del Piano Strutturale sono vincolanti per gli atti costituenti la parte gestionale della pianificazione territoriale, cioè Piano Operativo e altri atti di governo del territorio gerarchicamente subordinati.
2. Il Piano Strutturale ha carattere direttamente precettivo e operativo relativamente alla localizzazione sul territorio degli interventi derivanti da leggi, piani, patti territoriali e programmi di settore a livello sovracomunale, ed in particolare di quanto previsto all'art. 88 comma 7 lettera c.  e art.  90 comma 7 lettera b. della L.R. 65/2014.
3. Alla data di adozione del PS, sono fatti salvi e pertanto non rientrano nella presente disciplina di salvaguardia, tutti i Piani Attuativi definitivamente approvati e/o convenzionati, nonché gli interventi di cui alle schede D e C del Regolamento Urbanistico convenzionati.
4. Pertanto fino all'approvazione del nuovo Piano Operativo e comunque non oltre tre anni dal provvedimento di pubblicazione dell'avviso di approvazione del Piano Strutturale restano in vigore le previsioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti purché non in contrasto con la Disciplina del P.T.C., del P.I.T./P.P.R., e con lo Statuto del Territorio e con le Strategie di Sviluppo del presente P.S.; in particolare si applicano le seguenti norme di salvaguardia rispetto alle previsioni del R.U. vigente :

a.  Per quanto concerne le norme generali del Regolamento Urbanistico rimane valida, purché non in contrasto con la Disciplina del P.T.C., del P.I.T./P.P.R., con lo Statuto del Territorio e con le Strategie di Sviluppo del presente P.S., la disciplina del Titolo I "riferimenti generali e definizioni" e del Titolo II "Norme Generali per i sottosistemi Ambientali" e allegati 2 e 3 e 4.
b. Per quanto concerne gli edifici individuati all'interno dello Statuto del Territorio come Invariante Strutturale di cui all'art.18 delle presenti norme e individuati nella Tav. QP05, sino alla adozione del nuovo P.O. sono possibili gli interventi previsti dal titolo III " modificazioni edilizie" se non in contrasto con lo Statuto del territorio e le Strategie di sviluppo del P.S.
c. Sul rimanente patrimonio edilizio esistente diverso da quello di cui al comma b. soggetto a intervento diretto sono consentiti tutti gli interventi previsti dal RU vigente al titolo III" modificazioni edilizie".
d. Gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente soggetti a Piani di Recupero o Progetto Unitario Convenzionato (P.U.C.) non ancora decaduti sono ammessi purché non risultino in contrasto con lo Statuto del territorio e con le Strategie di Sviluppo del presente P.S.
e. Per quanto concerne gli interventi diretti di nuova edificazione già previsti dal R.U. vigente essi sono possibili a condizione che non risultino in contrasto con lo Statuto del territorio e con le Strategie di Sviluppo del presente P.S.
f. Limitatamente alle schede urbanistiche C e D ancora valide (non decadute) sono ammessi altresì gli interventi sottoposti a intervento diretto, anche convenzionato, Progetti Unitari Convenzionati (P.U.C.) o Piani Attuativi, purché non risultino in contrasto con lo Statuto del territorio e con le Strategie di Sviluppo del presente P.S..

5. Sono sempre possibili tutti gli interventi soggetti a P.A.P.M.A.A., purché non in contrasto anche parziale con lo Statuto del Territorio e con le Strategie di Sviluppo del presente P.S.
6. Sino all'approvazione del nuovo P.O. la progettazione e la gestione degli impianti di telecomunicazione dovranno seguire gli indirizzi e le prescrizioni contenute nella Regolamentazione comunale, se non in contrasto con lo Statuto del Territorio e le direttive e prescrizioni di carattere paesaggistico.
7. Sono sempre ammessi gli interventi pubblici e/o di interesse collettivo.

Art. 7 Elaborati del Piano Strutturale
Quadro conoscitivo (q.c.):
Q.C. 01- Inquadramento Territoriale rispetto al P.I.T./P.P.R.: scheda d'Ambito di paesaggio 13 Val   di Cecina
Q.C. 02a- Uso del suolo al 1821
Q.C. 02b- Uso del suolo al 1954
Q.C. 02c- Uso del suolo al 2019
Q.C. 02d- Variazioni nell'uso del suolo dal 1954 al 2019.
Q.C.03a -Periodizzazione storica degli insediamenti e delle infrastrutture al 1821
Q.C.03b -Periodizzazione storica degli insediamenti e delle infrastrutture al 1954
Q.C.03c - Periodizzazione storica degli insediamenti e delle infrastrutture al 2019
Q.C.04- Vincoli di natura paesaggistica ed ambientale
Q.C.04a- Proposta di riperimetrazione vincoli ope legis art. 142 D.Lgs.42/2004 (Doc A3)
Q.C.05- Vincoli di natura infrastrutturale, tecnologica e urbanistica
Q.C.06 - Stato di attuazione degli strumenti urbanistici vigenti
Q.C.07 - Indagini idrauliche, geologiche e sismiche
Q.C.07.G.01 - Relazione geologica
Q.C.07.G.02 - Carta geologica
Q.C.07.G.03 - Carta geomorfologica
Q.C.07.G.04 - Carta idrogeologica
Q.C.07.G.05 - Carta dell'acclività
Q.C.07.G.06 - Carta della pericolosità geologica
Q.C.07.G.07 - Carta delle indagini e dei dati di base
Q.C.07.G.07.1 - Carta delle indagini e dei dati di base -Allegato 1- Database indagini;
Q.C.07.G.08 - Carta geologico- tecnica
Q.C.07.G.09 - Sezioni geologiche
Q.C.07.G.10 - Carta delle frequenze fondamentali
Q.C.07.G.11 - Carta delle Microzone Omogenee in Prospettiva Sismica (MOPS)
Q.C.07.G.11.1 - Carta delle Microzone Omogenee in Prospettiva Sismica (MOPS) -Relazione  Liquefazione;
Q.C.07.G.12 - Colonne stratigrafiche
Q.C.07.G.13 - Carta di Microzonazione Sismica - Periodi 0.1-0.5 s
Q.C.07.G.14 - Carta di Microzonazione Sismica - Periodi 0.4-0.8 s
Q.C.07.G.15 - Carta di Microzonazione Sismica - Periodi 0.7-1.1 s
Q.C.07.G.16 - Carta della pericolosità sismica
Q.C.07.I.01 - Relazione idrologica idraulica
Q.C.07.I.02 - Allegati alla relazione idrologica idraulica
Q.C.07.I.03 - Corografia e bacini di studio
Q.C.07.I.04 - Planimetria di modellazione idraulica
Q.C.07.I.05 - Planimetria delle altezze di esondazione per Tr 200 anni
Q.C.07.I.06 - Planimetria delle velocità di esondazione per Tr 200 anni
Q.C.07.I.07 - Planimetria della magnitudo idraulica ai sensi della L.R. 41/2018
Q.C.07.I.08 - Aree presidiate da sistemi arginali per il contenimento delle alluvioni ed aree di fondovalle fluviale;
Q.C.07.I.09 -Pericolosità idraulica ai sensi del PGRA_stato attuale;
Q.C.07.I.10 - Pericolosità idraulica ai sensi del PGRA_proposta di modifica;
Q.C.08 - Carta del potenziale e del rischio archeologico
Q.C.08a-Schede dei siti archeologici
Quadro progettuale (q.p.):
Q.P.01- Statuto del territorio -Invariante Strutturale I: I caratteri idro-   geomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici.
Q.P.02- Statuto del Territorio - Invariante Strutturale II: I caratteri ecosistemici del paesaggio.
Q.P.03- Statuto del territorio -Invariante Strutturale III: Il carattere policentrico e reticolare  dei sistemi insediativi, urbani e infrastruturali.
Q.P.04- Statuto del territorio -Invariante Strutturale IV: i caratteri morfotipologici dei sistemi agroambientali dei paesaggi rurali.
Q.P.05- Patrimonio edilizio di valore storico, architettonico e tipologico.
Q.P.06- Strategie dello sviluppo sostenibile: Sistemi e sottosistemi territoriali.
Q.P. 07-Strategie dello sviluppo sostenibile: le UTOE
Q.P.08 -Individuazione del Territorio Urbanizzato ai sensi dell'art. 4 della L.R. 65/2014, del Regolamento 32/R-2017 e del PIT/PPR
Documenti:
D.T.01 - Relazione illustrativa
D.T.01a- Individuazione del Territorio Urbanizzato ai sensi dell'art. 4 della L.R. 65/2014
D.T.02 - Norme Tecniche di Attuazione N.T.A.
D.T.03a-Valutazione Ambientale Strategica: Rapporto Ambientale
D.T.03b -Valutazione Ambientale Strategica: Sintesi non tecnica del Rapporto Ambientale
D.T. 03c-Valutazione Ambientale Strategica: Valutazione d'Incidenza Ambientale V.Inc.A.
DT03d- Valutazione Ambientale Strategica: Dichiarazione di Sintesi
D.T.04.-Documento di conformazione al PIT/PPR

Titolo II DISPOSIZIONI FINALIZZATE ALLA TUTELA DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTE

Art. 8 Direttive e Prescrizioni Ambientali (riferimento Valutazione Ambientale Strategica)
1. Il Piano Strutturale persegue l'obbiettivo della tutela e della riproducibilità delle risorse ambientali presenti sul territorio comunale. A tale scopo individua precise direttive e prescrizioni ambientali da perseguire e rispettare nei processi di pianificazione delineati dallo strumento di pianificazione territoriale.
2.Le Direttive Ambientali sono un insieme di norme-obbiettivo riferite alle risorse ambientali presenti nel territorio comunale e fanno riferimento a indirizzi previsti da disposizioni di legge nazionali e regionali, o di regolamenti comunali. Esse sono definite anche in assenza di trasformazioni territoriali in quanto finalizzate alle esigenze di risanamento e riqualificazione dell'esistente.
3, Le Prescrizioni definiscono le azioni da intraprendere per alcune problematiche relative alle risorse ambientali come condizioni per le trasformazioni previste dal Piano Strutturale o dagli altri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica.
4. Le Direttive e le Prescrizioni ambientali da rispettare nell'ambito della pianificazione territoriale fanno riferimento a disposizioni di legge in materia sia di carattere nazionale che regionale, nonché alla disciplina del P.T.C.P. della Provincia di Livorno, del P.I.T./P.P.R., della Regione Toscana, e degli Enti sovracomunali preposti alla gestione delle singole risorse, oltre che a disposizioni regolamentari del Comune di Cecina.
5.Gli atti del governo del territorio successivi al Piano Strutturale (Piano Operativo, Piani Attuativi, ecc.) dovranno rispettare le indicazioni contenute nelle Direttive Ambientali e le condizioni contenute nelle Prescrizioni per la trasformabilità, che comunque verranno riprese e precisate nelle norme di detti strumenti operativi.
6. La Valutazione Ambientale V.A.S. fa riferimento alle presenti direttive e prescrizioni e queste potranno essere integrate e migliorate a seguito del processo valutativo e dei contributi che gli enti competenti in materia ambientale produrranno nell'ambito delle consultazioni di cui alla L.R. n. 10/2010.
7.Per ogni risorsa vengono definite le problematiche relative alle risorse ambientali, le direttive da perseguire e le prescrizioni da imporre nell'ambito della pianificazione per la valorizzazione, la tutela e la riproducibilità delle risorse. Nel Rapporto Ambientale V.A.S., che è parte integrante dal punto di vista ambientale, del Piano Strutturale, per ogni risorsa individuata vengono definiti:

a. la risorsa e/o il tipo di problematica interessata dalla pianificazione territoriale oggetto di valutazione ambientale;
b. informazioni sullo stato attuale della risorsa desunte da altri piani di settore vigenti o da contributi di enti o da indagini e studi effettuati nell'ambito della pianificazione;
c. i possibili impatti, negativi, positivi o ininfluenti sulla risorsa conseguenti alle scelte di piano e le relative cause;
d. quali azioni di mitigazione vengono proposte dal piano per il superamento delle criticità presenti o prodotte dagli interventi pianificatori e quali direttive e prescrizioni finalizzate alla sostenibilità del Piano Strutturale ovvero come dovrà essere valorizzata la risorsa in caso di impatto positivo;
e. quali azioni di monitoraggio sono da effettuare per verificare nel tempo la corretta attuazione delle previsioni di pianificazione in relazione alla sostenibilità degli interventi e alla tutela della risorsa.

8.1 - Componente Suolo e Sottosuolo
8.1.1. Direttive relative alla pericolosità geomorfologica
1. Per quanto riguarda le disposizioni relative alla pericolosità geomorfologica si fa riferimento all'art.9.
8.1.2. Direttive relative alla pericolosità idraulica
1. Per quanto riguarda le disposizioni relative alla pericolosità idraulica si fa riferimento all'art. 9.
8.1.3 Direttive relative alla pericolosità sismica
1. Per quanto riguarda le disposizioni relative alla fattibilità sismica si fa riferimento all'art. 9.
8.1.4. Direttive relative alla vulnerabilità idrogeologica
Per quanto riguarda le disposizioni relative alla vulnerabilità geologica si fa riferimento all'art. 9.
8.1.5. Direttive relative alle bonifiche
1. Nei casi in cui il Progetto Urbanistico preveda la trasformazione di aree già urbanizzate nelle quali hanno avuto sede attività di tipo industriale o artigianale, già inserite nel Piano Regionale delle Bonifiche o nelle quali il pregresso utilizzo (non necessariamente dismesso in epoca recente) fa ragionevolmente presupporre la presenza di contaminazione, l'indagine geologica dovrà far emergere e rendere esplicita la presenza di situazioni con necessità di bonifica attivando, se necessario, la procedura di verifica dello stato di contaminazione secondo le disposizioni normative vigenti.
8.1.6. Direttive relative a movimenti di terra
1. La realizzazione di sbancamenti o consistenti riporti (per es. rilevati stradali, piazzali) o ogni azione che comporti modifica all'assetto planoaltimetrico del suolo, dovrà essere effettuato tramite la presentazione di un apposito progetto di sistemazione dell'area supportato da uno specifico studio geologico-tecnico in cui sia valutata la stabilità dei fronti di scavo o di riporto;  in ogni caso i movimenti di terra e di sbancamenti determinati anche da esigenze legate alla conduzione dei fondi agricoli, oltre a salvaguardare la stabilità dei terreni e il corretto deflusso delle acque superficiali, dovranno perseguire l'obiettivo della ricostituzione di un paesaggio agrario coerente con il contesto paesaggistico dei luoghi, anche con interventi di carattere vegetazionale.
2. Il materiale di risulta di scavi dovrà essere di norma sistemato in loco; il materiale di rinterro e quello da utilizzare per sistemazioni funzionali o ambientali dovrà essere di qualità idonea alla natura del suolo, al tipo di intervento e agli effetti prevedibili. Le destinazioni di eventuali materiali di risulta eccedenti e le provenienze di materiali per rilevati o rinterri dovranno essere impiegati nel rispetto delle procedure previste dalle normative vigenti.
3. Durante le fasi di cantiere eventuali depositi temporanei di materiali terrosi e lapidei devono essere effettuati in modo da evitare fenomeni erosivi o di ristagno delle acque. Detti depositi non devono essere collocati all'interno o in prossimità di impluvi, fossi o altre linee di sgrondo naturali o artificiali delle acque e devono essere mantenuti a congrua distanza da corsi d'acqua permanenti.
4. E 'fatto divieto di scaricare materiale terroso o lapideo all'interno o sulle sponde di corsi d'acqua anche a carattere stagionale. I depositi non devono inoltre essere posti in prossimità di fronti di scavo, al fine di evitare sovraccarichi sui fronti stessi.
8. 2 - Componente Risorse idriche
1. La salvaguardia della qualità delle acque superficiali e sotterranee non è disgiunta dalla tutela delle condizioni quantitative della risorsa. Per esse sono obbligatorie le seguenti azioni: risparmio di risorsa attraverso tecnologie di recupero e ricircolo;  interventi sulle reti per la riduzione delle perdite;  diversificazione delle fonti di approvvigionamento in relazione alla qualità e quantità richiesta dagli usi;  ottimizzazione dei sistemi di distribuzione irrigua;  realizzazione di bacini di stoccaggio;  il controllo degli emungimenti da pozzi e delle captazioni di sorgenti;  limitazione all'impermeabilizzazione del suolo nelle zone di ricarica degli acquiferi;  mantenimento della capacità di ricarica dell'acquifero anche nel caso di nuovi interventi, che dovranno comunque assicurare dell'equilibrio idrico preesistente;  realizzazione di nuovi impianti di depurazione, o adeguamento di quelli esistenti, in caso di aumento della pressione antropica sul territorio espressa in termini di abitanti equivalenti.
2. Il P.S. fa propri i seguenti obbiettivi: la salvaguardia del sistema idrografico superficiale e degli acquiferi, in particolare quelli utilizzati ai fini idropotabili;  la individuazione di strumenti per la tutela delle zone di ricarica;  la definizione di misure in accordo con l'ente gestore della risorsa, per affrontare l'eventuale riduzione della risorsa acqua nel territorio comunale;  l'ampliamento della conoscenza sulle falde acquifere e della loro potenzialità a scopo idropotabile;  l'effettuazione di analisi quantitativa della domanda d'acqua ai fini idropotabili, agricoli e produttivi, anche in rapporto alle reti di distribuzione;  le misure di difesa da inquinanti; la politica di prelievo consapevole della difesa e della rinnovabilità della risorsa;  la promozione, sui principali acquiferi, della pratica di coltivazioni biologiche;  la diffusione di buone pratiche quali il recupero dell'acqua piovana;  l'introduzione di acquedotti duali;  l'uso di acqua proveniente da depuratori nelle attività artigianali e industriali.
8.2.1. Acque superficiali
1. Gli interventi edilizi, infrastrutturali e/o comportanti modifiche morfologiche (scavi, rinterri) posti in prossimità dei corsi d'acqua (entro 10 m dal ciglio di sponda o dal piede dell'argine esterno) ricompresi nel Reticolo Idrografico definito ai sensi dalla L.R. 79/2012 sono soggetti al rispetto di quanto indicato all'art. 3 della L.R. 41/2018 o di nuove disposizioni di legge che dovessero subentrare senza ciò costituisca variante alle presenti norme.
2. In generale, le trasformazioni del territorio dovranno garantire l'efficacia del sistema scolante, verificandone analiticamente l'efficienza e l'adeguatezza, intervenendo con nuove soluzioni progettuali in caso di criticità.
3. Particolare attenzione dovrà essere posta negli interventi di trasformazione che riducano il tempo di corrivazione delle acque meteoriche, attuando idonee soluzioni che eliminino l'incremento del picco di piena nei ricettori idraulici individuati. In caso di trasformazioni che prevedano recinzioni di qualunque natura in prossimità di fossi, ad esclusione dei corsi d'acqua ricompresi nel reticolo idrografico di cui alla L.R. 79/2012, queste dovranno essere arretrate di almeno ml. 1,50 dal ciglio fossa per garantire la periodica manutenzione dei collettori e la loro efficienza idraulica. (Oss. Uff.)
4. Nel territorio agricolo la funzionalità delle fossette campestri dovrà essere garantita dai proprietari dei fondi attraverso periodiche manutenzioni, che favoriscano il drenaggio ed il recapito delle acque nel reticolo idraulico locale. In caso di realizzazione di recinzioni queste dovranno rispettare quanto previsto al comma 3. (Oss.Uff.)
5.Dovrà essere preservata e garantita la qualità delle acque superficiali, in ottemperanza di quanto indicato nel D.Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., evitandone la contaminazione da attività antropiche (produttive, residenziali ed agricole) per la salvaguardia degli ambienti naturali connessi ai sistemi acquatici.
8.2. 2. Acque sotterranee
1. Per quanto riguarda le disposizioni relative alla vulnerablità idrogeologica e alla salvagiardia degli acquiferi si fa riferimento all'art. 9.
2. Nelle nuove edificazioni deve essere garantita la superficie minima permeabile delle superfici fondiarie pari al 30%  (Oss.Uff.) 25% delle stesse.
3. Al fine di non ridurre la riserva delle risorse idriche sotterranee è necessario incentivare il riciclo delle acque reflue e attraverso l'innovazione tecnologica applicata alle reti e agli impianti domestici e produttivi, ridurre il prelievo di acqua dal sottosuolo.
4. Al fine di tutelare le acque di falda sono vietati scarichi, depositi, accumuli o stoccaggi direttamente su terra;  devono essere monitorati eventuali impianti o reti di urbanizzazione (soprattutto fognarie) esistenti per verificarne il buono stato, in modo da procedere, con priorità nei programmi di intervento dei soggetti competenti, alle manutenzioni e riparazioni per evitare rischi di inquinamento delle falde;  nelle aree destinate a servizio cimiteriale e in quello di loro espansione, se contigue, si applica la disciplina di cui al DPR 285/90 .
5. Nei nuovi interventi è necessario progettare e realizzare opere di fondazione in maniera tale da non interferire con le falde idriche. In occasione di interventi di trasformazione si devono evitare situazioni anche temporanee di carenza idrica indotta dai lavori predisponendo eventualmente approvvigionamenti idrici alternativi.
8. 2. 3. Disposizioni per la salvaguardia delle fonti, sorgenti e pozzi
1. I punti di emungimento delle acque assunti come risorsa suscettibile di uso idropotabile devono essere tutelati nelle loro caratteristiche fisico-chimiche e preservati da alterazioni dell'ambiente circostante e da usi impropri, secondo le modalità definite dall'art. 94 del D.Lgs. 152/2006 e dal DPGR 61/R/2016 (Oss.Reg.G.C.)
2. Deve essere salvaguardato il carattere pubblico della risorsa acqua e compatibilmente con le necessarie opere di captazione, devono essere salvaguardate le aree di pertinenza e lo stato fisico dei luoghi dove sono ubicati pozzi, sorgenti e fonti, nel rispetto delle fasce di rispetto di 200 ml. dai pozzi.
3. Particolare attenzione dovrà essere posta nella realizzazione dei pozzi privati al fine di proteggere le acque di falda nel rispetto delle disposizioni relative alle fasce di rispetto dei 200 ml dai punti di prelievo, così come definito all'art. 6. 4.
4. Per aree interessate da tali risorse devono essere intraprese tutte quelle iniziative atte a preservare le caratteristiche fisico-chimiche delle acque, salvaguardando lo stato fisico dei luoghi e gli accessi pubblici esistenti o da istituire.
8. 2. 4. Reti acquedottistiche e fognarie
1. Ogni nuovo insediamento deve essere fornito delle relative opere di urbanizzazione primaria e nella fattispecie delle reti acquedottistiche e fognarie, da allacciare alle reti principali esistenti e, per quanto riguarda lo smaltimento dei liquami neri, agli impianti di depurazione esistenti. In caso di inadeguatezza dei sistemi acquedottistici e fognari esistenti, l'approvazione di nuovi Piani Attuativi Convenzionati, Progetti Unitari Convenzionati, Piani di Recupero o Piani di Rigenerazione Urbana deve essere subordinata alla verifica e all'adeguamento degli stessi al fine di sopperire ai nuovi carichi insediativi, ovvero all'adeguamento dei nuovi tracciati in progetto da parte dell'ente gestore. In caso di carenza di impianti di depurazione pubblici esistenti o in programma, è fatto obbligo di dotarsi di nuovi e autonomi impianti di depurazione, privilegiando soluzioni collettive. Non sono ammessi nuovi interventi edificatori privi dei necessari collegamenti alle reti fognarie pubbliche e ai sistemi di smaltimento e depurazione ovvero di autonomi impianti di approvvigionamento e smaltimento liquami.  Per quanto riguarda la rete acquedottistiche e fognarie e depurative gli interventi di trasformazione dovranno avere il preventivo assenso dell'ente gestore della risorsa idrica per verificare la disponibilità della risorsa idrica e le caratteristiche dimensionali e qualitative delle reti e le eventuali misure compensative o di mitigazione nonché l'adeguatezza dei sistemi fognari esistenti e di progetto.
2. Ai fini di una corretta programmazione delle reti acquedottistiche e fognarie il P. O. dovrà prefigurare un assetto urbano che tenda a pianificare i vuoti urbani, anche oltre le previsioni quinquennali, nell'ottica, delle previsioni del P. S., in modo tale da superare criticità presenti e prevenire criticità future.
3. Una volta realizzata e/o implementata la rete acquedottistica e fognaria sia bianca che nera e gli impianti di depurazione (pubblici e privati) questi devono essere mantenuti in efficienza;  negli interventi di riqualificazione  urbana con aumento dei carichi insediativi sulla rete fognaria esistente deve essere verificata l'efficienza dei tratti limitrofi e, ove necessario, devono essere apportati gli interventi necessari a ridurre le perdite eventualmente rinvenute ed alla realizzazione di tutti gli altri interventi necessari: laddove ciò non sia possibile effettuare da parte dell'ente pubblico, dovrà essere fatto carico all'operatore privato, pena la non sostenibilità degli interventi, con eventuale scomputo delle opere dagli oneri di urbanizzazione secondari, se opere di interesse generale ;  sono ammesse, in particolare in campagna, soluzioni depurative naturali autonome fornite di fitodepurazione, purché approvate dagli Enti competenti in materia ambientale. Per la realizzazione delle reti per l'innaffiamento del verde pubblico e privato devono essere previsti sistemi di utilizzo della risorsa idrica separata da quella potabile.
4. Negli interventi di Nuova Edificazione, di Sostituzione Edilizia, di Ristrutturazione Urbanistica, e in quelli sul patrimonio edilizio esistente che comportino rifacimento degli impianti sanitari, devono essere realizzati quegli accorgimenti atti a ridurre il consumo idrico passivo quali scarichi con doppia pulsantiera, lavabi con frangigetto di nuova generazione ecc. ;  devono inoltre essere previsti impianti di fognatura separati per le acque pluviali e le acque reflue, con l'istallazione di cisterne di raccolta delle acque meteoriche da utilizzare a scopo non potabile negli interventi di nuova costruzione, di ristrutturazione urbanistica, di sostituzione edilizia e di ristrutturazione edilizia ricostruttiva.
5. Per le attività industriali e artigianali, esistenti e di progetto, le acque di ricircolo devono essere riutilizzate all'interno dei cicli produttivi stessi, per operazioni compatibili con il tipo di lavorazione delle stesse. Per la realizzazione delle reti antincendio devono essere previsti sistemi di utilizzo della risorsa idrica separata da quella potabile e sistemi di riutilizzo delle acque meteoriche.
8. 3 - Componente Atmosfera
8. 3. 1 Inquinamento atmosferico
1. La tutela dell'aria si attua tramite interventi di prevenzione, di mitigazione, e azioni di adattamento, che devono essere contenute nella pianificazione urbanistica, nei progetti pubblici e privati, all'interno delle procedure previste dalle leggi e norme vigenti per la loro formazione ed approvazione.
2. Il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità in materia di qualità dell'aria dipende dalle azioni nei settori Attività produttive, Trasporti, Energia, Agricoltura, Rifiuti, Territorio, ognuno per competenze e livelli diversi, e tutti interdipendenti, ed in particolare dalle politiche e dalle azioni che possono portare ad una riduzione netta delle emissioni e dei diversi rischi connessi.
3. La gestione della tutela della qualità dell'aria è competenza della Regione ai sensi del DLgs155/2010 e viene effettuata, ai sensi della L. R. 9/2010, attraverso la suddivisione del territorio regionale in zone e agglomerati in base ai livelli di qualità dell'aria rilevati dalla rete di monitoraggio. Con le Delibere 964/2015 e 1182/2015 è stata effettuata la zonizzazione e sono stati individuati i Comuni che presentano criticità per la qualità dell'aria e che sono pertanto obbligati ad elaborare Piani di Azione Comunale (PAC).
4. Il PAC prevede una serie di misure di comportamento ai fini del mantenimento di una buona qualità dell'aria. Negli scarichi domestici devono essere adottate tutte le misure previste dalle vigenti disposizioni di legge in materia di riduzione degli scarichi in atmosfera. Tutte le aziende devono dotarsi dei rispettivi sistemi di trattamento delle emissioni in atmosfera per la riduzione dell'inquinamento atmosferico.
5. La riduzione e la prevenzione dei fenomeni di inquinamento atmosferico sono assunte dal P S e dal PO come obbiettivo primario di sostenibilità delle trasformazioni e a tale scopo vengono individuate misure di mitigazione e/o condizioni alla trasformazione che fanno riferimento alle vigenti disposizioni di legge nelle singole materie, a cui si rimanda, condizioni a cui devono essere vincolati i relativi atti autorizzatori successivi alla approvazione del P. O.
6. Per le conseguenze sulla qualità dell'aria derivanti dagli impianti di riscaldamento il P. O. potrà definire incentivi in termini di parametri edilizi finalizzati all'impiego di materiali e tecniche costruttive che favoriscono il risparmio energetico, così come previsto dalla L.R. 65/2014 art. 220.
7. Al fine di limitare negli insediamenti urbani l'inquinamento atmosferico, in particolare ozono e materiale particolato PM10, il PO dovrà favorire l'implementazione del verde urbano attraverso la messa a dimora di specie arboree indicate nelle Linee Guida della Regione Toscana "Linee Guida per la messa a dimora di specifiche specie arboree per l'assorbimento dell'azoto, materiale particolato fine e ozono " (Oss. Arpat).
8. 3. 2 Inquinamento luminoso
1. Per l'inquinamento luminoso devono essere adottate misure tese alla riduzione di tale fonte di inquinamento attraverso l'utilizzo per l'illuminazione esterna di lampade a risparmio energetico, il divieto di diffusione nell'emisfero superiore della sorgente luminosa, l'impiego di sistemi automatici del controllo della durata e dell'intensità del flusso luminoso. Inoltre, l'illuminazione all'aperto dovrà essere rivolta esclusivamente verso il basso, non verso le aree boscate o gli alberi isolati e non si dovrà superare l'intensità di 1. 500 Lumen; sono vietati fasci luminosi fissi e rotanti diretti verso il cielo o verso superfici che riflettono verso il cielo.
8. 4 - Componente Clima acustico
8. 4. 1 Inquinamento acustico
1. Ai fini della  tutela della qualità dell'aria dall'inquinamento acustico ogni nuovo intervento, in particolare quelli di maggiore consistenza, dovranno dotarsi delle valutazioni di impatto acustico sia passivo che attivo nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge, ( DPCM 01/03/91 "limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", Legge Quadro sull'inquinamento acustico n.447 del 26.10.1995, nel DPCM 14/11/97 "determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore" e nel DPR n.142 30/03/04 "Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare").
2. A seguito dell'approvazione del P. O. l'attuale Piano di Classificazione Acustica comunale dovrà essere aggiornato in funzione delle nuove previsioni urbanistiche; tale aggiornamento dovrà altresì tenere di conto degli altri Atti di Governo del territorio che possano avere rilevanza sul clima acustico comunale.
3. Il P. C. C. A. è lo strumento fondamentale per la tutela della popolazione dall'inquinamento acustico. Attraverso il P. C. C. A. il Comune suddivide il proprio territorio in zone acusticamente omogenee a ciascuna delle quali corrispondono precisi limiti da rispettare e obiettivi di qualità da perseguire nel medio e lungo termine. Il Comune con il P. C. C. A. fissa gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile del territorio nel rispetto della compatibilità acustica delle diverse previsioni di destinazione d'uso dello stesso e, allo stesso tempo, individua le eventuali criticità e i necessari interventi di bonifica per sanare le situazioni esistenti.
4. Il P. C. R. A. rappresenta l'atto formale con cui il Comune sulla base di una specifica analisi costi/benefici individua interventi tecnici e grado di priorità per la loro attuazione al fine di eliminare le criticità evidenziate dal proprio PCCA. Il piano comunale recepisce e tiene conto dei piani di risanamento predisposti dai gestori delle infrastrutture di trasporto che attraversano il territorio comunale interessandone i centri abitati che quindi concorrono al raggiungimento dei valori limite fissati dalla legge per le fasce di pertinenza e dal P. C. CA. al di fuori di queste.
8. 5 - Componente Energia
1.Il P. A. E. R. (Piano Ambientale ed Energetico Regionale) si pone come obbiettivo la lotta ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi e la promozione della green economy. L'obbiettivo è quello di contrastare i cambiamenti climatici e promuovere l'efficienza energetica e le energie rinnovabili.
2.Le fonti dell'energia sono:

- primarie rinnovabili: derivanti da fenomeni naturali esistenti e in continua manifestazione quali vento, sole, geotermia, acqua, biomasse;
- primarie non rinnovabili, accumulate stabilmente in giacimenti, quali carbone, petrolio, gas naturale, minerali radioattivi;
- secondarie: forme diverse di energia prodotte da trasformazione delle fonti primarie (idrogeno, elettricità, idrocarburi).

La ricerca e la conoscenza, la protezione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle modalità del loro uso sono componente continuativa del governo del territorio e condizione per la sostenibilità delle scelte insediative e delle azioni sul territorio, pubbliche e private.
8.5.1. Riduzione del fabbisogno energetico
1.Il Piano Strutturale pone tra gli obiettivi il risparmio energetico attraverso il miglioramento dei sistemi costruttivi e la produzione di energia da fonti rinnovabili per uso domestico o locale.
2.Ogni soluzione insediativa compreso le scelte morfo tipologiche in fase di progettazione urbana soggetta a piano attuativo e le scelte edilizie in fase di progetto di ristrutturazione e recupero, deve tendere, per quanto possibile, a ottenere con modalità passive la maggior parte dell'energia necessaria al riscaldamento, al raffreddamento, all'illuminazione e alla ventilazione. Devono altresì essere garantite le tecniche necessarie al risparmio energetico, e le tecnologie finalizzate all'utilizzo di fonti rinnovabili per l'autoconsumo, fermi restando i prevalenti limiti dettati dalla tutela paesaggistica e dei valori architettonici.
3.Il PS rimanda al PO la possibilità di dare incentivi, ai sensi dell'art. 220 della L.R. 65/2014,  affinché gli edifici abbiano accesso ottimale alla radiazione solare, e  nel contempo vi siano schermature adeguate rispetto ai venti prevalenti invernali o per limitare l'eccessivo apporto di radiazione termica estiva;  per orientare verso soluzioni architettoniche che, tramite ventilazione naturale, ombreggiamenti e caratteristiche delle aperture favoriscano la climatizzazione estiva in modo naturale, ma al contempo utilizzino al massimo le radiazioni solari nel periodo invernale per ridurre la dispersione termica.
4.Agli stessi fini, per gli insediamenti produttivi, le modalità e le scelte relative all'approvvigionamento energetico (dall'utilizzo degli scarti di calore all'impiego di sistemi funzionanti in cogenerazione elettricità-calore, fonti rinnovabili) sono criteri espliciti di valutazione delle scelte operate in fase di pianificazione attuativa o progettazione edilizia da parte dei competenti organi comunali.
8. 5. 2 Produzione di energia da fonti rinnovabili
1.È possibile realizzare impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (pannelli fotovoltaici, piccoli impianti eolici, biomasse, etc.) per l'autoconsumo secondo quanto stabilito dalle vigenti disposizioni di legge nazionali e regionali.
2.L'installazione di tali tipi di impianti dovrà preservare la qualità paesaggistica del territorio e dei centri urbani. Dovranno essere preservate le visuali paesaggistiche e i corridoi ecologici.  In linea generale gli impianti fotovoltaici devono essere ubicati in maniera da non essere visibili dalle visuali di pregio paesaggistico ; prima dell'installazione di impianti eolici deve essere verificato l'impatto acustico sulle aree limitrofe e sui corridoi ecologici; in ogni caso per l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili deve essere supportata da un progetto di inserimento paesaggistico, al fine di consentire una valutazione sugli eventuali impatti prodotti.
3.Lungo le strade pubbliche e nei parcheggi deve essere utilizzata illuminazione alimentata da energia prodotta da fonti rinnovabili (pannelli solari) e/o a basso consumo energetico (LED);
4, Per l'installazione di pannelli fotovoltaici dovranno essere privilegiate le coperture dei manufatti produttivi, commerciali e di servizio, compreso quelli per il ricovero dei mezzi agricoli nel territorio aperto ed i parcheggi sia pubblici che privati. Per quanto concerne l'istallazione di impianti per la produzione di energia alimentati da biomasse, questi devono essere ubicati in aree industriali ovvero in ambito agricolo per quelle ad uso di aziende dove sia al contempo facilmente reperibile la materia prima necessaria all'alimentazione, tenuto conto della sua capacità rigenerativa e delle condizioni riferibili alla cosiddetta filiera corta: sarà comunque il Piano Operativo, sulla base di proposte e richieste specifiche e definire nel dettaglio le modalità e le aree dove poter installare eventuali impianti di produzione de energia rinnovabile, che dovrà comunque essere finalizzata al fabbisogno locale;
5. Non sono consentite le attività di produzione di energia elettrica tramite impianti fotovoltaici a terra nelle zone all'interno di coni visivi e panoramici la cui immagine è storicizzata e nelle aree agricole di particolare pregio paesaggistico e colturale come previsto dalla L. R. 11/2011 art. 7, salvo quanto previsto all'art. 5 della stessa legge  : sono ammessi gli impianti fotovoltaici galleggianti all'interno di invasi di acqua, quand'anche prossimi ad aree  agricole di pregio paesaggistico  o inserite  all'interno di coni visivi. Fanno eccezione dal divieto anche le attività di produzione di energia da fonti fotovoltaiche a cura delle aziende agricole, di cui all'allegato A art. 4 della L. R. n°11/2011 .
6. Il PO dovrà introdurre nel proprio apparato normativo  sistemi di monitoraggio periodico della riduzione del fabbisogno energetico ottenuto attraverso l'utilizzo di energia da fonti rinnovabili o con tecniche bioclimatiche.
8. 6 - Componente Rifiuti
8.6.1. Produzione e smaltimento dei rifiuti.
Per gestione dei rifiuti si intende l'insieme delle attività, politiche e metodologie volte a gestire l'intero processo del rifiuto, dalla sua produzione fino alla sua destinazione finale. Gli obbiettivi e le direttive da perseguire in linea generale ed in particolare negli interventi di trasformazione sono:

a. quelli previsti dall'Ente Gestore della risorsa per il Comune di Cecina;
b. nelle nuove costruzioni e nei limiti del possibile negli interventi di ristrutturazione è opportuno prevedere soluzioni esteticamente ed igienicamente sostenibili per la raccolta "porta a porta";
c. sono da favorire e sostenere la raccolta di rifiuti industriali, inerti da demolizione e rifiuti ingombranti in modo consortile all'interno delle aree industriali-artigianali, così come la raccolta del verde e delle sostanze organiche attraverso la creazione di una o più aree di stoccaggio delle stesse, e attraverso la diffusione di "compost" di carattere familiare;
d. non è ammesso lo stoccaggio anche temporaneo di qualunque tipo di rifiuti.
e. I rifiuti connessi con le attività di cantiere devono essere gestiti separatamente per tipologia e codice FER e devono essere previsti accorgimenti per ridurre la produzione all'origine, secondo quanto indicato nelle Linee Guida ARPAT "Linee guida per la gestione dei cantieri ai fini della protezione ambientale" nel rispetto della normativa vigente in materia di deposito temporaneo (Oss. Arpat).

8.7 Componente Radiazioni non ionizzanti e ionizzanti.
8. 7. 1 Inquinamento elettromagnetico a bassa frequenza.
1. La normativa in materia di tutela dall'inquinamento elettromagnetico a bassa frequenza (frequenza di rete 50 Hz) stabilisce che all'interno di determinate fasce di rispetto per gli elettrodotti, le sottostazioni e le cabine di trasformazione, " non è consentita alcuna destinazione di edifici ad uso residenziale, scolastico, sanitario, ovvero ad un uso che comporti una permanenza non inferiore a quattro ore" (L. 36/2001 art. 4 comma 1 lettera h); il DM 29. 5. 2008 " approvazione della metodologia di calcolo per la determinazione delle fasce di rispetto degli elettrodotti indica le modalità di calcolo della fascia di rispetto bidimensionale e tridimensionale.
2. I gestori delle linee elettriche (Terna SPA e RFI) devono comunicare al Comune l'ampiezza delle fasce di rispetto, in modo che i successivi strumenti urbanistici attuativi tengano di conto dei vincoli presenti e adeguino la pianificazione ad essi. Nelle Tavv. Q. C. 05 vengono riportate le linee degli elettrodotti classificate per potenza riconosciuta al momento della redazione del P S.
3. Per gli elettrodotti oltre al rispetto dei limiti delle Distanze di Prima Approssimazione (D. P. A. ) il PS  definisce le seguenti prescrizioni ambientali:

a. in caso di istituzione di nuove linee, verifica della possibilità di adozione di linee sotterranee a tutela della salute umana, delle visuali paesaggistiche e delle reti ecologiche funzionali ovvero in caso di linee superficiali rispetto dei caratteri geomorfologici dei luoghi, dei caratteri del paesaggio, della presenza degli insediamenti esistenti o di progetto (Oss.Uff.) .
b. evitare nuovi insediamenti in prossimità di linee elettriche ad alta tensione;
c. la Distanza di Prima Approssimazione di cui sopra è da ritenersi valida nei tratti lineari; in caso di interventi in prossimità di "nodi", così come comunicato dalla Regione Toscana e da T. E. R. N. A., devono essere effettuate specifiche rilevazioni al fine di valutare l'effettiva intensità dei campi elettromagnetici;
d. attuazione, in accordo con gli enti competenti, degli interventi di messa in sicurezza delle linee elettriche AT e MT per ridurre i fenomeni di collisione e di elettrocuzione per la fauna selvatica;
e. ove necessario, in accordo con gli enti competenti, spostamento di quelle parti di elettrodotti ad alta tensione che attraversano centri abitati o centri produttivi o zone di particolare valore paesaggistico in posizione più lontana dagli insediamenti e dalle aree vulnerabili.

8. 7. 2 Inquinamento elettromagnetico ad alta frequenza: localizzazione impianti radiocomunicazione e telefonia mobile.
1. La L. R. 49/2011 "Disciplina in materia di impianti di radiocomunicazione" prevede che i Comuni effettuino la pianificazione delle installazioni degli impianti di radiocomunicazione, tra i quali gli impianti per la telefonia cellulare. La legge individua all'art. 11 i criteri localizzativi cui si devono attenere le installazioni degli impianti e all'art. 9 definisce le procedure per l'approvazione da parte dei Comuni del Programma Comunale degli Impianti, il quale contiene le localizzazioni dei futuri impianti.
2. Il Programma deve essere definito sulla base dei programmi di sviluppo della rete dei gestori degli impianti nel rispetto dei criteri localizzativi e delle aree individuate come idonee per gli impianti.
3. Ai fini della definizione del Programma Comunale degli Impianti non è consentita la realizzazione di impianti per telefonia mobile e/o telecomunicazioni all'interno delle seguenti aree:

a. nelle aree adiacenti a scuole, case di cura, strutture di accoglienza sociale e sanitaria ed edifici pubblici per un raggio di almeno 200 mt;
b. sono da evitare impianti e installazioni per telefonia mobile e/o telecomunicazione all'interno di aree di invarianza paesaggistico-ambientale e dei beni storico-architettonici.

5. Al fine di assicurare il rispetto dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione presente negli insediamenti, la progettazione e l'istallazione di impianti per telefonia mobile e/o telecomunicazione è subordinata alla verifica della compatibilità elettromagnetica, con riferimento ai valori limite e agli obiettivi di qualità fissati dalla normativa vigente per il campo elettromagnetico, da monitorare periodicamente.
8.8 - Ambiente, natura e biodiversità
1. Il riconoscimento del carattere ecosistemico della biodiversità (la varietà di specie che vivono in un determinato ecosistema) ha effetti localizzativi, influisce sulle scelte territoriali e insediative, costituendone limiti asserviti all'obbiettivo prioritario della conservazione non solo delle specie ma anche del loro ecosistema vitale.
2. Il PS recepisce la definizione di biodiversità della legge regionale toscana n. 56 del 6 aprile 2000, "Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche", quale variabilità degli organismi viventi di ogni origine e fa propri gli obbiettivi e i contenuti della legge regionale toscana 30   del 19 marzo 2015.

a. Il PS fa riferimento gli obiettivi della Convenzione sulla diversità biologica (Rio de Janeiro, 1992): - conservare la diversità biologica,
b. utilizzare in modo sostenibile le sue componenti,
c. distribuire equamente i benefici derivanti dall'uso sostenibile delle componenti della biodiversità, dall'accesso alle risorse al trasferimento di tecnologie utili al loro uso.

4. Il Piano Ambientale ed Energetico Regionale, istituito dalla L. R. 14/2007 è stato approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 10 dell'11 febbraio 2015, e si configura come lo strumento per la programmazione ambientale oltre che energetica della Regione Toscana, e assorbe anche i contenuti del Programma regionale per le Aree Protette. Oltre a promuovere l'efficienza energetica e le energie rinnovabili esso intende tutelare e valorizzare le risorse territoriali, la natura e la biodiversità.
5. L'aumento dell'urbanizzazione e delle infrastrutture, assieme allo sfruttamento intensivo delle risorse, produce evidenti necessità rivolte a conciliare lo sviluppo con la tutela della natura. Il PAER intende fare delle risorse naturali non un vincolo ma un fattore di sviluppo, un elemento di valorizzazione e di promozione economica, turistica, culturale, un volano per la diffusione di uno sviluppo sempre più sostenibile.
8. 8. 1- Aree Protette e Siti Rete Natura 2000
1. Il territorio comunale di Cecina è interessato da Aree Protette e Siti Rete Natura 2000:

-Z.P.S. Tomboli di Cecina, IT5160003, (L. 394/1991, D.M. 13/07/1977 Ministero Agricoltura e Foreste (Costituzione di Riserva Biogenetica).

1.La Riserva Naturale è coperta prevalentemente da una pineta di Pino domestico (Pinus pinea) che forma un manto compatto ondulato fino al margine della spiaggia ricoperta da una fitta macchia di ginepri e arbusti. Tra le specie vegetali di particolare interesse conservazionistico: Limonium etruscum   presente solo nella Riserva e negli ambienti salmastri retrodunali del Parco della Maremma. Il rischio di estinzione di questa specie è principalmente dovuto a degradazione e riduzione dell'habitat. Presente anche Periploca graeca, inserita nella lista rossa delle specie a rischio.
2.All'interno della Riserva vi è presenza di mammiferi quali tassi (Meles meles) , martore (Martes martes),  caprioli (Capreolus capreolus) e cinghiali (sus scrofa).
Molte le specie di uccelli tra cui il Biancone (Circaetus gallicus), il Falco di palude (Circus aeruginosus) e il Barbagianni (Tyto alba), il Picchio Verde (Picus viridis), l'Upupa (Upupa epops), l'Usignolo (Luscinia megarhynchos) e l'Occhiocotto (Sylvia melanocephala).
Area Naturale Protetta di Interesse Locale Fiume Cecina -ANPIL istituita con DGC 568 29/05/1996 e  DGC 684 30/12/97 . Ente gestore: Comune di Cecina..
1.L'ANPIL Fiume di Cecina di ha 199 abbraccia l'ultimo tratto del corso del Fiume Cecina. Le aree limitrofe alla cittadina di Cecina sono state interessate dall' impianto industriale cinquecentesco "Magona del Ferro", non più attivo da tempo. Le aree ancora naturalisticamente intatte sono caratterizzate dalla presenza di canneti, zone umide e da formazioni ripariali, aree ideali per numerose specie di volatili.
Nell'ambito dell'A.N.P.I.L. denominata "Parco del Fiume Cecina", nelle more dell'approvazione di specifico Regolamento di gestione di cui alla del. C C. n. 42 del 15.03.2006 da parte di tutti i Comuni facenti parte dell'Ambito ambientale, si devono rispettare le prescrizioni contenute nell'Allegato 2 del RU vigente, riguardanti gli assetti infrastrutturali, gli  interventi edilizi e urbanistici, l'attività degli impianti di lavorazione inerti e deposito di merci e materiali ,gli interventi di regimazione idraulica ,   la gestione del patrimonio forestale e  le aree attrezzate.
2.Per le disposizioni normative relative alle aree protette si deve fare riferimento a quanto contenuto nella Valutazione d'Incidenza effettuata nell'ambito della pianificazione territoriale del PS (DT03c) ed in particolare al parere espresso dal Settore Ambiente ed Energia della Regione Toscana ed alle prescrizioni in esso contenute , in particolare l'obbligo per il PO di effettuare la Valutazione di Incidenza in funzione degli interventi operativi previsti all'interno delle aree protette e/o nei territori limitrofi , così come evidenziato nello Studio d'Incidenza e nel parere conseguente  citato.
8. 8. 2- Ecosistemi di cui alla II Invariante Strutturale del PIT/PPR
1.Il territorio del Comune di Cecina è interessato da diversi ecosistemi individuati dal PIT/PPR e definiti nella II Invariante Strutturale "I caratteri ecostistemici del paesaggio "
2.La componente ecosistemica del patrimonio territoriale riguarda tutto il territorio del Comune di Cecina ed è caratterizzata da :

a) ecosistema costiero caratterizzato da coste sabbiose prive di sistemi dunali
b) ecosistema forestale caratterizzato da nuclei di connessione(la pineta costiera) ed elementi forestali isolati
c) ecosistema fluviale caratterizzato da corridoio ecologico fluviale da riqualificare
d) ecosistema agropastorale di pianura
e) ecosistema agropastorale di collina con alcune parti di agrosistemi pastorali intensivi

3.Per le disposizioni normative per tali ecosistemi si fa riferimento all'art. 15 delle presenti norme.
8.9- Beni paesaggistici
1.I beni paesaggistici, di cui agli art.136 e 142 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio D.Lgs 42/2004, rivestono una particolare importanza nell'ambito della tutela della risorsa "Paesaggio", così come identificato nella Scheda d'Ambito n°13 "val di cecina" del P.I.T./P.P.R., ed hanno un'autonomia normativa contenuta nelle schede dei  vincoli per decreto  ex art.136, e nell'Elaborato 8B del P.I.T./P.P.R. per quanto riguarda i vincoli ope legis  ex art.142, costituita da obbiettivi, direttive e prescrizioni.
2.Il Piano Strutturale e gli altri strumenti della pianificazione urbanistica di competenza comunale perseguono gli obiettivi ed applicano le direttive e le prescrizioni contenute nelle relative schede di vincolo, così come riportate analiticamente agli artt. 8.9.1 e 8.9.2.
3.Il Piano Strutturale, individua nella Tav. QC 04 i vincoli paesaggistici e li disciplina, come di seguito riportato, sulla base di quanto indicato all'interno dell'elaborato 3B, per quanto concerne il vincolo paesaggistico di cui all'art.136 D.Lgs 42/2004 e s.m.e i., e dell'elaborato 8B del P.I.T./P.P.R.: "Disciplina dei beni paesaggistici ai sensi degli artt.134 e 157 del Codice" per quanto concerne i beni di cui all'art.142 del D.Lgs 42/2004 e s.m.e i.
4.Il Comune di Cecina è interessato dai seguenti Beni Paesaggistici:
8. 9.1. Immobili ed aree di notevole interesse pubblico art. 136, Codice, agg. D.C.R. 46/2019 (Tav. QC04):
Fascia Costiera di Marina di Cecina sita nel Comune di Cecina -G.U. n.278 del 19.11.1958
1.Il vincolo comprende un tratto di costa sabbiosa seguita da una serie estesa di cordoni dunali con zone umide retrodunali, ricoperti di vegetazione (Tomboli di Cecina).
2.L'idrografia naturale è costitita dal Fiume Cecina e altri fossi e canali minori che drenano le acque della pianura, quali il Fosso della Cecinella e il Fosso delle Basse.
3.L' idrografia artificiale è costituita dal sistema delle scoline.
4.Per l'area identificata si devono rispettare i seguenti Indirizzi /obbiettivo e le relative prescrizioni contenute nella Sezione 4 della Scheda di vincolo:
Struttura idrogeomorfologica
Indirizzi
1.a.1- Tutelare la conformazione geomorfologica del territorio con particolare riguardo alla tutela dell'ambiente costiero e dei sistemi dunali e retrodunali.
1.a.2 -Tutelare il sistema idrografico naturale costituito dal fiume Cecina e dalla vegetazione riparia.
Direttive:
1.b.1.
Al fine di interrompere l'erosione costiera gli strumenti urbanistici sia a sud che a nord della foce del fiume Cecina il PO individuano gli interventi a mare atti a ridurre l'erosione costiera dunale e individuano sistemi di monitoraggio periodico sullo stato della costa e dei fenomeni di erosione al fine di predisporre tempestivamente misure a difesa immediate ed efficaci.
A sud degli insediamenti balneari di Marina di Cecina gli strumenti urbanistici prevedono   misure atte a mantenere le aree umide retrodunali residuali. (Oss.Reg.Pian.)
Prescrizioni:
1.c.1.
La realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idraulico, necessari per la sicurezza degli insediamenti e delle infrastrutture e non diversamente localizzabili, deve garantire, compatibilmente con le esigenze di funzionalità idraulica, la qualità estetico percettiva dell'inserimento delle opere, il mantenimento dei valori di paesaggio identificati (Oss.Uff.).
Struttura ecosistemica
Indirizzi:
2.a.1 Tutelare l'integrità e la continuità ecologica del sistema costiero sabbioso e delle depressioni interdunali e dei relativi habitat (in particolare ginepreti su dune, habitat umidi relittuali).
2.a.2 Conservare le pinete storiche, quali emergenze naturali di valore paesistico, attraverso opportune forme di manutenzione e gestione e reintegrazione, ed i boschi planiziari.
2.a.3 Migliorare i livelli di sostenibilità delle attività turistiche costiere.
2.a.4 Ridurre/contenere i processi di erosione costiera.
2.a.6 Conservare i valori naturalistici ed i caratteri costitutivi del SIR/ZPS B 49 Tombolo di Cecina e della Riserva Naturale Statale "Tomboli di Cecina".
Direttive:
2.b.2 -
Gli strumenti urbanistici:

- prevedono la realizzazione di adeguati interventi per la riduzione dell'erosione costiera e per la riqualificazione ambientale e paesaggistica del sistema dunale;
-dettano regole per il Piano particolareggiato della costa e degli arenili per l'inserimento di  carichi turistici sostenibili sulla fascia costiera in funzione della superficie di arenile disponibile al fine di  attuare politiche di fruizione turistica sostenibile dell'area;
- dettano regole   per realizzare adeguate strutture per un accesso sostenibile alla battigia riducendo i fenomeni di calpestio e di alterazione del sistema dunale;
-prevedono, in accordo con il Corpo Forestale dello Stato, piani pluriennali di gestione della matrice forestale costiera al fine di assicurare la conservazione delle pinete e dei boschi planiziari e di ridurre il rischio di incendi e di diffusione di fitopatologie;
-dettano regole per tutelare in modo integrale il sistema morfologico delle dune fisse e mobili e delle depressioni interdunali e i relativi habitat;
-dettano regole per l'applicazione delle specifiche norme in materia definite per il SIR/ZPS B49;
- dettano regole per tutelare i valori naturalistici presenti all'interno della Riserva Statale "Tomboli di Cecina". (Oss.Reg.Pian.)

Prescrizioni: (Oss.Reg.Pian)
2.c.1.
Non sono ammessi interventi in grado di aumentare i fenomeni di erosione costiera o di compromettere l'integrità del sistema costiero dunale.
2.c.2
Eventuali interventi di ripascimento devono essere finalizzati non solo alla ricostituzione della fascia di arenile utile agli usi balneari, ma devono in parte essere destinati ad interventi di ricostituzione morfologica e vegetazionale degli habitat dunali erosi e di riqualificazione paesaggistica complessiva.
2.c.3
Non sono ammessi interventi che compromettano l'efficienza dell'infrastrutturazione ecologica costituita da elementi vegetali lineari (siepi, siepi alberate, vegetazione ripariale) e puntuali (piccoli nuclei forestali, grandi alberi camporili, piccoli laghetti e pozze).
2.c.4
Non sono ammessi interventi sulla vegetazione ripariale e sugli ecosistemi fluviali in contrasto con le specifiche norme in materia. Eventuali interventi in tale contesto dovranno porsi l'obiettivo della salvaguardia della vegetazione ripariale, della continuità longitudinale e trasversale degli ecosistemi fluviali valorizzando le tecniche di ingegneria naturalistica, fatti
salvi gli interventi per la messa in sicurezza idraulica delle sponde. Detti interventi dovranno garantire la conservazione degli habitat faunistici presenti.
2.c.5
Sono da escludere tutti gli interventi che possono interferire con la tutela integrale della costa, ed in grado di aumentarne i livelli di artificializzazione.
2.c.6
Non sono ammessi interventi che possano compromettere la conservazione delle pinete litoranee storiche.
2.c.8.
Sono da escludere tutti gli interventi che possono interferire con la tutela della pineta storica, ad eccezione di quelli legati a problematiche di stabilità o fitosanitarie. Deve essere comunque garantita la sostituzione degli individui arborei di genere Pinus certificati come staticamente pericolosi o morti con esemplari dello stesso genere.
Struttura antropica
Indirizzi:
3.a.1
Garantire che gli interventi di trasformazione urbanistica e edilizia non compromettano gli elementi strutturanti il paesaggio, concorrano alla qualificazione del sistema insediativo, assicurino qualità architettonica e rappresentino progetti di integrazione paesaggistica.
3.a.3
Mantenere gli assetti figurativi del paesaggio agrario tradizionale salvaguardandone le relazioni storicamente consolidate di tipo funzionale e percettivo con l'insediamento costiero.
3.a.4
Conservare i percorsi della viabilità storica quali elementi di connessione tra insediamenti, beni culturali, ed il territorio aperto, (con particolare riferimento alla via dei cavalleggeri).
Direttive: (Oss.Reg.Pian.)
3.b.3

- tutelare   i manufatti e le opere che costituiscono il sistema delle fortificazioni costiere e i tracciati di collegamento, compreso l'intorno territoriale di pertinenza paesaggistica quale area fortemente interrelata al sistema sul piano morfologico, percettivo, identitario e storicamente su quello funzionale.

3.b.4 -

- tutelare i caratteri architettonici, storici e identitari del sistema delle fortificazioni costiere, orientando gli interventi di restauro e manutenzione verso la conservazione di tali caratteri e incrementando il livello di qualità là dove sussistono situazioni di degrado;
- mantenere la riconoscibilità dei tracciati storici;
- tutelare l'intorno territoriale di pertinenza paesaggistica e l'intervisibilità tra gli elementi, nonché i percorsi di accesso, al fine di salvaguardarne la percezione visiva.

Prescrizioni: (Oss.Reg.Pian.)
3.c.1
Gli interventi di trasformazione urbanistica e edilizia sono ammessi a condizione che:

- siano mantenuti i caratteri connotativi della trama viaria storica, e i manufatti che costituiscono valore storico-culturale;
- siano mantenuti i coni e i bersagli visivi (fondali e panorami, skylines);
- siano mitigati gli effetti di frattura indotti dagli interventi infrastutturali sul paesaggio;
- siano armonici per forma, dimensioni, orientamento, con le caratteristiche morfologiche proprie del contesto territoriale;
- sia garantita qualità insediativa attraverso un'articolazione equilibrata tra spazi aperti e costruito con particolare riferimento alla qualità progettuale degli spazi di fruizione collettiva;
- sia mantenuta l'accessibilità ai luoghi da cui è possibile godere delle visuali a maggiore panoramicità.

3.c.2
Non sono ammesse previsioni di nuova edificazione che costituiscano nuclei isolati rispetto al territorio urbanizzato.
3.c.3
Sui manufatti e opere che costituiscono il sistema delle fortificazioni costiere, sono ammessi esclusivamente interventi di manutenzione e restauro e risanamento conservativo che mantengano l'impianto tipologico/architettonico e utilizzino soluzioni formali, tecniche e materiali, finiture esterne e cromie coerenti con quelle originarie.
3.c.4
Sono da escludere gli interventi suscettibili di alterare o compromettere l'intorno territoriale di pertinenza paesaggistica, i tracciati di collegamento nella loro configurazione attuale e le reciproche relazioni, evitando modifiche degli andamenti altimetrici, delle sezioni stradali e degli sviluppi longitudinali e che per la messa in sicurezza vengano utilizzate tecniche di ingegneria naturalistica.
3.c.7
Per gli interventi relativi a edifici di valore storico, tipologico e architettonico appartenenti ad un sistema storicamente consolidato è prescritto il mantenimento del carattere distintivo del rapporto di gerarchia tra edifici principali e di pertinenza attraverso la conservazione dei caratteri estetico-percettivi che contraddistinguono tale sistema; non sono ammesse demolizioni e relativi accorpamenti dei volumi costituenti il sistema storicamente consolidato che ne comportino la destrutturazione.
3.c.11
Gli interventi che interessano i percorsi della viabilità storica sono ammessi a condizione che:

- non alterino o compromettano l'intorno territoriale, i tracciati di collegamento nella loro configurazione attuale, evitando modifiche degli andamenti altimetrici (fatta eccezione per gli interventi necessari per la messa in sicurezza idraulica), delle sezioni stradali e degli sviluppi longitudinali e che per l'eventuale messa in sicurezza, i cui interventi sono fatti salvi, sia privilegiato l'utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica nel rispetto dei caratteri tipologici, storici e paesaggistici;
- il trattamento degli spazi interclusi nelle rotatorie sia coerente con il valore paesaggistico del contesto;
- la realizzazione di aree di sosta e di belvedere non comprometta i caratteri strutturali/tipologici della viabilità storica e non comporti significativo aumento della superficie impermeabile;
- siano conservate le opere d'arte (muri di contenimento, ponticelli, ...) e i manufatti di corredo (pilastrini, edicole, marginette, cippi, ...) di valore storico-tradizionale;
- sia conservato l'assetto figurativo delle dotazioni vegetazionali di corredo di valore storico-tradizionale;
- per la viabilità non asfaltata sia mantenuta l'attuale finitura del manto stradale; nella necessità di inserire nuove pavimentazioni stradali dovranno essere utilizzati materiali e tecniche coerenti con il carattere di naturalità del contesto;
- la cartellonistica e i corredi agli impianti stradali siano congrui, per dimensione, tipologia e materiali, ai caratteri di ruralità dei luoghi, ai caratteri strutturali/tipologici della viabilità storica, garantendo l'intervisibilità e l'integrità percettiva delle visuali panoramiche.

Elementi della percezione
Indirizzi:
4.a.1
Salvaguardare e valorizzare le visuali panoramiche che si aprono da e verso la costa.
Direttive: (Oss.Reg.Pian.)
Gli strumenti urbanistici:
4.b.1
Individuano     i tracciati, i principali punti di vista e le visuali panoramiche (fulcri, coni e bacini visivi quali ambiti ad alta intervisibilità), connotati da un elevato valore estetico-percettivo e  i punti di vista di interesse panoramico accessibili al pubblico presenti lungo il sistema viario, e lungo la fascia costiera.
4.b.2
dettano regole per la realizzazione di piscine ad uso privato individuando forme e colori che garantiscano una migliore integrazione paesaggistica;
dettano regole per il contenimento dell'illuminazione notturna al fine di non compromettere la naturale percezione del paesaggio.
Prescrizioni: (Oss.Reg. Pian.)
4.c.1
Gli interventi di trasformazione sono ammessi a condizione che non interferiscano negativamente con le visuali panoramiche, limitandole o occludendole e sovrapponendosi in modo incongruo con gli elementi significativi del paesaggio.
4.c.2.
L'inserimento di manufatti non dovrà interferire negativamente o limitare le visuali panoramiche. Le strutture per la cartellonistica e la segnaletica non indispensabile per la sicurezza stradale dovranno armonizzarsi per posizione, dimensione e materiali con il contesto
paesaggistico e mantenere l'integrità percettiva delle visuali panoramiche che si aprono da e verso la costa.
4.c.3
Non sono consentiti interventi che comportino la privatizzazione dei punti di vista (belvedere) accessibili al pubblico.
4.c.4
Nella realizzazione di impianti di illuminazione deve essere conseguita la massima riduzione dell'inquinamento luminoso.
8. 9.2. Beni di natura paesaggistica ope legis art. 142 del D.Lgs.42/2004 :
Territori costieri compresi nella fascia di profondità di ml. 300 partire dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare (art. 142 comma 1 lett.a, Codice) e art. 6 elaborato 8B e Allegato Sistema Costiero 4 : Litorale sabbioso del Cecina.
1.Il vincolo si relaziona con quello di cui al comma 8.9.1 "Fascia costiera di Marina di Cecina "e la normativa di riferimento è contenuta nell'allegato C Sistemi Costieri n. 4 dell'elaborato 8B del PIT/PR.
2.Per l'area identificata si devono pertanto rispettare i seguenti Indirizzi /obbiettivo e le relative prescrizioni.
Indirizzi/obbiettivo:
3.1.a- Tutelare la permanenza e la riconoscibilità degli assetti figurativi che conformano il paesaggio costiero del litorale sabbioso, costituito da una serie molto estesa di sistemi dunali, una lunga fascia di pinete di impianto artificiale su dune fisse (tomboli), zone retrodunali occupate da specchi d'acqua e zone umide relittuali, intervallati da insediamenti litoranei.
3.1.b - Tutelare il patrimonio territoriale della costa sabbiosa e qualificare le relazioni terra-mare, con particolare riferimento alle componenti paesaggistiche e ambientali rappresentate dall'arenile, da cordoni dunali recenti e fossili, caratterizzati da habitat dunali e da importanti formazioni forestali con habitat e specie vegetali e animali di interesse conservazionistico, zone umide relittuali con vegetazione ripariale ed igrofila.
3.1.c - Evitare i processi di artificializzazione e frammentazione dei territori litoranei e garantire che gli interventi di trasformazione non compromettano gli ecosistemi costieri, la loro continuità longitudinale e trasversale alla costa, e non alterino i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi costieri.
3.1.d - Favorire la fruizione pubblica sostenibile dei territori costieri anche attraverso il mantenimento, il recupero e la riqualificazione dei varchi di accesso e delle visuali tra l'entroterra e il mare.
3.1.f - Favorire la ricostituzione della conformazione naturale dei territori costieri interessati da processi di antropizzazione.
Direttive (Oss. Reg.Pian.):
Il PO e gli strumenti urbanistici ad esso collegati devono:
e - garantire la conservazione dei sistemi dunali e delle relittuali aree umide retrodunali, nelle loro componenti geomorfologiche, vegetazionali, ecosistemiche e paesaggistiche attraverso:
o il mantenimento della tipica sequenza dunale e dei naturali processi dinamici costieri, contrastando la diffusione di specie aliene invasive, i fenomeni di interrimento delle aree umide e i rimboschimenti su duna mobile: nello specifico attraverso un periodico monitoraggio dello stato della costa e iniziative ordinarie di manutenzione tese al rispetto della direttiva.
o la corretta organizzazione della fruizione, evitando l'installazione di strutture turistiche, i fenomeni di calpestio e sentieramento diffuso e contrastando l'inquinamento luminoso: nello specifico è necessario limitare allo stretto necessario il collegamento terra mare confermando i percorsi esistenti senza aprirne di nuovi e garantire la corretta manutenzione degli stessi garantendo arredi luminosi rivolti in basso e attrezzando i percorsi con cestini idonei per raccolta rifiuti;
o la promozione di modalità sostenibili di pulizia delle spiagge e di gestione del materiale organico spiaggiato, diversificando tecniche e modalità in relazione ai peculiari valori e vulnerabilità naturalistiche, paesaggistiche e morfologiche: nello specifico la pulizia deve essere effettuata per l'eliminazione solo di corpi artificiali estranei all'assetto naturalistico della costa.
f - conservare le pinete costiere, Tomboli di Cecina, per il loro valore paesaggistico, identitario e naturalistico, mediante una gestione selvicolturale idonea, il controllo delle fitopatologie, degli incendi estivi e dell'erosione costiera, la tutela delle falde acquifere dall'ingressione del cuneo salino e la tutela della rinnovazione spontanea di pini su dune fisse, evitando ulteriori processi di artificializzazione: nello specifico dovrà essere favorita la collaborazione con gli enti competenti , in particolare per la gestione selvicolturale della pineta costiera elemento fondante della Riserva.
g - conservare i significativi nuclei boscati (ginepreti costieri, macchia mediterranea, leccete e relittuali sugherete, boschi planiziari), la loro qualità ecologica la loro continuità longitudinale alla linea di costa ed i loro collegamenti ecologici con le formazioni forestali interne e collinari. Tali formazioni, unitamente alle pinete costiere, offrono importanti servizi ecosistemici (tutela dall'erosione costiera, tutela dei coltivi costieri dall'aerosol, tutela degli acquiferi costieri, ecc):  nello specifico dovrà essere favorita la collaborazione con gli enti competenti , in particolare per la gestione selvicolturale di tutte le fattispecie arboree che caratterizzano la costa.
h - mantenere la permeabilità visiva tra la costa e le aree retrostanti, evitando nuovi carichi insediativi al di fuori del territorio urbanizzato e la proliferazione degli insediamenti diffusi a carattere residenziale (con particolare riferimento alle previsioni di nuova edificazione nelle retrostanti e confinanti aree retrodunali di pianura, ove permane la continuità visiva tra il mare e l'entroterra).
i - incentivare gli interventi alla riqualificazione paesaggistica, geomorfologica e naturalistica delle zone di criticità, anche attraverso la promozione di:
o eventuale delocalizzazione di manufatti, strutture e impianti ricadenti nelle aree di particolare valenza paesaggistica, non compatibili con la conservazione dei valori e con la naturale dinamica costiera (con particolare riferimento alle strutture ed impianti, per le attività di campeggio, interne alle pinete costiere, interessanti sistemi dunali, o comunque localizzate in aree caratterizzate dalla presenza di sistemi forestali di valore paesaggistico);
o progetti integrati di recupero ambientale e paesaggistico per la qualificazione del fronte mare degli insediamenti costieri e per la ricostituzione della continuità dunale nei tratti degradati.
l -individuare il livello di vulnerabilità delle componenti paesaggistiche (naturalistiche, geomorfologiche) rispetto al quale definire le possibili soglie di sostenibilità della pressione antropica, anche tenendo conto delle superfici di arenile utilizzabile. Tale individuazione è finalizzata alla valutazione degli effetti cumulativi complessivi delle previsioni e necessaria al mantenimento dell'integrità del sistema costiero: nello specifico evitare nuovi insediamenti costieri sia a sud che a nord del fiume Cecina, oltre quelli esistenti o già in corso di attuazione ( porto turistico)  .
m -limitare sugli arenili la realizzazione e l'ampliamento di strutture e manufatti legati al turismo balneare, privilegiando il recupero e la riqualificazione di quelli esistenti, anche attraverso l'eventuale delocalizzazione/arretramento rispetto alla linea di battigia, al fine di salvaguardare il significativo sistema ambientale. Gli eventuali nuovi interventi devono:

- assicurare soluzioni progettuali coerenti e compatibili (per forma, dimensioni e cromie) con il contesto in cui si inseriscono;
- garantire il corretto e sostenibile uso delle risorse naturali (acqua, energia, raccolta differenziata, ecc.) e il mantenimento i dei varchi visuali da e verso l'arenile e il mare.

n - non compromettere, con la realizzazione sugli arenili di nuove strutture a carattere temporaneo e rimovibili, l'accessibilità e la fruibilità delle rive, e non deve comportare l'impermeabilizzazione permanente del suolo, garantendo il ripristino dei luoghi.
o -evitare che gli adeguamenti, le addizioni, gli ampliamenti delle strutture esistenti, ivi compresi gli eventuali cambi di destinazione d'uso, nonchè gli impianti sportivi scoperti, interessino gli arenili, le spiagge e le dune fisse e mobili, ed essere finalizzati al miglioramento delle attività turistico-ricreative e balneari esistenti.
p - Favorire la manutenzione e la riqualificazione degli accessi a mare esistenti al fine di garantire la fruibilità pubblica del litorale, in modo compatibile con la conservazione dell'integrità paesaggistica e naturalistica della fascia costiera.
Prescrizioni:
3.3.a - Non sono ammessi:

a) l'inserimento di qualsiasi struttura o manufatto per la balneazione o il tempo libero sulla duna mobile;
b) l'apertura di nuovi percorsi, ad esclusione di quelli realizzati attraverso un progetto di razionalizzazione e riduzione del sentieramento diffuso su dune, e utilizzando tecniche e materiali ad elevata compatibilità paesaggistica e naturalistica;
c) attività in grado di aumentare i livelli di artificializzazione del complessivo paesaggio dunale.

3.3.b - Nell'ambito delle attività di pulizia periodica degli arenili non è ammessa la collocazione del materiale organico spiaggiato direttamente sopra il sistema dunale ed i relativi habitat. Tale materiale potrà essere valorizzato per la realizzazione di interventi di difesa del fronte dunale con particolare riferimento alla chiusura di eventuali aperture e interruzioni dunali (blowout).
3.3.c - Negli interventi di ripascimento degli arenili il colore del materiale da utilizzare deve essere simile ai sedimenti nativi della spiaggia oggetto di intervento. Nelle aree caratterizzate dalla presenza di fenomeni erosivi del sistema dunale, gli interventi di ripascimento finalizzati all'ampliamento degli arenili e "non" alla manutenzione stagionale del profilo esistente della spiaggia devono essere realizzati in modo da favorire il ripristino morfologico ed ecosistemico della duna.
3.3.d - Gli interventi di ripristino/riqualificazione morfologica e ambientale dei sistemi dunali degradati, tra i quali l'eliminazione di cenosi di specie esotiche/infestanti, la ricomposizione degli habitat, la rinaturalizzazione di aree oggetto di calpestio, devono essere realizzati utilizzando tecniche di ingegneria naturalistica e, nelle opere di rinverdimento, esclusivamente con  specie vegetali autoctone ed ecotipi locali.
3.3.e - Non è ammesso alcun intervento che possa interferire con la conservazione integrale degli habitat della costa sabbiosa di interesse comunitario o regionale, o delle aree caratterizzate dalla presenza di specie vegetali o animali di interesse conservazionistico (in particolare di interesse comunitario/regionale, rare o endemiche).
3.3.f - Non sono ammessi interventi che possano compromettere la conservazione dei sistemi forestali di valore naturalistico e paesaggistico (pinete costiere a pino domestico e marittimo, nuclei boscati retrodunali), delle aree umide e retrodunali, il cui valore è legato anche agli importanti servizi eco-sistemici offerti (tutela dall'erosione costiera, tutela dei coltivi costieri dall'aerosol, tutela degli acquiferi costieri, ecc.). All'interno di tali formazioni non sono ammessi interventi che possano comportare l'impermeabilizzazione del suolo, l'aumento dei livelli di artificializzazione ad esclusione degli interventi di cui alla prescrizione 3.3, m, o alterare l'equilibrio idrogeologico.
3.3.g - Non sono ammessi gli interventi che:

a) modifichino i caratteri tipologici e architettonici delle emergenze storiche che caratterizzano il sistema litoraneo;
b) occludano i varchi e le visuali panoramiche verso il mare, che si aprono dai tracciati e dai punti di belvedere accessibili al pubblico o dal mare verso l'entroterra;
c) impediscano l'accessibilità all'arenile, alle aree pubbliche da cui si godono visuali panoramiche e al mare.

3.3.h - Non è ammesso l'impegno di suolo non edificato ai fini insediativi, ad eccezione dei lotti interclusi dotati di urbanizzazione primaria.
Gli interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente possono comportare l'impegno di suolo non edificato a condizione che:

a) siano riferiti all'adeguamento funzionale degli edifici o, nel caso delle strutture ricettive turistico alberghiere esistenti, siano strettamente necessari al miglioramento della qualità dell'offerta turistica;
b) siano finalizzati a perseguire, attraverso la sostituzione/rimozione degli elementi incongrui, la salvaguardia e il recupero dei valori paesaggistici, con particolare attenzione agli assetti geomorfologici, vegetazionali e identitari, caratteristici della zona;
c) non determinino un incremento complessivamente maggiore del 10% della superficie coperta delle strutture edilizie esistenti.

3.3.i - Non è ammesso l'insediamento di nuove attività produttive industriali, di centri commerciali, di depositi a cielo aperto di materiali di qualunque natura, di impianti per smaltimento dei rifiuti, depurazione di acque reflue, produzione di energia. Sono escluse le aree ricomprese negli ambiti portuali.
3.3.l - La realizzazione di nuove aree di sosta e parcheggio, anche attrezzate e di nuove aree di sosta a servizio delle attività esistenti, non diversamente localizzabili, è ammessa a condizione che:

a) siano poste al di fuori dei sistemi dunali,
b) siano realizzate con materiali coerenti con il contesto paesaggistico;
c) non comportino:

1. aumento di superficie impermeabile ad esclusione delle aree interne all'edificato ove, nel rispetto delle disposizioni regionali e comunali in materia di contenimento dell'impermeabilizzazione del suolo, è ammesso un incremento di superficie impermeabile del 5% dell'area per la realizzazione di nuove aree di sosta e parcheggio;
2. frammentazione degli habitat e interruzione dei corridoi di connessione ecologica;
3. alterazione dei sistemi vegetali di valore paesaggistico e della loro continuità morfologica;
4. detrimento dell'integrità percettiva da e verso la costa e il mare.
3.3.m - Non è ammessa la localizzazione di nuovi campeggi e villaggi turistici, così come l'ampliamento di quelli esistenti, all'interno delle pinete costiere, nei sistemi dunali e nelle aree caratterizzate dalla presenza di sistemi forestali di valore paesaggistico e naturalistico, nonché laddove permane la continuità visiva tra mare ed entroterra.
È consentita la riqualificazione delle strutture esistenti, anche attraverso la realizzazione di nuove strutture di servizio, l'ampliamento delle strutture di servizio esistenti, a condizione che:
1. siano strettamente necessarie al miglioramento della qualità dell'offerta turistica
2. siano finalizzati a perseguire, attraverso la sostituzione/rimozione degli elementi incongrui, la massima coerenza e continuità con i valori paesaggistici, con particolare attenzione alla qualità progettuale e alla compatibilità degli interventi rispetto agli assetti geomorfologici e vegetazionali caratteristici della zona;
3. non comportino un incremento complessivamente maggiore del 5% della superficie coperta delle strutture di servizio esistenti.
3.3.n - Sull'arenile non è ammessa la realizzazione di nuove strutture in muratura, anche prefabbricata, nonché l'utilizzo di materiali cementati di qualsiasi genere. Eventuali manufatti, considerati ammissibili, sugli arenili destinati alla balneazione, a seguito di una verifica di compatibilità paesaggistica, dovranno utilizzare tecniche e materiali eco-compatibili, strutture di tipo leggero, rimovibili e riciclabili, al fine di garantire il ripristino delle condizioni naturali. Tali manufatti potranno essere collegati alle reti di urbanizzazione principale solo con opere e impianti a carattere provvisorio. Alla cessazione dell'attività dovranno essere rimosse tutte le opere compresi gli impianti tecnologici.
3.3.o - È ammessa la riqualificazione e l'adeguamento dei porti e approdi esistenti a condizione che:
1. siano privilegiati gli interventi volti al recupero e riuso del patrimonio portuale esistente;
2. sia assicurata la integrazione paesaggistica degli interventi con le specificità dei luoghi, con i caratteri storici e ambientali del sistema costiero, tenendo conto delle relazioni figurative e dimensionali con gli insediamenti a cui sono connessi;
3. sia mantenuta l'accessibilità e la fruizione pubblica e la permanenza di funzioni tradizionali di servizio legate all'insediamento portuale favorendo le attività che preservano l'identità dei luoghi e la fruizione pubblica da parte delle comunità locali;
4. gli interventi concorrano alla qualità dei waterfront e non impediscano i varchi e le visuali panoramiche verso il mare, che si aprono dai tracciati e dai punti di belvedere accessibili al pubblico;
5. sia garantita la coerenza rispetto alle dinamiche di trasporto dei sedimenti, evitando nuove strutture a mare in grado di provocare fenomeni di erosione costiera
6. sia garantita la tutela degli ecosistemi costieri;
7. le opere di difesa portuali e le attrezzature di servizio siano progettate tenendo conto della necessità di tutelare la relazione visiva con il mare e con la naturalità costiera;
8. siano privilegiate, per i pontili, le strutture galleggianti a basso impatto visivo e sia salvaguardata la singolare conformazione geomorfologica della costa.
3.3.p - Non è ammessa la realizzazione di nuove opere a mare o a terra in grado di provocare fenomeni di erosione costiera.
3.3.r - Gli interventi che interessano l'assetto geomorfologico ed idraulico devono privilegiare l'utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica.
3.3.t - Gli interventi di realizzazione o adeguamento degli impianti di illuminazione esterna dovranno essere attuati con sistemi o dispositivi atti a limitare l'inquinamento luminoso e nel rispetto della normativa regionale vigente al fine di permettere la migliore percezione del paesaggio costiero.
3.3.u - Sono fatte salve le prescrizioni più vincolanti e restrittive presenti nei piani e regolamenti delle aree protette, negli eventuali piani di gestione dei Siti Natura 2000 oltre alle misure di conservazione obbligatorie per ZSC e ZPS di cui alla Del.GR 454/2008 s.m.e i.
I fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal R.D. 11 dicembre 1993, n.1775 e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di ml.150 ciascuna(art. 142, c.1.lett.c,Codice) e art. 8 dell'elaborato 8B del PIT/PPR.
1.La normativa di riferimento è contenuta nell'elaborato 8B del PIT/PPR, art. 8. Per le aree identificate , con le esclusioni di cui al DCR n.95/1986, si devono pertanto rispettare i seguenti Indirizzi /obbiettivo, le direttive  e le relative prescrizioni contenute nell'elaborato sopra citato.
Indirizzi/obiettivo:
8.1.a - tutelare la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri naturalistici, storico-identitari ed estetico percettivi delle sponde e delle relative fasce di tutela salvaguardando la varietà e la tipicità dei paesaggi fluviali, le visuali panoramiche che si aprono dalle sponde ed in particolare dai ponti quali luoghi privilegiati per l'ampia percezione che offrono verso il paesaggio fluviale;
8.1.b - evitare i processi di artificializzazione degli alvei e delle fasce fluviali e garantire che gli interventi di trasformazione non compromettano i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi fluviali, la qualità delle acque e degli ecosistemi;
8.1.c - limitare i processi di antropizzazione e favorire il ripristino della morfologia naturale dei corsi d'acqua e delle relative sponde, con particolare riferimento alla vegetazione ripariale;
8.1.d - migliorare la qualità ecosistemica dell'ambiente fluviale con particolare riferimento ai corridoi ecologici indicati come "direttrici di connessione fluviali da riqualificare" nelle elaborazioni del Piano Paesaggistico;
8.1.e - riqualificare e recuperare i paesaggi fluviali degradati;
8.1.f - promuovere forme di fruizione sostenibile del fiume e delle fasce fluviali.
Direttive - (Oss.Reg.Pian.)
Il PO e gli strumenti urbanistici ad esso collegati devono:
8.2.a - individuare i corsi d'acqua caratterizzati dalla presenza di rilevanti valori ecosistemici e paesaggistici, con particolare riferimento alla presenza di habitat fluviali di interesse comunitario e/o regionale: nello specifico il PS individua il Fiume Cecina come ecosistema fluviale di particolare rilevanza paesaggistica ed ecologica ed in tal senso prefigura il corso d'acqua con le aree al contorno a sud e a nord come parco fluviale di interesse sovracomunale per tutta la Valdicecina. ;
b - riconoscere il sistema storico delle opere idrauliche di valore testimoniale e dei manufatti edilizi connessi con la presenza del corso d'acqua, promuovendone altresì il mantenimento, la conservazione e la valorizzazione: nello specifico il PS prevede il recupero tipologico di alcuni manufatti a carattere produttivo (fornaci) posti lungo il corso del fiume attraverso l'inserimento di nuove funzioni compatibili.
c - riconoscere i principali punti di vista e le visuali percepibili anche dagli attraversamenti, connotati da un elevato valore estetico-percettivo: nello specifico  il PS prevede fra le proprie strategie progettuali la creazione di un ponte pedonale e ciclabile a sud della ferrovia al fine di un miglioramento del collegamento delle  due parti (UTOE) del territorio comunale e al fine di favorire la  percezione del paesaggio fluviale ; inoltre il PS prevede fra le proprie strategie anche  l'obbiettivo di introdurre negli attuali ponti possibilità di percorsi pedonali e ciclabili e punti di sosta per la percezione del paesaggio fluviale.
d - individuare i tratti fluviali che presentano potenziale di navigabilità e le sponde accessibili al pubblico con i relativi punti di vista e percorsi pedonali e ciclabili: nello specifico la previsione del parco fluviale del fiume Cecina come elemento di connessione fra la parte nord con la parte sud del territorio contiene la previsione di percorsi pedonali e ciclabili lungo le sponde e punti di sosta
f - garantire che gli interventi volti a mantenere e ripristinare la funzionalità del reticolo idraulico, con particolare riferimento al fondovalle e alle aree di pianura, rispettino i caratteri ecosistemici, identitari e percettivi propri del contesto fluviale: nello specifico il PS tutela , oltre al corso d'acqua principale, anche i corsi minori presenti sul territorio ad esso collegati o diretti al mare salvaguardandone i caratteri paesaggistici oltre che funzionali idraulici ;
h - tutelare le formazioni vegetali autoctone (ripariali e planiziali) e individuare le fasce ripariali da sottoporre a progetti di riqualificazione: nello specifico il PS, con la previsione del parco fluviale, deve garantire il miglioramento del carattere ecologico del fiume superando le criticità presenti; gli interventi previsti in prossimità della foce e del porto dovranno comunque garantire la permanenza dei caratteri ecosistemici del corso d'acqua.
i - promuovere, anche attraverso sistemi perequativi, la delocalizzazione, all'esterno delle fasce di pertinenza fluviale, degli insediamenti produttivi non compatibili con la tutela paesaggistica, idraulica ed ecosistemica degli ambiti fluviali, anche sulla base delle criticità individuate dal Piano Paesaggistico: nello specifico il PS deve prevedere il recupero tipologico dei manufatti di archeologia industriale per altre funzioni compatibili e favorire il trasferimento di manufatti incongrui e privi di valore verso aree del territorio urbanizzato da predisporre nel PO al fine di rinaturalizzare le aree residue previa bonifica dei luoghi. .
l - contenere nuovi carichi insediativi entro i limiti del territorio urbanizzato e garantire che gli interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia non compromettano il contesto paesaggistico e le visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo: nello specifico la previsione di un parco fluviale non consente previsioni lungo il corso del fiume Cecina, che non siano strettamente connesse con la difesa idraulica o con la fruizione pubblica della risorsa fluviale.
m - favorire la creazione di punti di sosta, itinerari, percorsi di mobilità dolce, e incentivare iniziative volte al recupero di manufatti e opere di valore storicoculturale, comprese le opere idrauliche storicamente legate al corso d'acqua (mulini, chiuse, ponti, briglie, vasche), al fine di valorizzare e ricostituire le relazioni tra comunità e fiume: nello specifico la previsione del parco fluviale prevista dal PS deve rappresentare la riappropriazione della risorsa fluviale da parte della comunità da considerare, anche attraverso la realizzazione di opere idrauliche necessarie alla sicurezza,  non come un pericolo ma come una centralità urbana a valenza ambientale.
n - realizzare una gestione sostenibile delle periodiche attività di taglio della vegetazione ripariale, evitando alterazioni significative degli ecosistemi fluviali e della continuità e qualità delle fasce ripariali: nello specifico il PS favorisce  la collaborazione con gli enti competenti per la gestione del patrimonio vegetazionale della costa, in particolare il Corpo Forestale dello Stato;
o - promuovere interventi che assicurino l'incremento delle superfici permeabili e degli spazi aperti incentivandone la fruizione collettiva anche attraverso interventi finalizzati alla rimozione di elementi artificiali che compromettono le visuali connotate da un elevato valore estetico-percettivo.
Prescrizioni
8.3.a - Fermo restando il rispetto dei requisiti tecnici derivanti da obblighi di legge relativi alla sicurezza idraulica, gli interventi di trasformazione dello stato dei luoghi sono ammessi a condizione che:
1. non compromettano la vegetazione ripariale, i caratteri ecosistemici caratterizzanti il paesaggio fluviale e i loro livelli di continuità ecologica;
2. non impediscano l'accessibilità al corso d'acqua, la sua manutenzione e la possibilità di fruire delle fasce fluviali;
3. non impediscano la possibilità di divagazione dell'alveo, al fine di consentire il perseguimento di condizioni di equilibrio dinamico e di configurazioni morfologiche meno vincolate e più stabili;
4. non compromettano la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri e dei valori paesaggistici e storico- identitari dei luoghi;
8.3.b - Le trasformazioni sul sistema idrografico, conseguenti alla realizzazione di interventi per la mitigazione del rischio idraulico, necessari per la sicurezza degli insediamenti e delle infrastrutture e non diversamente localizzabili, sono ammesse a condizione che sia garantito, compatibilmente con le esigenze di funzionalità idraulica, il mantenimento dei caratteri e dei valori paesaggistici;
8.3.c - Gli interventi di trasformazione, compresi gli adeguamenti e gli ampliamenti di edifici o infrastrutture esistenti, ove consentiti, e fatti salvi gli interventi necessari alla sicurezza idraulica, sono ammessi a condizione che:
1. mantengano la relazione funzionale e quindi le dinamiche naturali tra il corpo idrico e il territorio di pertinenza fluviale;
2. siano coerenti con le caratteristiche morfologiche proprie del contesto e garantiscano l'integrazione paesaggistica, il mantenimento dei caratteri e dei valori paesaggistici;
3. non compromettano le visuali connotate da elevato valore estetico percettivo;
4. non modifichino i caratteri tipologici e architettonici del patrimonio insediativo di valore storico ed identitario;
5. non occludano i varchi e le visuali panoramiche, da e verso il corso d'acqua, che si aprono lungo le rive e dai tracciati accessibili al pubblico e non concorrano alla formazione di fronti urbani continui.
8.3.d - Le opere e gli interventi relativi alle infrastrutture viarie, ferroviarie ed a rete (pubbliche e di interesse pubblico), anche finalizzate all'attraversamento del corpo idrico, sono ammesse a condizione che il tracciato dell'infrastruttura non comprometta i caratteri morfologici, idrodinamici ed ecosistemici del corpo idrico e garantiscano l'integrazione paesaggistica, e il minor impatto visivo possibile.
8.3.e - Le nuove aree destinate a parcheggio fuori dalle aree urbanizzate sono ammesse a condizione che gli interventi non comportino aumento dell'impermeabilizzazione del suolo e siano realizzati con tecniche e materiali ecocompatibili evitando l'utilizzo di nuove strutture in muratura.
8.3.f - La realizzazione di nuove strutture a carattere temporaneo e rimovibili, ivi incluse quelle connesse alle attività turistico-ricreative e agricole, è ammessa a condizione che gli interventi non alterino negativamente la qualità percettiva, dei luoghi, l'accessibilità e la fruibilità delle rive, e prevedano altresì il ricorso a tecniche e materiali ecocompatibili, garantendo il ripristino dei luoghi e la riciclabilità o il recupero delle componenti utilizzate.
8.3.g - Non sono ammesse nuove previsioni, fuori dal territorio urbanizzato, di:
1. edifici di carattere permanente ad eccezione degli annessi rurali;
2. depositi a cielo aperto di qualunque natura che non adottino soluzioni atte a minimizzare l'impatto visivo o che non siano riconducibili ad attività di cantiere;
3. discariche e impianti di incenerimento dei rifiuti autorizzati come impianti di smaltimento (All.B   parte IV del D.Lgs. 152/06).
Sono ammessi alle condizioni di cui alla precedente lett c) punti 2, 3, 4 e 5:
1. gli impianti per la depurazione delle acque reflue;
2. impianti per la produzione di energia;
3. gli interventi di rilocalizzazione di strutture esistenti funzionali al loro allontanamento dalle aree di pertinenza fluviale e alla riqualificazione di queste ultime.
8.3.h - Non è ammesso l'inserimento di manufatti (ivi incluse le strutture per la cartellonistica e la segnaletica non indispensabili per la sicurezza stradale) che possano interferire negativamente o limitare le visuali panoramiche.
I parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna 1 dei parchi ( art.142. c.1, lett. f, Codice) e art. 11 dell'elaborato 8B.
La normativa di riferimento è contenuta nell'elaborato 8B del PIT/PPR, art. 11. Per le aree identificate si devono pertanto rispettare i seguenti Indirizzi /obbiettivo, le direttive e le relative prescrizioni contenute nell'elaborato sopra citato.
Indirizzi/obiettivo:
11.1.a - garantire la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri paesaggistici, storico identitari, ecosistemici e geomorfologici, la loro gestione e tutela integrata;
11.1.b - promuovere la conservazione, il recupero, la valorizzazione e la fruizione sostenibile del patrimonio paesaggistico, ecosistemico e storico-culturale;
11.1d - garantire che gli interventi di trasformazione non compromettano la conservazione dei caratteri identitari, l'integrità percettiva, la riconoscibilità e la leggibilità dei paesaggi protetti;
11.1.e - promuovere il mantenimento, e l'eventuale recupero, della continuità paesaggistica ed ecologica tra le aree protette e le aree contigue quale elemento di connessione tra aree protette e territorio adiacente e le componenti della Rete Natura 2000.
Direttive (Oss.Reg.Pian)
Il PO e gli strumenti urbanistici ad esso collegati devono:
11.2.b - evitare le attività suscettibili di depauperare il valore estetico -percettivo dell'area protetta, tutelando gli scenari, i coni visuali, i bersagli visivi (fondali, panorami, skyline) e tutti gli elementi che contribuiscono alla riconoscibilità degli aspetti identitari e paesaggistici dei beni tutelati di cui al presente articolo : nello specifico il PS con lo Statuto del Territorio ed in particolare attraverso la Invariante Strutturale II si pone l'obbiettivo della tutela attiva della Area protetta " I Tomboli di Cecina"
11.2.c - evitare nuovi carichi insediativi oltre i limiti del territorio urbanizzato, favorendo politiche di recupero e riutilizzo del patrimonio edilizio esistente: nello specifico il PS non introduce nuovi carichi insediativi al di fuori dal Territorio Urbanizzato che possano confliggere con la Riserva ad eccezione della Nautica da diporto per la quale dovrà essere effettuata apposita Valutazione d'incidenza;
11.2.d - riqualificare le aree che presentano situazioni di compromissione paesaggistica, relative ad interventi non correttamente inseriti nel contesto, superando i fattori di detrazione visiva e promuovere lo sviluppo di attività economiche paesaggisticamente compatibili e l'eventuale delocalizzazione delle attività incongrue: nello specifico  il PS prevede fra le proprie strategie la valorizzazione e la tutela della Riserva costiera , non prevede nuovi carichi insediativi se non quelli all'interno del territorio urbanizzato e per quanto concerne gli interventi a nord del porto nelle aree già occupate da campeggi prevede il rispetto di quanto già previsto dalle direttive di cui al vincolo paesaggistico all'art. 142 comma 1 lettera b del Codice.
Prescrizioni:
11.3.a - Nei parchi e nelle riserve nazionali o regionali non sono ammesse:
1. nuove previsioni fuori dal territorio urbanizzato di attività industriali/artigianali, di medie e grandi strutture di vendita, di depositi a cielo aperto di qualunque natura che non adottino soluzioni atte a minimizzare l'impatto visivo e di quelli riconducibili ad attività di cantiere, qualora non coerenti con le finalità istitutive, ad eccezione di quanto necessario allo svolgimento delle attività agrosilvopastorali;
2. le discariche e gli impianti di incenerimento dei rifiuti autorizzati come impianti di smaltimento (All.B parte IV del D.Lgs. 152/06) ad eccezione degli impianti finalizzati al trattamento dei rifiuti prodotti all'interno dell'area del parco;
3. la realizzazione di campi da golf;
4. gli interventi di trasformazione in grado di compromettere in modo significativo i valori paesaggistici presenti;
5. l'inserimento di manufatti che possano interferire negativamente o limitare le visuali panoramiche, gli scenari, i coni visuali, i bersagli visivi (fondali, panorami, skyline).
11.3.b- Nei territori di protezione esterna non sono ammessi:
1. gli interventi di trasformazione in grado di compromettere in modo significativo i valori e le funzioni ecologiche e paesaggistiche degli elementi della rete ecologica regionale e quelli che possano interrompere la continuità degli assetti paesaggistici ed eco sistemici con l'area protetta;
2. gli interventi di trasformazione che interferiscano negativamente con le visuali da e verso le aree protette.
I territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento, come definiti dall'art. 2, commi2 e 6, del decreto legislativo 18 maggio 2001, 227 (art. 142 c.1 lett. g, Codice ) e art.12 dell'elaborato 8B del PIT/PPR.
La normativa di riferimento è contenuta nell'elaborato 8B del PIT/PPR, art. 12. Per le aree identificate si devono pertanto rispettare i seguenti Indirizzi /obbiettivo e le relative prescrizioni contenute nell'elaborato sopra citato.
Indirizzi/obbiettivo:
12.1.a - migliorare l'efficacia dei sistemi forestali ai fini della tutela degli equilibri idrogeologici del territorio;
12.1.b - tutelare la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri e dei valori paesaggistici e storico-identitari dei territori coperti da boschi salvaguardando la varietà e la tipicità degli ambienti forestali;
12.1.c - tutelare e conservare gli elementi forestali periurbani e planiziali per le loro funzioni di continuità paesaggistica tra questi e le matrici forestali collinari;
12.1.d - salvaguardare la varietà e la qualità degli ecosistemi forestali, con particolare riferimento alle specie e agli habitat forestali di interesse comunitario e regionale e ai nodi primari e secondari della rete ecologica forestale;
12.1.e - garantire che gli interventi di trasformazione non alterino i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi forestali e non ne compromettano i valori ecosistemici, storico -culturali ed estetico- percettivi;
12.1.i - valorizzare le produzioni locali legate alla presenza del bosco e promuoverne forme di fruizione sostenibile, anche al fine di ricostituire le relazioni tra il bosco e le comunità.
Direttive  (Oss.Reg.Pian.)
Il PO e gli strumenti urbanistici ad esso collegati devono:
12.1.a - Riconoscere, anche sulla base delle elaborazioni del Piano Paesaggistico:
1 - le aree di prevalente interesse naturalistico, con particolare riferimento ai nodi primari e secondari forestali della Rete Ecologica Regionale di cui all'Abaco regionale della Invariante "I caratteri ecosistemici dei paesaggi "del Piano Paesaggistico e alle aree interne ai sistemi di Aree protette e Natura 2000: nello specifico il PS recepisce i beni paesaggistici e ambientali costituiti dall'area protetta  "  Tomboli di Cecina", ne prevede la valorizzazione e ne tutela  l'integrità ;
2 - le formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio quali:

- pinete costiere;
- macchie e garighe costiere;
- elementi forestali isolati e paesaggisticamente emergenti e caratterizzanti;

3 - i paesaggi rurali e forestali storici (come riconosciuti dalle elaborazioni del Piano Paesaggistico e dalla legislazione nazionale e regionale vigente in materia).
12.2.b - Definire strategie, misure e regole /discipline volte a:
1 - promuovere la gestione forestale sostenibile finalizzata alla tutela degli ecosistemi forestali di valore paesaggistico e naturalistico nonché della loro funzione di presidio idrogeologico e delle emergenze vegetazionali: nello specifico il PS recepisce il vincolo di aree boscate a tutta la pineta costiera compreso le parti a sud ricomprese nel Territorio urbanizzato già utilizzate come parchi urbani.
2 - promuovere tecniche selvicolturali volte a contenere e/o contrastare la diffusione di specie aliene invasive soprattutto nelle zone di elevato valore paesaggistico e naturalistico: nello specifico il PS in accordo con gli enti competenti tutela le pinete costiere favorendo l'utilizzo delle tecniche più idonee per la tutela del patrimonio;
3 - evitare che gli interventi di trasformazione e artificializzazione delle aree e delle formazioni
boschive, di cui al presente comma lettera a, riducano i livelli e qualità e naturalità degli ecosistemi e alterino i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi forestali e ne compromettano i valori, storicoculturali ed estetico percettivi: nello specifico il PS tutela il patrimonio boschivo costiero evitando interventi antropici all'interno (ciclopista tirrenica) e anche laddove presenti parchi urbani (Marina sud,) ne tutela l'integrità forestale;
7 - incentivare, laddove possibile anche mediante idonee misure contrattuali, il mantenimento e/o recupero:

- delle pinete costiere;

8 - promuovere il recupero e la manutenzione della sentieristica, garantendone, ove possibile,
l'accessibilità e la fruizione pubblica;
9 - perseguire la tutela, il miglioramento e la valorizzazione paesaggistica e naturalistica, delle
proprietà pubbliche forestali, con particolare riferimento al patrimonio agricolo forestale regionale e alle proprietà comunali.
Prescrizioni
12.3.a - Gli interventi di trasformazione, compresi quelli urbanistici ed edilizi, ove consentiti, sono ammessi a condizione che:
1. non comportino l'alterazione significativa permanente, in termini qualitativi e quantitativi, dei valori ecosistemici e paesaggistici (con particolare riferimento alle aree di prevalente interesse naturalistico e delle formazioni boschive che "caratterizzano figurativamente" il territorio), e culturali e del rapporto storico e percettivo tra ecosistemi forestali, agroecosistemi e insediamenti storici. Sono comunque fatti salvi i manufatti funzionali alla manutenzione e coltivazione del patrimonio boschivo o alle attività antincendio, nonché gli interventi di recupero degli edifici esistenti e le strutture rimovibili funzionali alla fruizione pubblica dei boschi;
2. non modifichino i caratteri tipologici-architettonici del patrimonio insediativo di valore storico ed identitario, mantenendo la gerarchia tra gli edifici (quali ville, fattorie, cascine, fienili, stalle);
3. garantiscano il mantenimento, il recupero e il ripristino dei valori paesaggistici dei luoghi, anche tramite l'utilizzo di soluzioni formali, finiture esterne e cromie compatibili con i caratteri del contesto paesaggistico.
12.3.b - Non sono ammessi:
1. nuove previsioni edificatorie che comportino consumo di suolo all'interno delle formazioni boschive costiere che "caratterizzano figurativamente" il territorio, e in quelle planiziarie ,ad eccezione delle infrastrutture per la mobilità non diversamente localizzabili e di strutture a carattere temporaneo e rimovibile;
2. l'inserimento di manufatti (ivi incluse le strutture per la cartellonistica e la segnaletica non indispensabili per la sicurezza stradale) che possano interferire o limitare negativamente le visuali panoramiche.
Zone di interesse archeologico (art. 142 c.1. lett. m del Codice) e art.15 elaborato 8B del PIT/PPR
1.La normativa di riferimento è contenuta nell'elaborato 8B del PIT/PPR, art. 15. Per le aree identificate si devono pertanto rispettare i seguenti Indirizzi /obbiettivo e le relative prescrizioni contenute nell'elaborato sopra citato.
Indirizzi-Obiettivo -
15.1.a - tutelare e valorizzare, compatibilmente con le esigenze di tutela, i beni archeologici sottoposti alle disposizioni di cui alla Parte seconda del D.lgs 42/2004 e s.m.i. e il contesto di giacenza.
Prescrizioni
15.3.a - Non sono ammessi interventi di trasformazione territoriale, compresi quelli urbanistici ed edilizi, che compromettano le relazioni figurative tra il patrimonio archeologico e il contesto di giacenza e la relativa percettibilità e godibilità, nonché la conservazione materiale e la leggibilità delle permanenze archeologiche.
15.3.b - Nelle aree e nei parchi archeologici le attrezzature, gli impianti e le strutture necessari alla fruizione e alla comunicazione devono essere esito di una progettazione unitaria fondata su principi di integrazione paesaggistica e di minima alterazione dei luoghi ed assicurare la valorizzazione del contesto paesaggistico.
15.3.c - Per i beni archeologici sottoposti alle disposizioni di cui alla Parte seconda del D.lgs 42/2004 e s.m.i. restano ferme tutte le disposizioni ivi previste.
2. Il presente Piano Strutturale contiene "La  carta del potenziale e del rischio archeologico" (QC08) corredata dalle "Schede dei siti archeologici" (Allegato alla Tavola QC.08), e sono da considerarsi parte integrante del Quadro Conoscitivo del Piano Strutturale. Sulla base dei contenuti della suddetta carta devono essere rispettate le seguenti linee guida:

a. Le aree e i siti sono stati individuati sulla base della ricognizione dei dati bibliografici, degli archivi degli enti, di indagini archeologiche pregresse e dei vincoli esistenti, con riferimento anche a quelli di carattere monumentale, sia per il loro valore intrinseco che per quello di potenziali indicatori di preesistenze archeologiche. L'arco cronologico preso in esame è ampio, dalla Preistoria al Medioevo.
b. La determinazione dei gradi di rischio/potenziale, e i relativi comportamenti che il Piano Strutturale è chiamato ad adottare, è stata elaborata sulla base delle "Linee Guida. Indicazioni metodologiche per l'adeguamento e la conformità della pianificazione urbanistica comunale al PIT/PPR della Regione Toscana" e concordata, anche per quel che concerne gli areali e le fasce di rispetto, sulle indicazioni fornite dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno.

3. Si riportano le definizioni dei gradi di rischio e le relative prescrizioni:
A. Grado 1 - Assenza di informazioni di presenze archeologiche note.
Tutto il territorio comunale è considerato ricadente in questo grado di rischio che ha il compito di sottolineare come l'assenza di informazioni archeologiche note non escluda l'eventuale rinvenimento di depositi archeologici nel corso di lavorazioni che prevedano scavo o movimentazione terra. Su tutto il tutto il territorio comunale si richiama, dunque, al rispetto di quanto previsto in termini di tutela archeologica dalle leggi vigenti: "Qualora durante i lavori di escavazione si verificassero scoperte archeologiche fortuite, è fatto obbligo, ai sensi della normativa vigente (art. 90 e ss. D. Lgs. 42/2004, degli artt. 822, 823 e, specialmente, 826 del Codice civile, nonché dell'art. 733 del Codice Penale), di sospendere i lavori e avvertire entro 24 ore la Soprintendenza competente, il Sindaco o l'Autorità di Pubblica Sicurezza competente per territorio, e provvedere alla conservazione temporanea dei beni rinvenuti. L'eventuale rinvenimento di emergenze archeologiche nell'area oggetto dell'intervento, potrebbe comportare l'imposizione di varianti al progetto già approvato, nonché l'effettuazione di indagini archeologiche approfondite finalizzate alla documentazione delle eventuali emergenze antiche ed ai relativi interventi di tutela."
B. Grado 2 - Presenza di elementi fossili del territorio, non esclusivamente connessi ad attività antropiche, noti attraverso fonti e cartografia storica, fotografie aeree, prospezioni non distruttive (ad esempio: paleoalvei, direttrici della viabilità storica, eventuali tracce topografiche di centuriazione).
In analogia al grado precedente, il Piano Strutturale prevede le stesse disposizioni di tutela: "Qualora durante i lavori di escavazione si verificassero scoperte archeologiche fortuite, è fatto obbligo, ai sensi della normativa vigente (art. 90 e ss. D. Lgs. 42/2004, degli artt. 822, 823 e, specialmente, 826 del Codice civile, nonché dell'art. 733 del Codice Penale), di sospendere i lavori e avvertire entro 24 ore la Soprintendenza competente, il Sindaco o l'Autorità di Pubblica Sicurezza competente per territorio, e provvedere alla conservazione temporanea dei beni rinvenuti. L'eventuale rinvenimento di emergenze archeologiche nell'area oggetto dell'intervento, potrebbe comportare l'imposizione di varianti al progetto già approvato, nonché l'effettuazione di indagini archeologiche approfondite finalizzate alla documentazione delle eventuali emergenze antiche ed ai relativi interventi di tutela."
C. Grado 3 - Attestazione bibliografica di rinvenimento precedente e/o attestazione d'archivio collocabile in modo generico all'interno di un areale definito.
In relazione a questo grado, il Piano Strutturale prevede che per ogni eventuale intervento di movimentazione di terra ed escavazioni debba essere data comunicazione di inizio dei lavori agli Uffici del Settore archeologico della Soprintendenza. Il rilascio da parte del Comune del titolo autorizzativo previsto per le opere o le attività da realizzarsi sarà infatti subordinato all'emissione, da parte degli Uffici della Soprintendenza, di apposito nullaosta, che potrà prevedere la sottoposizione degli interventi a sorveglianza archeologica in corso d'opera, da effettuarsi a carico della committenza, o in casi particolari a controllo da parte del personale tecnico-scientifico della stessa. "Tali attività di sorveglianza, i cui costi saranno interamente a carico della committenza, dovranno essere eseguite da personale specializzato, il cui curriculum verrà sottoposto all'approvazione della Soprintendenza preventivamente all'inizio dei lavori, sotto la Direzione scientifica della Soprintendenza, alla quale andrà consegnata tutta la documentazione, redatta secondo le norme dalla stessa prescritte. Devono essere comunicati la tempistica prevista per gli interventi nonché, con congruo anticipo, l'effettivo inizio lavori e i nominativi della ditta incaricata della sorveglianza. Qualora durante i lavori di escavazione si verificassero scoperte archeologiche fortuite, è fatto obbligo, ai sensi della normativa vigente (art. 90 e ss. D. Lgs. 42/2004), degli artt. 822, 823 e, specialmente, 826 del Codice civile, nonché dell'art. 733 del Codice Penale, di sospendere i lavori e avvertire entro 24 ore questo Ufficio, il Sindaco o l'Autorità di Pubblica Sicurezza competente per territorio, e provvedere alla conservazione temporanea dei beni rinvenuti. L'eventuale rinvenimento di emergenze archeologiche nell'area oggetto del presente intervento, potrebbe comportare l'imposizione di varianti al progetto approvato, nonché l'effettuazione di indagini archeologiche approfondite finalizzate alla documentazione delle eventuali emergenze antiche ed ai relativi interventi di tutela".
D. Grado 4 - Presenza archeologica nota con una certa precisione, dotata di coordinate spaziali ben definite anche se suscettibili di margini di incertezza dovuti alla georeferenziazione o al passaggio di scala da cartografie di periodi cronologici differenti.
In relazione a questo grado, il Piano Strutturale prevede che, per ogni eventuale intervento di movimentazione di terra ed escavazioni, debba essere data comunicazione di inizio dei lavori agli Uffici del Settore archeologico della Soprintendenza.
Il rilascio da parte del Comune del titolo autorizzativo previsto per le opere o le attività da realizzarsi sarà, dunque, subordinato all'emissione, da parte della Soprintendenza, di apposito nullaosta, che potrà prevedere l'esecuzione di saggi archeologici diagnostici o altre operazioni preventive nell'area o la sottoposizione degli interventi a sorveglianza archeologica in corso d'opera, entrambi da effettuarsi a carico della committenza.
Nel caso sia fatta richiesta la realizzazione di saggi archeologici diagnostici o altre operazioni preventive, potrà essere fatto riferimento a quanto previsto in materia di verifica di interesse archeologico secondo il D.Lgs. 50/2016, art. 25 (e ss.mm., come da Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 88 del 14 aprile 2022, DPCM del 14 febbraio 2022), con particolare riferimento ai commi 3 e 8, i cui oneri saranno a carico della stazione appaltante (comma 12).
Nel caso venga richiesta la sorveglianza archeologica, "...tali attività di sorveglianza, i cui costi saranno a carico della committenza, dovranno essere eseguite da personale specializzato, il cui curriculum verrà sottoposto all'approvazione della Soprintendenza preventivamente all'inizio dei lavori, sotto la Direzione scientifica della Soprintendenza, alla quale andrà consegnata tutta la documentazione, redatta secondo le norme dalla stessa prescritte. Si richiede che vengano comunicati la tempistica prevista per gli interventi nonché, con congruo anticipo, l'effettivo inizio lavori e i nominativi della ditta incaricata della sorveglianza. Qualora durante i lavori di escavazione si verificassero scoperte archeologiche fortuite, è fatto obbligo, ai sensi della normativa vigente (art. 90 e ss. D. Lgs. 42/2004), degli artt. 822, 823 e, specialmente, 826 del Codice civile, nonché dell'art. 733 del Codice Penale, di sospendere i lavori e avvertire entro 24 ore questo Ufficio, il Sindaco o l'Autorità di Pubblica Sicurezza competente per territorio, e provvedere alla conservazione temporanea dei beni rinvenuti. L'eventuale rinvenimento di emergenze archeologiche nell'area oggetto dell'intervento, potrebbe comportare l'imposizione di varianti al progetto approvato, nonché l'effettuazione di indagini archeologiche approfondite finalizzate alla documentazione delle eventuali emergenze antiche ed ai relativi interventi di tutela".
E. Grado 5 - Presenza archeologica nota con accuratezza topografica che derivi da: scavi archeologici, ricognizioni di superficie, aereo-fotointerpretazione, prospezioni geofisiche o qualsiasi altra tecnica di telerilevamento, dotata di coordinate spaziali ben definite se non addirittura caratterizzata da emergenze architettoniche più o meno evidenti anche se non soggette a vincolo archeologico.
Oltre a recepire le prescrizioni specifiche contenute da eventuali decreti di vincolo e tutela, il Piano Strutturale subordina ogni intervento all'approvazione della Soprintendenza (ai sensi degli artt. 21 e 146, rispetto a quanto già disciplinato per le aree 142 lettera m. del D.Lgs 42/2004). Le aree in oggetto saranno sottoposte all'esecuzione di indagini diagnostiche e/o saggi archeologici finalizzati a verificare la fattibilità delle opere.
In questo caso potrà essere fatto riferimento a quanto previsto in materia di verifica di interesse archeologico secondo il D.Lgs. 50/2016, art. 25 (e ss.mm., come da Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 88 del 14 aprile 2022, DPCM del 14 febbraio 2022), con particolare riferimento ai commi 3 e 8, i cui oneri saranno  carico della stazione appaltante (comma 12).
4. La "Carta del Potenziale e del Rischio Archeologico - Tavola QC.08", relativa alle testimonianze archeologiche documentate, è suscettibile di integrazioni e modifiche in seguito a nuovi ritrovamenti. In tal caso le modifiche o integrazioni non costituiscono Variante al Piano Strutturale ma, per gli effetti prodotti ai sensi del presente comma, comportano pubblicazioni sull'Albo pretorio nel sito web comunale, accompagnate da adeguate forme di informazione alla cittadinanza. Tali aggiornamenti rientrano nelle fattispecie previste all'art. 21 della L.R. 65/2014.

Art. 9 Indagini geologiche e idrauliche di supporto alla pianificazione territoriale: disciplina degli interventi, fragilità del territorio e condizioni alla trasformazione
9.1 -Salvaguardie dell'assetto idraulico
Fatte salve le disposizioni del PGRA (Piano Gestione Rischio Idraulico) dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale, delle norme del PAI (Piano Stralcio Assetto Idrogeologico) del Bacino Regionale Toscana Costa, della L:R. 41/2018 e della DGRT 31/2020 (Allegato A al DPGR 5/R/2020), qui di seguito sono esplicitate le indicazioni generali per gli interventi edilizi rispetto all'assetto idraulico locale. (Oss.Reg.G.C.)
9.1. 1. Riduzione del rischio idraulico

a. Nelle aree a pericolosità da alluvione P2 e P3 in cui negli elaborati degli studi idrologico-idraulici non siano disponibili indicazioni circa il battente idraulico atteso per eventi alluvionale poco frequenti (Tr = 200 anni), il battente di riferimento in tali contesti potrà essere assunto in accordo a quanto stabilito dall'art. 18, comma 2, della L.R. 41/2018. (Oss.Reg.G.C.)
b. Per tutti gli interventi ricadenti nelle aree di pianura e/o in prossimità di corsi d'acqua compresi nel Reticolo Idrografico di riferimento della Regione Toscana dovranno essere condotti approfondimenti sulle condizioni di rischio idraulico locale a partire dai risultati dello studio idrologico-idraulico condotto a supporto del Piano Strutturale.

9.1. 2. Impermeabilizzazioni

a. La realizzazione di vaste superfici impermeabilizzate, all'interno di zone soggette a Piano Attuativo, dovrà essere subordinata ad uno studio idrologico-idraulico di dettaglio che definisca gli interventi necessari per neutralizzare gli effetti derivanti dall'aumento dei picchi di piena e della velocità di corrivazione delle acque nel corpo ricettore, da mitigarsi attraverso cisterne, o invasi di prima pioggia, dispositivi clapet, al fine di assicurare quanto più possibile l'invarianza idraulica e il non aumento del rischio nelle aree adiacenti.
b. Particolari accorgimenti dovranno essere posti anche nella progettazione delle superfici coperte, preferendo le soluzioni che permettano la riduzione della velocità dell'acqua.
c. I nuovi spazi pubblici o privati destinati a viabilità pedonale o meccanizzata sono realizzati con modalità costruttive idonee a consentire l'infiltrazione o la ritenzione anche temporanea delle acque, salvo che tali modalità costruttive non possano essere utilizzate per comprovati motivi di sicurezza igienico-sanitaria e statica o di tutela dei beni culturali e paesaggistici.
d. E' vietato il convogliamento delle acque piovane in fognatura o nei corsi d'acqua, quando sia tecnicamente possibile il loro convogliamento in aree permeabili, senza determinare fenomeni di ristagno e/o di instabilità.

9.1. 3. Fognature

a. Le reti fognarie di nuova realizzazione per le acque bianche, dovranno essere progettate per favorire il massimo invaso di acqua, ottenibile attraverso ampie dimensioni, ridotta profondità (in modo da mantenerle vuote nei periodi asciutti) e bassa pendenza (per ridurre la velocità del flusso).
b. Le acque raccolte dai pluviali delle coperture dovranno, quando tecnicamente possibile, essere convogliate in aree permeabili. Qualora ciò non fosse possibile potranno essere immesse nella pubblica fognatura o nel reticolo idraulico minore, prevedendo a monte sistemi di laminazione del picco di piena, valutato per eventi con tempo di ritorno ventennale (Tr20) di durata oraria (1h) pari a 51.35 mm (RT Linee Segnalatrici di Possibilità Pluviometrica - Aggiornamento 2012).
c. Qualora sia previsto il convogliamento di fosse campestri nella fognatura pubblica, dovranno essere previsti manufatti per l'abbattimento del trasporto solido per preservare nel tempo la funzionalità delle condotte sotterranee.

9.1 4. Reticolo idrografico minore.

a. Qualunque intervento che modifichi l'assetto originario del reticolo idrografico minore esterno al Reticolo individuato dalla L.R. 79/2012 (sul quale gli interventi sono di competenza regionale) dovrà essere supportato da uno studio che dimostri la funzionalità del sistema drenante e le eventuali modifiche da apportare. L'indagine dovrà essere estesa all'area scolante attraverso un rilievo di dettaglio, in modo da definire i rapporti gerarchici tra le varie linee di drenaggio delle acque superficiali.
b. Anche i tombamenti, laddove ammissibili, di ogni dimensione e lunghezza, in aree urbane o agricole, dovranno essere opportunamente dimensionati e supportati da apposito progetto che dimostri la funzionalità dell'opera.
c. In generale tutti gli interventi non dovranno essere limitati alla conservazione dello stato attuale ma prevedere il miglioramento dell'assetto idraulico complessivo.
d. La realizzazione di nuove strade o accessi carrabili (in rilevato e non) dovrà mantenere inalterata l'efficienza del reticolo idrografico, verificando le sezioni idrauliche preesistenti ed intervenendo in caso di insufficienza.
e. Per gli interventi riguardanti i corsi d'acqua inseriti nel Reticolo Idrografico e di gestione della Regione Toscana, vale quanto previsto dalla L.R. 79/2012 e dalla L.R. 41/2018.

9.1. 5 Manutenzione e ripristino dei corsi d'acqua.

a. I proprietari dei fondi interessati da corsi d'acqua o linee di drenaggio sono tenuti alla loro manutenzione senza apportare modifiche alle caratteristiche funzionali, nonché al ripristino delle stesse nei casi di non funzionamento. Sui fossi privati gli interventi di alterazione del tracciato e/o di copertura dell'alveo potranno avvenire solo per comprovata necessità e sempre dopo autorizzazione dell'autorità idraulica competente. Eventuali solchi da erosione venutisi a creare in seguito ad eventi anche eccezionali dovranno prontamente essere ripristinati, avendo cura di aumentare il volume delle affossature, per evitare il ripetersi del fenomeno.
b. Per quanto riguarda i corsi d'acqua inseriti nel Reticolo Idrografico e di gestione della Regione Toscana, vale quanto previsto dalla L.R. 79/2012 e dalla L.R. 41/2018.

9.1. 6 Realizzazione di locali interrati.

a. I locali interrati sono ammessi alle condizioni di quanto indicato dalla L.R. 41/2018.

9.1. 7 Viabilità.

a. La realizzazione di nuova viabilità non dovrà costituire ostacolo al normale deflusso delle acque superficiali. Eventuali rilevati stradali dovranno essere corredati da specifici studi che prevedano la ricucitura del reticolo idrografico minore ed analizzino l'interazione del nuovo manufatto con la distribuzione delle acque in caso di esondazione dai corsi d'acqua limitrofi.
b. Da tali studi dovranno emergere le soluzioni da adottare per non incrementare il livello di rischio idraulico nelle aree circostanti.
c. Per le aree interessate da pericolosità da alluvione, vale quanto previsto dalla L.R. 41/2018.

9.2 -Salvaguardie dell'assetto idrogeologico
Fatte salve le disposizioni del PGA (Piano di Gestione delle Acque) dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale, del D.Lgs. 152/2006 e del DPGR 61/R/2016, qui di seguito sono esplicitate le indicazioni generali per gli interventi edilizi rispetto all'assetto idrogeologico locale. (Oss.Reg.G.C.)
9.2. 1 Pozzi.

a. I nuovi pozzi che attingono dalla falda freatica superficiale dovranno prevedere l'impermeabilizzazione della zona attigua al pozzo stesso, da realizzarsi mediante un marciapiede della larghezza minima di 50 cm. Al fine di evitare l'infiltrazione delle acque di ruscellamento superficiale, la bocca-pozzo dovrà essere collocata ad un'altezza minima di 60 cm dal piano di campagna; qualora sia mantenuta al di sotto del piano di campagna, la bocca-pozzo dovrà essere inserita in un pozzetto a tenuta stagna, protetta da un tombino.
b. I pozzi artesiani dovranno prevedere il corretto isolamento degli acquiferi attraversati e l'impermeabilizzazione superficiale, da ottenersi mediante corretta cementazione dei primi metri di profondità.
c. La necessità di realizzare nuovi pozzi ad uso domestico deve essere opportunamente motivata, e comunque subordinata ad una verifica della possibilità di realizzare cisterne interrate per l'accumulo delle acque piovane.
d. La captazione e l'utilizzo di sorgenti o di scaturigini naturali è soggetta ad autorizzazione comunale, previa presentazione di elaborati progettuali in cui siano riportate le condizioni geologiche ed idrogeologiche dell'area nonché il regime idrogeologico della sorgente stessa.
e. Intorno ai pozzi ed alle sorgenti, anche se non captate, dovrà essere mantenuta una fascia di rispetto all'interno della quale sono vietati lo scarico diretto nel terreno tramite subirrigazione o pozzi assorbenti, la fertirrigazione, lo spandimento di acque vegetative nonché la realizzazione di lagoni di accumulo di liquami, di strutture interrate di deposito o magazzinaggio di prodotti chimici e simili.
f. Sono vietati gli interventi che interferiscono con le scaturigini naturali di acque sotterranee: qualora esistano comprovati motivi di messa in sicurezza di tratti di versante, gli interventi di captazione, drenaggio, incanalamento delle acque di emergenza verso impluvi naturali sono soggetti ad autorizzazione comunale, previa presentazione di un'indagine geologico-tecnica che dimostri la compatibilità delle trasformazioni con le caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche dell'area d'intervento.
g. La realizzazione di nuovi pozzi è soggetta a quanto definito dal T.U. n. 1775/1933 e dal DPGR 50/R/2015

9.2. 2 Protezione della risorsa idrica.

a. Nelle zone di rispetto dei pozzi di approvvigionamento idropotabile, ai sensi del DLgs 152/2006 e ss.mm.ii. sono vietati:

1. la dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
2. l'accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
3. lo spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
4. la dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche proveniente da piazzali e strade;
5. le aree cimiteriali;
6. l'apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
7. l'apertura di pozzi, ad eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano;
8. la gestione di rifiuti;
9. lo stoccaggio di sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;
10. i centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
11. i pozzi perdenti;
12. il pascolo e la stabulazione di bestiame.

b. Nelle zone di rispetto sono disciplinate queste strutture e attività:

1. fognature;
2. edilizia residenziale e opere di urbanizzazione;
3. opere viarie, ferroviarie e infrastrutture di servizio;
4. pratiche agronomiche e contenuti dei piani di utilizzazione.

9.3 -Salvaguardie dell'assetto geomorfologico
Fatte salve le disposizioni del PAI Toscana Costa, del PAI dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Settentrionale, delle norme del PAI (Piano Stralcio Assetto Idrogeologico) del Bacino Regionale Toscana Costa e della DGRT 31/2020 (Allegato A al DPGR 5/R/2020), qui di seguito sono esplicitate le indicazioni generali per gli interventi edilizi rispetto all'assetto idraulico locale. (Oss. Reg. G.C.).
9.3 1. Modellamenti morfologici.

a. Gli interventi sul territorio che modifichino l'assetto originario dei luoghi (riporti e sbancamenti, viabilità in rilevato, piazzali etc.), devono essere supportati da studi di approfondimento del contesto geomorfologico dell'area in oggetto, che entrino nel merito degli effetti di tali trasformazioni sui territori circostanti.
b. Qualora l'intervento ricada nelle Classi G3 e G4 di Pericolosità Geologica l'indagine geologica dovrà contenere opportune verifiche di stabilità del versante, per una esaustiva valutazione della fattibilità delle trasformazioni previste.
c. La gestione dei terreni escavati (riutilizzo in loco o in altra sede, smaltimento) dovrà essere condotta secondo le direttive del DPR 13 giugno 2017 n. 120 (Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo).

9.3. 2. Metodi di coltivazione del suolo.

a. Al fine di contenere e/o ridurre l'erosione superficiale delle zone coltivate, sono da evitare disposizioni di uliveti, frutteti e vigneti con linee di drenaggio a rittochino, favorendo la realizzazione di impianti di nuove colture e di nuove affossature disposte secondo direttrici a bassa pendenza. Ciò per ridurre l'energia delle acque superficiali, il ruscellamento superficiale ed il trasporto solido delle acque incanalate.

9.3. 3 Programmmi Aziendali Pluriennali di Miglioramento Agricolo Ambientale.

a. I Programmmi Aziendali Pluriennali di Miglioramento Agricolo Ambientale (PAPMAA) dovranno contenere un'indagine geologico-tecnica che analizzi la compatibilità delle trasformazioni con le caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche ed idrauliche dell'area d'intervento.

Titolo III STATUTO DEL TERRITORIO: SISTEMI TERRITORIALI

Art. 10 SISTEMI E SOTTOSISTEMI TERRITORIALI
1.  L'articolazione del territorio comunale in Sistemi e Sottosistemi Territoriali consente di definire lo Statuto del Territorio nel rispetto del quale le Strategie di Sviluppo di cui al successivo TIT. IV devono risultare sostenibili e coerenti con il PIT/PPR.
2. I Sistemi e Sottosistemi territoriali sono contigui su tutto il territorio e si relazionano con i sistemi territoriali all'esterno del territorio comunale oltre i confini amministrativi e consentono di definire lo Statuto del Territorio e le regole di utilizzo e di trasformazione delle risorse territoriali anche nel rispetto delle componenti territoriali dei Comuni vicini.
3. I Sistemi Territoriali sono definiti sulla base delle quattro componenti il Patrimonio territoriale definito dal PIT/PPR , in particolare sulla base della I componente ( la struttura idrogeomorfologica) si definiscono i Sistemi Territoriali, mentre con la II, III, e IV componente si definiscono i Sottosistemi Territoriali, suddivisi in tre tipologie: Sottosistemi ambientali (dove è prevalente la componente  ecosistemica  ), Sottosistemi agricoli (dove è prevalente la componente agraria) e Sottosistemi insediativi (dove è prevalente la componente insediativa) .
4.Il territorio del Comune di Cecina viene articolato in 2 Sistemi Territoriali principali, Sistema Territoriale Cecina Nord (a nord del fiume Cecina) e Sistema Territoriale Cecina Sud (a sud del Fiume Cecina )secondo una dividente ideale passante in asse con l'alveo del fiume,  ciascuno articolato in sottosistemi ambientali,  agricoli  e insediativi, in considerazione del fatto che il corso del Fiume Cecina attraversa in senso est- ovest tutto il territorio comunale suddividendolo  in due sistemi territoriali ben distinti.

Art. 11 SISTEMA TERRITORIALE CECINA NORD
1.Esso ricomprende in base alle analisi del PIT/PPR e del PS relative alla I componente e I invariante strutturale: la parte costiera caratterizzata da dune, la parte retrodunale, le aree pianeggianti di margine caratterizzate da sistemi agricoli, insediamenti urbani interni e costieri e insediamenti extraurbani e la parte in riva destra del fiume Cecina.
2.Le disposizioni statutarie per tale sistema territoriale, costituite da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, sono definite all'art. 14 ed in particolare all'art. 9 sulla base delle indagini idrauliche, geologiche e sismiche effettuate nell'ambito del PS ai sensi delle vigenti disposizioni di legge oltre che dalle disposizioni specifiche per le singole componenti sottosistemiche di cui sopra. Il Piano Operativo deve declinare i vari livelli di fattibilità idraulica, geologica e sismica sulla base dei livelli di pericolosità idraulica, geologica e sismica oggetto del quadro conoscitivo del PS e definiti nelle tavole QC07.
3.All'interno del Sistema Territoriale Cecina Nord sono individuati:

due sottosistemi a prevalente carattere ambientale;
due sottosistemi a prevalente carattere agricolo;
tre sottosistemi a prevalente carattere insediativo.

A-Sottosistema ambientale dell'ecosistema costiero
1. Esso ricomprende tutte le pinete costiere, la Riserva naturale Tomboli di Cecina, le spiagge e le componenti marine della costa, la foce del Fiume Cecina e di alcuni corsi minori diretti al mare.

2. Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2. a), b), c) e 15.4.
B-Sottosistema ambientale degli ecosistemi fluviali del fiume Cecina e dei corsi minori
1. Esso ricomprende tutte le componenti ambientali del fiume Cecina e delle aree limitrofe in riva destra e quelle di tutti i corsi minori che fanno parte del bacino del Cecina con le aree pertinenziali che solcano questa parte di territorio svolgendo una funzione idraulica e ecologica.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce   lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2.c), e 15.4.
C-Sottosistema agricolo delle aree di bonifica
1. Esso   ricomprende i territori agricoli a ovest della ferrovia, a est dell'ecosistema costiero e a nord dell'ecosistema fluviale del Cecina; esso si caratterizza per un paesaggio    a maglia agraria e insediativa tipica delle bonifiche idrauliche ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 8, seminativi delle aree di bonifica.
2. Per tale sottosistema il PS recepisce   lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.17.2. b)   e 17.6.
D-Sottosistema agricolo delle colture promiscue a maglia fitta di pianura
1. Esso ricomprende i territori agricoli ad est della ferrovia e a nordest dell'insediamento urbano di San Pietro in Palazzi e si caratterizza per un paesaggio di piccola e media   maglia agraria con colture legnose ed erbacee di tipo tradizionale ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 20, mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari.
2.  Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 17.2.c) e 17.6.
E- Sottosistema insediativo urbano interno
1. Esso ricomprende gli insediamenti urbani de La Cinquantina e di San Pietro in Palazzi. Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TS - Tessuti storicizzati, TR1- Tessuti a isolati chiusi e semichiusi, TR2- Tessuti ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto, TR6- Tessuti a tipologie miste, TPS2- Tessuto a piattaforme produttive. I Tessuti TR1 in buona parte coincidono con i Tessuti storicizzati TS.
2. Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3.a),b),c),e),g) e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
F-Sottosistema insediativo urbano costiero
1. Esso ricomprende gli insediamenti urbani de La Mazzanta e del Porto turistico. Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TR2, Tessuti ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto (La Mazzanta) e TPS3 Tessuti caratterizzati da insule specializzate (il porto turistico).
2.  Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3c), h). e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
G-Sottosistema insediativo extraurbano
1.Esso ricomprende tutti gli insediamenti minori extraurbani, sia aggregati che diffusi, presenti nel territorio rurale. Gli insediamenti aggregati sono caratterizzai dai morfotipi insediativi TR10- Campagna abitata o TR11- Campagna urbanizzata o TPS4-Tessuti a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.  Sono ricompresi fra questi insediamenti anche quelli autorizzati dalla conferenza di copianificazione ai sensi dell'art. 25 della L.R. 65/2014, seppur ancora non identificati in dettaglio sul territorio, essendo questo compito degli strumenti urbanistici successivi.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità direttive e prescrizioni di cui all'art. 17.4 a), b),c), e 17.6.

Art. 12 SISTEMA TERRITORIALE CECINA SUD
1. Esso ricomprende in base alle analisi del PIT/PPR e del PS relative alla I componente e I invariante strutturale: la parte costiera caratterizzata da dune e dalla riserva dei Tomboli di Cecina, la parte retrodunale, le aree pianeggianti di margine caratterizzate da sistemi agricoli di varia caratterizzazione, insediamenti urbani interni e costieri e insediamenti extraurbani e la parte in riva sinistra del fiume Cecina.
2. Le disposizioni statutarie per tale sistema territoriale, costituite da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, sono definite all'art. 14 ed in particolare all'art. 9 sulla base delle indagini idrauliche, geologiche e sismiche effettuate nell'ambito del PS ai sensi delle vigenti disposizioni di legge oltre che dalle disposizioni specifiche per le singole componenti sottosistemiche di cui sopra. Il Piano Operativo deve declinare i vali livelli di fattibilità idraulica, geologica e sismica sulla base dei livelli di pericolosità idraulica, geologica e sismica oggetto del quadro conoscitivo del PS e definiti nelle tavole QC07.
3. All'interno del Sistema Territoriale Cecina Sud sono individuati:

due sottosistemi a prevalente carattere ambientale;
due sottosistemi a prevalente carattere agricolo;>
tre sottosistemi a prevalente carattere insediativo.

A-Sottosistema ambientale dell'ecosistema costiero
1.Esso ricomprende le pinete costiere a sud del fiume Cecina, la Riserva naturale Tomboli di Cecina, le spiagge e le componenti marine della costa, la foce del Fiume Cecina e di alcuni corsi minori direti al mare
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2. a), b), c) e 15.4.
B-Sottosistema ambientale degli ecosistemi fluviali del fiume Cecina e dei corsi minori
1.Esso ricomprende tutte le componenti ambientali del fiume Cecina e delle aree limitrofe in riva sinistra e quelle di tutti i corsi minori che fanno parte del bacino del Cecina con le aree pertinenziali che solcano questa parte di territorio svolgendo una funzione idraulica ed ecologica.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2.c), e 15.4.
C-Sottosistema agricolo di pianura e fondovalle
1.Esso   ricomprende i territori agricoli a ovest della ferrovia, a est dell'ecosistema costiero e a sud dell'insediamento di Marina di Cecina; esso si caratterizza per un paesaggio   a maglia agraria di dimensione medio-ampia ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 6, seminativi semplificati di pianura e fondovalle.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.17.2. a)   e 17.6.
D-Sottosistema agricolo delle colture promiscue a maglia fitta di pianura
1.Esso ricomprende i territori agricoli ad est della ferrovia e a sudest dell'insediamento urbano di Cecina e si caratterizza per un paesaggio di piccola e media   maglia agraria con colture legnose ed erbacee di tipo tradizionale ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 20,  mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari.
2. Tale sottosistema è in buona parte caratterizzato, in prossimità dell'insediamento urbano di Cecina, ad ovest di Via Pasubio e a nord di Via Terra dei Ceci, da aree agricole periurbane su cui insistono molti insediamenti extraurbani riconducibili ai morfotipi insediativi TR10 e TR11, come meglio di seguito definiti.  Il Piano Operativo potrà nel rispetto dello Statuto del Territorio definire per tali aree una Disciplina specifica che tenga di conto dei caratteri agricoli periurbani presenti ed in particolare degli insediamenti extraurbani, oggetto di precedenti interventi pianificatori, per i quali potrà essere definita una disciplina specifica che valorizzi gli insediamenti esistenti riconducibili a quanto previsto dall'art. 64 comma 1 lettera d) della L.R. 65/2014.
3.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.17.2.c)   e 17.6.
E. Sottosistema insediativo urbano interno
1. Esso ricomprende l'insediamento urbano di Cecina capoluogo a est della ferrovia. Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TS - Tessuto storicizzato , TR1 - Tessuto a isolati chiusi e semichiusi , TR2- Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto ,TR4-Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata, TR6- Tessuto  a tipologie miste ,TPS1- Tessuto a proliferazione produttiva lineare, TPS2- Tessuto a piattaforme produttive-commerciali-direzionali, TPS3- Tessuto caratterizzato da insule specializzate .I Tessuti TR1 in buona parte coincidono con i Tessuti storicizzati TS.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3 a), b), c), d), e), f) , g), h)  e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
F- Sottosistema insediativo urbano costiero
1.Esso ricomprende l'insediamento urbano di Marina di Cecina ad ovest della ferrovia.  Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TR1- Tessuto a isolati chiusi e semichiusi, TR2- Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto, TR4-Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata, TR6- Tessuto a tipologie miste, TPS3- Tessuti caratterizzati da insule specializzate (cimitero e tiro a volo e maneggio), TPS4 -Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3 b),c),d),e),h),i), e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
G- Sottosistema insediativo extraurbano
1.Esso ricomprende tutti gli insediamenti minori extraurbani, sia aggregati che diffusi, presenti nel territorio rurale. Gli insediamenti aggregati sono caratterizzati dai morfotipi insediativi TR10- Campagna abitata o TR11- Campagna urbanizzata- o TPS4-Tessuti a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.  Sono ricompresi fra questi insediamenti anche quelli autorizzati dalla conferenza di copianificazione ai sensi dell'art. 25 della L.R. 65/2014, seppur ancora non identificati in dettaglio sul territorio, essendo questo compito degli strumenti urbanistici successivi.
2.Per tale sottosistema il PS definisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità direttive e prescrizioni di cui all'art. 17.4 a), b),c),  e 17.6.

Art. 13 Patrimonio territoriale e Statuto del territorio: Invarianti strutturali
1.Il Piano Strutturale definisce lo Statuto del Territorio come atto di riconoscimento identitario del patrimonio territoriale comunale e ne individua le regole di tutela, riproduzione e trasformazione.
2. L'individuazione dello Statuto del Territorio sulla base della articolazione del territorio comunale definita secondo le quattro componenti il patrimonio territoriale consente di facilitare l'applicazione delle disposizioni statutarie alle strategie di sviluppo che coinvolgono il territorio comunale.
3.Lo Statuto del territorio comprende gli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale comunale e le invarianti strutturali: esso costituisce il quadro di riferimento prescrittivo per le previsioni di trasformazione contenute nel Piano Operativo e nei piani attuativi e progetti successivi.
4.Gli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale sono:

A. la struttura idrogeomorfologica, che comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici con riferimento ai sistemi territoriali;
B. la struttura eco-sistemica, che comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora con riferimento ai sottosistemi ambientali;
C. la struttura insediativa, che comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali, industriali e tecnologici con riferimento ai sottosistemi insediativi;
D. la struttura agroforestale, che comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell'edilizia rurale con riferimento ai sottosistemi agricoli.

5.Le Invarianti Strutturali corrispondono ai caratteri specifici, ai principi generativi e alle regole che assicurano la tutela e la riproduzione degli elementi che costituiscono il patrimonio territoriale. Pertanto le Invarianti Strutturali vengono definite in relazione alle quattro componenti il patrimonio territoriale e ne specificano alle varie scale della pianificazione territoriale i caratteri, i valori, le criticità e le regole di tutela e trasformazione: l'individuazione delle invarianti strutturali riguarda l'intero territorio comunale comprese le sue parti degradate e non costituisce un vincolo di non modificabilità del bene ma il riferimento per definire le condizioni di trasformabilità.
6.Le quattro invarianti strutturali in cui si articola lo Statuto del Territorio toscano definito dal P.I.T./P.P.R., ciascuna esaminata a livello degli Ambiti di paesaggio in cui è suddiviso il territorio regionale, con descrizione strutturale, individuazione dei valori, rilevamento delle criticità, indirizzi e obiettivi di qualità da perseguire e direttive da rispettare, sono:
I - i caratteri idrogeomorfologici dei sistemi morfogenetici e dei bacini idrografici;
II - i caratteri ecosistemici del paesaggio;
III - il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, infrastrutturali e urbani;
IV - i caratteri identitari dei paesaggi rurali toscani.
Il Piano Strutturale nell'assumere le 4 Invarianti Strutturali del P.I.T./P.P.R. che caratterizzano l'Ambito di Paesaggio n.13 val di Cecina ", quale riferimento centrale della pianificazione territoriale comunale consente di considerare il paesaggio nella sua dinamica complessiva assieme alle sue regole generative, di manutenzione e di trasformazione e di verificare immediatamente la coerenza del piano strutturale comunale con il piano di indirizzo territoriale regionale con valenza di piano paesaggistico.

Art. 14 Invariante Strutturale I: i caratteri idro-geomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici
1. Il P.I.T./P.P.R. assume come prima Invariante Strutturale "i caratteri idro-geomorfologici dei bacini idrografici e dei sistemi morfogenetici"; nello specifico del Comune di Cecina, ricompreso nell'Ambito di Paesaggio 13 "val di Cecina", essa è contraddistinta:

a nord del fiume Cecina da:

- costa a dune e cordoni CDC;
- depressioni retrodunali DER;
- aree di fondovalle FON;
- aree di margine inferiore MARi;
- aree di margine Margine (MAR);

a sud del fiume Cecina da:

- costa a dune e cordoni CDC;
- depressioni retrodunali DER;
- aree di fondovalle FON;
- aree di margine inferiore MARi;
- aree di margine Margine (MAR).
- bacini di esondazione BES,

2. Gli obbiettivi di qualità che il P.I.T./P.P.R. definisce per questa Invariante Strutturale sono i seguenti:

a) sistema costa a dune e cordoni:

1) ridurre l'impermeabilizzazione delle superfici al fine di prevenire intrusioni saline nelle acque di falda superficiale;
2) controllare e contenere i fenomeni di erosione della costa;
3) perseguire equilibri sostenibili tra conservazione e fruizione delle spiagge e dei cordoni dunali;

b) sistema depressioni retrodunali DER:

1) mantenere e preservare i sistemi della bonifica idraulica;
2) evitare l'eccessivo abbassamento del livello delle falde acquifere;
3) regolamentare l'immissione di sostanze chimiche ad effetto eutrofizzante nelle aree umide di valore naturalistico

c) sistema aree di fondovalle FON

1) limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche

d) sistema aree di margine inferiore MARi

1) contenere i rischi di erosione sulle superfici in pendenza e i rischi di compattazione del suolo su tutte le altre superfici;

e) sistema aree di margine Margine MAR

1) limitare il consumo di suolo per salvaguardare i caratteri qualitativi e quantitativi delle risorse idriche;
2) evitare estesi rimodellamenti delle morfologie;
3) favorire una gestione agricola che tenga conto dello scarso potenziale naturale dei suoli e della necessità di tutela delle falde acquifere;
4) limitare i rimodellamenti della topografia associati agli impianti di colture intensive.

f) sistema bacini di esondazione BES

1) limitare il consumo di suolo per ridurre l'esposizione al rischio idraulico e mantenere la permeabilità dei suoli;
2) mantenere e ripristinare le reti di smaltimento delle acque superficiali;
3) regolamentare gli scarichi e l'uso di sostanze chimiche ad effetto eutrofizzante dove il sistema di drenaggio coinvolga aree umide di valore naturalistico.

3. Le componenti il patrimonio territoriale comunale ricomprese nella Invariante strutturale I sono:

a) la struttura idro-geomorfologica del territorio come sopra descritta
b) le aree sottoposte a vincolo idrogeologico;
c) il reticolo idraulico principale e secondario compreso le opere artificiali per la messa in sicurezza idraulica dei corsi d'acqua;
d) i laghi, i pozzi e le sorgenti idriche;

4. Le Direttive e le Prescrizioni sono:

a) la struttura idro-geomorfologica del territorio: valgono gli indirizzi dei sistemi morfogenetici e le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8   e quelle desunte dalle indagini   geologiche e idrauliche di supporto di cui all'art. 9;
b) le aree sottoposte a vincolo idrogeologico: valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art.8 e quelle desunte dalle indagini   geologiche e idrauliche di supporto di cui all'art. 9;
c) il reticolo idraulico principale e secondario compreso le opere artificiali per la messa in sicurezza idraulica dei corsi d'acqua: valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8 e quelle desunte dalle indagini geologiche e idrauliche di supporto di cui all'art. 9;
d) i laghi, pozzi e le sorgenti idriche: valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8 e quelle desunte dalle indagini geologiche e idrauliche di supporto di cui all'art. 9;

Art. 15 Invariante Strutturale II: i caratteri ecosistemici del paesaggio
1. Il P.I.T./P.P.R. assume come seconda Invariante Strutturale "i caratteri ecosistemici del paesaggio"; nello specifico del Comune di Cecina, ricompreso nell'Ambito di Paesaggio 13 "val di cecina", essa è contraddistinta sia a nord che a sud del fiume Cecina da:

a) ecosistema costiero caratterizzato da coste sabbiose prive di sistemi dunali
b) ecosistema forestale caratterizzato da nuclei di connessione ed elementi forestali isolati
c) ecosistema fluviale caratterizzato da corridoio ecologico fluviale da riqualificare
d) ecosistema agropastorale di pianura
e) ecosistema agropastorale di collina con alcune parti di agrosistemi pastorali intensivi

2. Gli obbiettivi di qualità che il P.I.T./P.P.R. definisce per questa Invariante Strutturale sono i seguenti:

a) ecosistema costiero caratterizzato da coste sabbiose prive di sistemi dunali:

1. Tutela e riqualificazione dei relittuali habitat dunali in stato di degrado.
2. Miglioramento dei livelli di compatibilità ambientale della fruizione turistica e delle attività ad essa legate.
3. Riduzione dei processi di artificializzazione degli ambienti costieri sabbiosi evitando l'alterazione delle relittuali aree dunali.
4. Riduzione dei processi di erosione costiera.
5. Riduzione delle sorgenti di diffusione di specie vegetali aliene invasive.
6. Valorizzazione degli interventi di ripascimento degli arenili anche al fine di ricostituire nuovi ambienti dunali.

b) ecosistema forestale caratterizzato da nuclei di connessione ed elementi forestali isolati

1. Miglioramento della qualità degli ecosistemi forestali isolati e dei loro livelli di maturità e complessità strutturale.
2. Estensione e miglioramento della connessione ecologica dei nuclei forestali isolati, con particolare riferimento a quelli in ambito planiziale, o nelle aree interessate da Direttrici di connettività da riqualificare e ricostituire individuate dal PIT/PPR.
3. Riduzione del carico di ungulati.
4. Riduzione e mitigazione degli impatti legati alla diffusione di fitopatologie e agli incendi.
5. Recupero e gestione attiva della pineta costiera su dune fisse finalizzata alla loro conservazione e tutela dai fenomeni di erosione costiera.
6. Miglioramento dei livelli di sostenibilità dell'utilizzo turistico delle pinete costiere (campeggi, villaggi vacanza e altre strutture turistiche)

c)ecosistema fluviale caratterizzato da corridoio ecologico fluviale da riqualificare

1. Miglioramento della qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali, degli ecosistemi ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d'acqua, anche mediante interventi di ricostituzione della vegetazione ripariale attraverso l'utilizzo di specie arboree e arbustive autoctone ed ecotipi locali.
2. Riduzione dei processi di artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale.
3. Miglioramento della compatibilità ambientale degli interventi di gestione idraulica, delle attività di pulizia delle sponde e di gestione della vegetazione ripariale e delle opere in alveo.
4. Riduzione/eliminazione degli impatti sugli ecosistemi fluviali e sulla qualità delle acque legati alla presenza di bacini e discariche di cava, di siti estrattivi su terrazzi fluviali o di vasche di decantazione di fanghi presso frantoi di materiale alluvionale.
5. Mitigazione degli impatti legati alla diffusione di specie aliene invasive.
6. Tutela degli habitat ripariali di interesse regionale/comunitario e delle relative fitocenosi. In assenza di centri abitati o edificato, individuazione di idonee fasce di mobilità funzionale (streamway) da destinare alla naturale dinamica fluviale.
7. Valorizzazione degli strumenti di partecipazione delle comunità locali alla gestione e conservazione degli ecosistemi fluviali (ad es. Contratti di fiume).

d)ecosistema agropastorale di pianura

1. Miglioramento della permeabilità ecologica delle aree agricole anche attraverso la ricostituzione degli elementi vegetali lineari e puntuali e la creazione di fasce tampone lungo gli impluvi.
2. Mitigazione degli impatti dell'agricoltura intensiva sul reticolo idrografico e sugli ecosistemi fluviali, lacustri e palustri, promuovendo attività agricole con minore consumo di risorse idriche e minore utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari (con particolare riferimento alle aree critiche per la funzionalità della rete ecologica e comunque in prossimità di ecosistemi fluviali e aree umide di interesse conservazionistico).
3. Mantenimento del caratteristico reticolo idrografico minore e di bonifica delle pianure agricole alluvionali.
4. Mantenimento delle relittuali zone umide e boschive planiziali interne alla matrice agricola e miglioramento dei loro livelli di qualità ecosistemica e di connessione ecologica.
5. Forti limitazioni alle trasformazioni di aree agricole in vivai o arboricoltura intensiva, con particolare riferimento alle aree agricole con funzione di connessione tra nodi/matrici forestali.

e) ecosistema agropastorale di collina con alcune parti di agrosistemi pastorali intensivi

1. Riduzione dei processi di consumo di suolo agricolo a opera dell'urbanizzato diffuso e delle infrastrutture.
2. Miglioramento della permeabilità ecologica delle aree agricole anche attraverso la ricostituzione degli elementi vegetali lineari e puntuali e la creazione di fasce tampone lungo gli impluvi.
3. Aumento dei livelli di sostenibilità ambientale delle attività agricole intensive anche mediante la ricostituzione/riqualificazione delle dotazioni ecologiche (siepi, filari alberati, alberi camporili). Mitigazione degli effetti delle trasformazioni di aree agricole tradizionali in vigneti specializzati, vivai o arboricoltura intensiva, con particolare riferimento alle matrici agricole con funzione di connessione tra nodi/matrici forestali.
4. Riduzione degli impatti dell'agricoltura intensiva sul reticolo idrografico e sugli ecosistemi fluviali, promuovendo attività agricole con minore consumo di risorse idriche e minore utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari (con particolare riferimento alle aree critiche per la funzionalità della rete ecologica e comunque in prossimità di ecosistemi fluviali e aree umide di interesse conservazionistico.

3. Le componenti il patrimonio territoriale a livello comunale ricomprese nella Invariante strutturale II sono:

a) L'ecosistema costiero di cui al comma 2a);
b) Gli ecosistemi forestali di cui al comma 2b);
c) Gli ecosistemi fluviali di cui al comma 2c);
d) Gli ecosistemi agropastorali di pianura di cui al comma 2d);
e) Gli ecosistemi agropastorali di collina di cui al comma 2e)
f)   Gli spazi verdi e corridoi ecologici all'interno del territorio urbanizzato.

4. Le Direttive e le Prescrizioni sono:

a) 	valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8. oltre agli indirizzi di cui al comma 2 a del presente articolo;
b) valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8 oltre agli indirizzi di cui al comma 2b del presente articolo;
c)valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8 oltre agli indirizzi di cui al comma 2c del presente articolo;
d) valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8 oltre agli indirizzi di cui al comma 2d del presente articolo;
e) valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8 oltre agli indirizzi di cui al comma 2e del presente articolo;
f) valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 8.

Art. 16 Invariante Strutturale III: il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali
1. Il P.I.T./P.P.R. assume come terza Invariante Strutturale "il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi, urbani e infrastrutturali"; nello specifico il  Comune di Cecina, è ricompreso nell'Ambito di Paesaggio 13 "val di cecina", ed   è  caratterizzato dal "morfotipo insediativo territoriale 4, morfotipo insediativo a pettine delle penetranti vallive sull'Aurelia", articolazione 4.1 "il sistema a pettine dei centri affacciati sulla piana alluvionale costiera del cecina " (Oss.Uff.)
2. Gli insediamenti urbani sono caratterizzati dai seguenti morfotipi insediativi:

a) TS Tessuti storicizzati;
b) TR1 Tessuto a isolati chiusi e semichiusi;
c) TR2 Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sui lotti;
d) TR4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi residenziali di edilizia pianificata;
e) TR6 Tessuto a tipologie miste;
f) TPS1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare
g) TPS2 Tessuto a piattaforme produttive-commerciali-direzionali;
h) TPS3 Insule specializzate;
i) TPS4 Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive;

3. Gli indirizzi generali che il P.I.T./P.P.R. definisce per i tessuti insediativi di questa Invariante Strutturale da perseguire nella pianificazione urbanistica sono i seguenti:

a) TS- Tessuto storicizzato. Obbiettivi specifici;

1. Tutelare la matrice storica di formazione dei tessuti storicizzati, anche in occasione di rinnovo delle componenti edilizie.
2. Salvaguardare i prospetti di valore architettonico che si affacciano sulle strade e gli spazi pubblici.
3. Mantenere i caratteri cromatici caratterizzanti le parti esterne dei tessuti edilizi storicizzati.
4. Evitare di risolvere adeguamenti energetici degli edifici all'esterno con soluzioni posticce tali da manomettere gli elementi decorativi caratteristici: in tali casi di devono trovare soluzioni alternative.
5. Conservare gli elementi di arredo urbano caratteristici delle parti storicizzate degli insediamenti. In caso di rinnovo introdurre soluzioni, anche innovative, ma unitarie e coerenti con il contesto storicizzato dei tessuti.

b) TR1- Tessuto a isolati chiusi e semichiusi. Obbiettivi specifici:

1. Tutelare la struttura ad isolati, chiusi o semichiusi, incrementando allo stesso tempo la dotazione e la qualità dei servizi, della rete di spazi pubblici e del verde urbano.
2. Evitare la saturazione delle corti interne con interventi di nuova edificazione.
3. Evitare l'inserimento di architetture contemporanee fuori scala e monofunzionali;
4. Mantenere e creare dei varchi nella cortina edilizia per favorire l'utilizzo pubblico e semipubblico delle corti interne creando una rete continua di spazi fruibili (percorsi ciclo-pedonali, piazze, giardini, orti urbani, ecc.).
5. Progettare la "rete degli spazi pubblici", in connessione ai servizi a scala di quartiere localizzati ai piani terra degli edifici, prevedendo la trasformazione delle aree aperte presenti (marciapiedi, slarghi, parcheggi, ecc) in occasioni per incrementare la dotazione e la qualità della rete dello spazio pubblico e del tessuto connettivo ciclo-pedonale.

c)TR2- Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sui lotti. Obbiettivi specifici:

1. Conferire dimensione urbana a partire dalla dotazione e dalla qualità dei servizi e della rete degli spazi pubblici.
2. Ridefinire la struttura "ordinatrice" ed il ruolo dello spazio pubblico e del connettivo aumentandone la dotazione e la funzionalità.
3. Conferire dimensione urbana ai tessuti insediativi realizzando nuove centralità, recuperando l'edilizia e lo spazio pubblico.
4. Riqualificare i fronti urbani verso l'esterno definendo altresì un margine urbano-rurale capace di dare luogo a nuove relazioni con il territorio aperto.

d)TR4 Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata Obbiettivi specifici:

1. Incentivare la qualità degli interventi di architettura e ristrutturazione urbanistica e   edilizia nei linguaggi della contemporaneità ed attivare occasioni per rivalutare il patrimonio edilizio contemporaneo (efficienza e produzione energetica, qualità dei fronti urbani).
2. Costruire permeabilità tra città e campagna valorizzando e creando relazioni e rapporti di continuità spaziale, visuale e percettiva tra spazio aperto urbano e campagna periurbana (coni visivi e connessioni in chiave paesaggistica).
3. Realizzare o recuperare aree attrezzate specializzate, accessibili dalla città e dallo spazio periurbano, conferendogli il ruolo di nuove centralità urbane.
4. Riprogettare il margine urbano con interventi di qualificazione paesaggistica (costruire permeabilità tra spazio urbano e aperto, ridisegnare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, progettare percorsi di connessione/attraversamento, fasce alberate, orti, frutteti e giardini periurbani).

e)TR6 Tessuto a tipologie miste. Obbiettivi specifici:

1. Attivare progetti di rigenerazione urbana, privilegiando interventi unitari complessi, capaci di incidere sulla forma urbana, indirizzandoli alla sostenibilità architettonica, sociale, energetica e ambientale, e connotandoli dal punto di vista dell'architettura e del disegno urbanistico complessivo.
2. Incentivare la qualità degli interventi di architettura e ristrutturazione urbanistica e edilizia nei linguaggi della contemporaneità, privilegiando interventi unitari complessi.
3. Prevedere interventi di dismissione e sostituzione di edifici produttivi con edifici utili ad ospitare funzioni civiche o destinate alla collettività o funzioni ambientali; attivare occasioni per rivalutare il patrimonio edilizio contemporaneo.
4. Eliminare i fenomeni di degrado urbanistico ed architettonico.
5. Ridefinire la struttura "ordinatrice" ed il ruolo dello spazio pubblico e del connettivo aumentandone la dotazione e la qualità.
6. Riprogettare il margine urbano con interventi di mitigazione paesaggistica (costruire permeabilità tra spazio urbano e aperto, migliorare i fronti urbani verso lo spazio agricolo, progettare percorsi di connessione/attraversamento, collocare fasce alberate);
7. Favorire la depermeabilazzazione della superficie asfaltata.
8. Verificare ed attuare strategie di densificazione dei tessuti, prevedendo allo stesso tempo interventi di ristrutturazione e demolizione degli edifici esistenti.
9. Attuare strategie di rilocalizzazione della attività produttive incompatibili in aree dedicate alla produzione realizzate con criteri delle APEA.

f) TPS1 Tessuto a proliferazione produttiva lineare. Obbiettivi specifici:

1. Impedire nelle previsioni urbanistiche ulteriori processi di edificazione lungo le strade
2. Progettare il margine con il territorio aperto prevedendo interventi di qualificazione
3. paesistica.
4. Riutilizzare i capannoni dismessi per la riqualificazione urbanistica, ambientale e architettonica.
5. Provvedere alla messa in sicurezza della viabilità.
6. Attrezzare ecologicamente le aree produttivo- commerciali-direzionali con criteri delle APEA.
7. Trasformare le aree produttive in occasioni per sperimentare strategie di cosostenibilità e produzione   di energie rinnovabili.

g) TPS2 Tessuto a piattaforme produttive. Obbiettivi specifici:

1. Riqualificare le piattaforme produttive ricostruendo le relazioni urbanistiche, ambientali e paesaggistiche tra il tessuto produttivo, il territorio aperto e la città.
2. Prevedere piani e interventi di inserimento paesaggistico (ridisegno dei margini, schermature, barriere antirumore, ecc) e progettare il margine con il territorio aperto prevedendo interventi di mitigazione paesistica.
3. Attrezzare ecologicamente le aree produttivo commerciali-direzionali (APEA) e riqualificare lo spazio aperto interno al tessuto produttivo.
4. Rilocalizzare nelle aree produttive realizzate con criteri APEA i capannoni sparsi nel tessuto rurale (TR11) e configgenti con i parchi agricoli e fluviali.
5. Trasformare le aree produttive in occasioni per sperimentare strategie di ecosostenibilità e produzione di energie rinnovabili (fotovoltaico, minieolico, biomasse, minidraulico, rifiuti di lavorazioni, ecc).

h)TPS3 Insule specializzate. Obbiettivi specifici:

1. Integrare i tessuti nei contesti urbani e rurali/naturali con interventi di inserimento e mitigazione paesaggistica.
2. Creare relazioni con il contesto urbano di riferimento (Riqualificare gli accessi alla città....);
3. Progettare il margine con il territorio aperto prevedendo varchi e visuali (ridisegno dei margini, schermature, barriere visive e antirumore, ecc) .
4. Mascherare con vegetazione idonea i margini e curare paesaggisticamente il rapporto visivo con il contesto.
5. Incrementare la superficie a verde disimpermeabilizzando il suolo soprattutto in corrispondenza delle aree parcheggio e degli altri spazi aperti.
6. Sfruttare le superfici pavimentate e le coperture di edifici, tettoie, ecc per la produzione di energie alternative.
7. Inserire nelle VAS di nuove previsioni indicatori di valutazione paesaggistica.
8. Tenere conto per nuove previsioni delle dinamiche funzionali delle diverse strutture specialistiche nel dimensionamento e localizzazione degli interventi.

i)TPS4- Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive. Obbiettivi specifici;

1. Costruire un progetto ambientale e paesistico delle aree costiere urbanizzate finalizzato alla mitigazione paesaggistica, nel rispetto delle interazioni terra-mare dell'ecosistema costiero e delle sue dinamiche evolutive.
2. Mitigare la pressione ambientale e frenare le trasformazioni nello spazio del recinto villaggio turistico.
3. Progettare il margine con il territorio aperto prevedendo varchi e visuali (ridisegno dei margini, mascherature, barriere antirumore, ecc).
4. Mascherare con vegetazione idonea i margini e curare paesaggisticamente il rapporto visivo con il contesto.
5. Incrementare la superficie a verde disimpermeabilizzando il suolo soprattutto in corrispondenza delle aree parcheggio e degli altri spazi aperti.
6. Superare la tipologia decontestualizzata delle insule specialistiche.
7. Evitare di localizzare insediamenti turistici all'interno di aree naturali di pregio quali pinete, boschi e litorali, salvo il recupero di strutture storiche.

4. Le componenti il patrimonio territoriale comunale ricomprese nella Invariante strutturale III sono:

a) il sistema insediativo policentrico costituito dai centri urbani e dalle reti infrastrutturali di connessione;
b) le parti urbane di impianto storico e la matrice urbanistica di formazione degli insediamenti   urbani;
c) gli edifici storicizzati all'interno del territorio urbano (patrimonio edilizio presente al 1954);
d) gli insediamenti recenti post 1954 di cui ai morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee descritti al comma 3;
e) La struttura della viabilità di interesse regionale e sovracomunale di collegamento con i centri esterni al territorio comunale;
f) la viabilità storicizzata presente al 1954 presente all'interno del territorio urbanizzato;
g) i punti panoramici presenti all'interno del territorio urbano per la percezione del paesaggio;

5. Le Direttive e le Prescrizioni sono:

a) il sistema insediativo policentrico costituito dai centri urbani e dalle reti infrastrutturali di connessione: valgono le direttive e le prescrizioni di cui agli artt. 20,23,25;
b) le parti urbane di impianto storico e la matrice urbanistica di formazione degli insediamenti urbani: valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art.18;
c) gli edifici storicizzati all'interno del territorio urbano (patrimonio edilizio presente al 1954: valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art. 18;
d) gli insediamenti recenti post 1954 di cui ai morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee; valgono gli obbiettivi specifici di cui al comma 2 del presente articolo;
e) la struttura della viabilità di interesse regionale e sovracomunale di collegamento con i centri esterni al territorio comunale: valgono le direttive e le prescrizioni desunte dalle disposizioni di legge sovraordinate e richiamate all'art. 20;
f) la viabilità storicizzata presente al 1954 presente all'interno del territorio urbano: valgono le direttive e prescrizioni di cui agli artt.. 18 e 20;
g) i punti panoramici presenti all'interno del territorio urbano per la percezione del paesaggio: valgono le    direttive e prescrizioni di cui all'art. 8.

6.  Oltre alla definizione dei morfotipi insediativi che caratterizzano gli insediamenti urbani in funzione dei quali definire gli obbiettivi specifici da perseguire nella pianificazione urbanistica, il PS definisce il perimetro del territorio urbanizzato nelle tavole di progetto QP secondo i criteri contenuti nell'art. 4 commi 3 e 4 della L.R. 65/2014. La definizione del perimetro del territorio urbanizzato secondo il criterio di cui al comma 4 dovrà servire nella fase della pianificazione urbanistica a riqualificare i margini urbani degli insediamenti anche attraverso interventi di rigenerazione urbana con trasferimento di volumi per la riqualificazione urbana interna agli insediamenti e favorendo altresì interventi di edilizia sociale: la tav. QP08 individua le aree riconducibili alle due fattispecie dell'art. 4 , commi  3 e 4 della L.R. 65/2014 (Oss. Reg. Pian.).

Art. 17 Invariante Strutturale IV: I caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali
1. Il P.I.T./P.P.R. assume come quarta Invariante Strutturale "i caratteri morfotipologici dei sistemi agro ambientali dei paesaggi rurali"; nello specifico del Comune di Cecina , ricompreso nell'Ambito di Paesaggio 13 "val di cecina ", è caratterizzata dai seguenti morfotipi rurali :

a nord del fiume Cecina da:

* Morfotipo dei seminativi delle aree di bonifica n. 8;
* Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari n. 20;

a sud del fiume Cecina da:

* Morfotipo dei seminativi semplificati di pianura o fondovalle n. 6;
* Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari n. 20.

2. Gli indirizzi generali che il P.I.T./P.P.R. definisce per questa Invariante Strutturale sono i seguenti:

a) Morfotipo dei seminativi semplificati di pianura o fondovalle n. 6 :

1. Conciliare il mantenimento o la ricostituzione di tessuti colturali, strutturati sul piano morfologico e percettivo e ben equipaggiati dal punto di vista ecologico con un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio.
2. Conservare gli   elementi e le parti dell'infrastruttura rurale storica ancora presenti (siepi, filari arborei e arbustivi, alberi isolati e altri elementi di corredo della maglia agraria; viabilità poderale e interpoderale; sistemazioni idraulico agrarie);
3. Realizzare appezzamenti morfologicamente coerenti con il contesto paesaggistico (in termini di forma, dimensione, orientamento) ed efficienti sul piano della funzionalità idraulica dei coltivi e della rete scolante;
4. Migliorare i livelli di infrastrutturazione paesaggistica ed ecologica della maglia dei coltivi attraverso l'introduzione di siepi, filari di alberi, a corredo dei confini dei campi, della viabilità poderale, delle sistemazioni idraulico-agrarie di piano;
5. Ricostituire fasce o aree di rinaturalizzazione lungo i corsi d'acqua (per es. di vegetazione riparia) con funzioni di strutturazione morfologico-percettiva del paesaggio agrario e di miglioramento del livello di connettività ecologica;
6. Preservare gli spazi agricoli residui presenti come varchi inedificati nelle parti di territorio a maggiore pressione insediativa valorizzandone e potenziandone la multifunzionalità nell'ottica di una riqualificazione complessiva del paesaggio periurbano e delle aree agricole intercluse;
7. Evitare la frammentazione delle superfici agricole a opera di infrastrutture o di altri interventi di urbanizzazione che ne possono compromettere la funzionalità e indurre effetti di marginalizzazione e abbandono colturale;
8. Rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale valorizzando l'attività agricola come servizio/funzione fondamentale per la città e potenziando il legame tra mercato urbano e produzione agricola della cintura periurbana; operare per la limitazione o il rallentamento dei fenomeni di destrutturazione aziendale, incentivando la riorganizzazione delle imprese verso produzioni ad alto valore aggiunto e/o produzioni legate a specifiche caratteristiche o domande del territorio favorendo circuiti commerciali brevi.

b) Morfotipo dei seminativi delle aree di bonifica n. 8:

1. Effettuare una efficace regimazione delle acque compatibilmente con il mantenimento e lo sviluppo di un'agricoltura innovativa che coniughi vitalità economica con ambiente e paesaggio;
2. Conservare la struttura della maglia agraria della bonifica storica;
3. Conservare la leggibilità del sistema insediativo storico, evitando addizioni o alterazioni morfologiche di nuclei e aggregati rurali;
4. Mantenere e ripristinare la funzionalità del reticolo idraulico anche attraverso la realizzazione di nuove sistemazioni di pari efficienza coerenti con il contesto paesaggistico quanto a dimensioni, materiali, finiture impiegate e, ove possibile,l conservare i manufatti idraulico-agrari esistenti (canali, fossi, drenaggi, scoline);
5. Mantenere mantenimento delle caratteristiche di regolarità della maglia agraria da conseguire mediante la conservazione e la manutenzione della viabilità poderale e interpoderale o, nei casi di ristrutturazione agricola/fondiaria, la realizzazione di nuovi percorsi di servizio ai coltivi morfologicamente coerenti con il disegno generale e le linee direttrici della pianura bonificata;
6. In occasione di nuove riorganizzazioni della maglia agraria, realizzare appezzamenti che si inseriscano coerentemente per forma e orientamento nel disegno generale della pianura bonificata, seguendone le linee direttrici principali anche in relazione al conseguimento di obiettivi di equilibrio idrogeologico;
7. Manutenere la vegetazione di corredo della maglia agraria, che svolge una funzione di strutturazione morfologico-percettiva, di diversificazione ecologica e di barriera frangivento;
8. Tutelare delle aree boscate e a carattere di naturalità (zone umide, vegetazione riparia, boschetti planiziali) per il significativo ruolo di diversificazione paesaggistica e di connettività ecologica che svolgono in contesti fortemente antropizzati come quelli della bonifica.

c)Morfotipo del mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari n. 20 .

1. Conservare gli spazi agricoli periurbani, al fine di evitare  dispersione insediativa;
2. Tutela il sistema insediativo e le infrastrutture rurali storiche  in termini di integrità e continuità;
3. Tutelare  e conservare , ove possibile, la maglia agraria fitta o medio-fitta , particolarmente idonea a forme di conduzione agricola anche di tipo hobbistico, adatte agli ambiti periurbani (orti urbani, agricoltura di prossimità ecc.);
4. Tutelare e manutenere le permanenze di paesaggio agrario storico;
5. Conservare , ove possibile, la diversificazione colturale data dalla compresenza di colture arboree ed erbacee;
6. Preservare le aree di naturalità presenti (come boschi e vegetazione riparia) e l'equipaggiamento vegetale della maglia agraria (siepi e filari alberati) incrementandone, dove possibile, la consistenza;
7. Evitare la frammentazione delle superfici agricole a opera di infrastrutture o di altri interventi di urbanizzazione che ne possono compromettere la funzionalità e la produttività;
8. Sostenere l'agricoltura anche potenziandone la multifunzionalità nell'ottica di una riqualificazione complessiva del paesaggio periurbano e delle aree agricole intercluse;
9. Rafforzare le relazioni di scambio e di reciprocità tra ambiente urbano e rurale valorizzando l'attività agricola come esternalità positiva anche per la città e potenziando il legame tra mercato urbano e produzione agricola della cintura periurbana.

3. Inoltre il territorio comunale è caratterizzato da insediamenti extraurbani che fanno riferimento ai morfotipi insediativi di cui alla III Invariante Strutturale, pur non facendo parte del territorio urbanizzato:

a) TR10 Campagna abitata;
b) TR 11 Campagna Urbanizzata.
c) TPS4 Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.

4.Gli obbiettivi specifici (Oss.Uff.) che il P.I.T./P.P.R. definisce per i tessuti extraurbani di questa Invariante Strutturale sono i seguenti:

a)TR10 Campagna abitata. Obbiettivi specifici:

1. Promuovere un progetto agro-urbano di qualità finalizzato a valorizzare la "campagna abitata" come valore identitario e contesto di vita, mantenendo il carattere rurale e diffuso del tessuto edilizio e architettonico.
2. Promuovere progetti e politiche agro ambientali e multifunzionali per conservare il legame tra attività agricole e insediamento diffuso della campagna abitata e istituire strategie integrate tra pianificazione urbana e territoriale e programmi di sviluppo rurale.
3. Limitare, per quanto possibile, la deruralizzazione degli edifici rurali storici, mantenendone l'unità funzionale con il fondo agricolo di pertinenza.
4. Conservare il carattere rurale dell'insediamento preservandone il modello insediativo con riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed eventuali ampliamenti ( Oss.Priv. n.5 e n. 29) e impiegando nei recuperi e nelle eventuali addizioni i materiali e le tipologie dei repertori della tradizione rurale.
5. Promuovere la conservazione, il recupero e il restauro dell'edilizia rurale monumentale e diffusa e distinguere le emergenze architettoniche come presidi e luoghi centrali per il territorio extraurbano; attenendosi per le trasformazioni dell'edilizia rurale storica ai criteri del restauro conservativo, conferendo qualità architettonica alle nuove trasformazioni;
6. Dare continuità e fruibilità ai tracciati storici extraurbani.
7. Subordinare le trasformazioni edilizie rurali ad interventi di ammodernamento delle aziende rurali e agrituristiche e al mantenimento delle pratiche agricole e dell'allevamento.

b) TR 11 Campagna Urbanizzata. Obbiettivi specifici:

1. Bloccare la crescita del modello della campagna urbanizzata anche con interventi riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed eventuali ampliamenti e di riqualificazione degli  insediamenti  (Oss. Priv.n.29) discontinui verso una rete di piccoli centri urbani
2. Arrestare il processo di dispersione insediativa, bloccando il consumo di suolo agricolo
3. Promuovere progetti di polarizzazione urbana (spazi pubblici servizi) nei nuclei più densi e progetti di delocalizzazione degli edifici singoli sparsi nel tessuto rurale a carattere produttivo o residenziale verso aree specializzate e urbane; abitazioni in nuclei urbani da densificare.
4. Realizzare spazi pubblici e inserire servizi per la residenza nel rispetto dei caratteri compositivi e tecnologici della ruralità.
5. Utilizzare nei processi di trasformazione, recupero e riqualificazione edilizia forme e materiali ecocompatibili con l'ambiente.
6. Provvedere alla conservazione, recupero e restauro dell'edilizia rurale monumentale e diffusa e recuperare la continuità, anche visiva e percettiva, dei tracciati storici extra-urbani.

c) TPS4- Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive. Obbiettivi specifici;

1. Costruire un progetto ambientale e paesistico delle aree costiere urbanizzate finalizzato alla mitigazione paesaggistica, nel rispetto delle interazioni terra-mare dell'ecosistema costiero e delle sue dinamiche evolutive.
2. Mitigare la pressione ambientale e frenare le trasformazioni nello spazio del recinto villaggio turistico.
3. Progettare il margine con il territorio aperto prevedendo varchi e visuali (ridisegno dei margini, mascherature, barriere antirumore, ecc).
4. Mascherare con vegetazione idonea i margini e curare paesaggisticamente il rapporto visivo con il contesto.
5. Incrementare la superficie a verde disimpermeabilizzando il suolo soprattutto in corrispondenza delle aree parcheggio e degli altri spazi aperti. Superare la tipologia decontestualizzata delle insule specialistiche.
6.  Evitare di localizzare insediamenti turistici all'interno di aree naturali di pregio quali pinete,  boschi e litorali, salvo il recupero di strutture storiche.

5 Le componenti del patrimonio territoriale alla scala comunale che rientrano in questa Invariante Strutturale alla scala comunale sono:

a) il territorio agricolo nelle sue specificità colturali e paesaggistiche come descritte ai commi 1 e 2;
b) gli edifici e i nuclei di origine rurale storicizzati all'interno del territorio rurale (patrimonio  edilizio presente al 1954);
c) la viabilità storicizzata ancora presente nel territorio rurale;
d) i punti panoramici presenti all'interno del territorio rurale, per la percezione del paesaggio.

6. Le Direttive e le Prescrizioni sono:

a) il territorio agricolo nelle sue specificità colturali e paesaggistiche: valgono le direttive e le prescrizioni di cui alla L.R. 65/2014, al regolamento 63/R , oltre agli indirizzi di cui al comma 2 del presente articolo;
b) gli edifici e i nuclei di origine rurale storicizzati all'interno del territorio rurale (patrimonio edilizio presente al 1954): valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art.18;
c) la viabilità storicizzata ancora presente nel territorio rurale: valgono le direttive e le prescrizioni di cui agli artt. 18 e 20;
d) i punti panoramici presenti all'interno del territorio rurale, per la percezione del paesaggio: valgono le direttive e le prescrizioni di cui all'art.8.
e) i nuclei rurali storici di   Colle Mezzano e Pacchione, individuati ai sensi dell'art.  64 e 66 della L.R. 65/2014 localizzati nel sistema territoriale Cecina Nord /UTOE2. (Oss. Reg. Pian.).

Art. 18 Patrimonio di valore storico, architettonico, tipologico.
7. Ai sensi dell'art. 2 comma 4 della L.R. 65/2014 il Patrimonio territoriale definito dal PS ricomprende anche il patrimonio costituito dai beni culturali e paesaggistici di cui all'art. 2 del D.Lgs. 42/2004 e 8.9 delle presenti norme.
8. Il PS intende tutelare anche il patrimonio edilizio di valore storico , architettonico e tipologico diverso da quello di cui al comma 1 e a tale scopo nella tavola QC05 identifica  tale patrimonio sulla base delle schedature degli strumenti urbanistici precedenti e sulla base del SIT regionale  rimandando al PO il compito di definire le classi di valore di ciascun edificio e le relative categorie d'intervento ammissibili ai fini della tutela di tale patrimonio: in tale patrimonio vi sono ricompresi anche i beni architettonici già oggetto di tutela ministeriale di cui al comma 1 e per questi nel PO verranno recepite le disposizioni ministeriali sovraordinate .
9. Il PS intende anche valorizzare il patrimonio edilizio di valore architettonico contemporaneo post 1954 suscettibile di tutela in quanto esempio di architettura contemporanea e a tale scopo rimanda al PO l'indirizzo di evidenziare, in fase di approfondimento del patrimonio storicizzato di valore architettonico, anche edifici di particolare valore architettonico quand'anche posteriori al 1954.

Titolo IV STRATEGIE DELLO SVILUPPO: SISTEMI FUNZIONALI

Art. 19 SISTEMI E SOTTOSISTEMI FUNZIONALI
1.Le Strategie dello sviluppo sostenibile fanno riferimento agli obbiettivi della comunità locale contenuti nell' Atto di avvio del procedimento del PS approvato e agli obbiettivi desunti dai processi partecipativi e le stesse vengono subordinate alle Disposizioni dello Statuto del Territorio definite sulla base della articolazione del territorio per Sistemi e sottosistemi territoriali di cui articoli precedenti in modo da risultare sostenibili.
2. Le Strategie dello Sviluppo vengono organizzate per Sistemi e Sottosistemi Funzionali.
I Sistemi e Sottosistemi Funzionali si riferiscono alle funzioni che già si si svolgono sul territorio e lo
caratterizzano, e che richiedono iniziative di sviluppo e interventi per il superamento di criticità; la
metodologia sistemica trova relazioni e sinergie con analoghe funzioni   all'esterno del territorio comunale.
3. I Sistemi Funzionali attraversano i Sistemi Territoriali, in termini di reti o bacini di utenza, e sovrapponendosi ad essi ne assumono le regole di trasformazione definite dallo Statuto del territorio. Essi sono suddivisi in Sottosistemi in base a criteri di omogeneità dei temi trattati.
4.Il territorio del Comune di Cecina viene articolato in 7 Sistemi Funzionali:

a) Sistema funzionale delle infrastrutture per la mobilità;
b) Sistema funzionale delle infrastrutture tecnologiche;
c) Sistema funzionale delle reti ecologiche;
d) Sistema funzionale dei servizi di interesse pubblico;
e) Sistema funzionale delle attività;
f) Sistema funzionale del Porto Turistico
g) Sistema funzionale della residenza

Art. 20 SISTEMA FUNZIONALE DELLE INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITA'
1.Esso ricomprende tutto il sistema della mobilità carrabile e ciclopedonale sovracomunale e comunale.
Esso si suddivide in:
A- Sottosistema delle infrastrutture per la mobilità di interesse sovracomunale
1.Sono ricomprese tutte le infrastrutture di mobilità carrabile o su ferro   di interesse sovracomunale, quali  la nuova S.S. 1 Aurelia E80, la Via Aurelia Vecchia, la Via Emilia S.P.206, S.S. 68,la S.P. 29, la linea ferroviaria nord-sud ,e altre strade provinciali ,   che attraversano il territorio comunale o che comunque si relazionano con il territorio comunale, compreso i servizi complementari.
2.Per tale sottosistema il PS definisce: obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione, nel rispetto dello Statuto del Territorio per una corretta pianificazione, da condividere con gli enti competenti e con i Comuni limitrofi.
3.Obbiettivi:

a. Facilitare i collegamenti territoriali con i Comuni confinanti e con il territorio regionale e nazionale, al fine di facilitare tutte le funzioni, attività e  servizi, presenti sul territorio che hanno relazioni con l'esterno, esistenti o di progetto, nell'ottica della salvaguardia del carattere policentrico insediativo del territorio regionale.

4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Per la progettazione di nuove infrastrutture, rispettare, per quanto possibile, lo stato dei luoghi   e i caratteri del paesaggio dal punto di vista geomorfologico inserendo i tracciati in modo coerente con l'orografia del terreno.
b. Garantire i sottocollegamenti trasversali per la salvaguardia della microfauna.
c. Garantire un efficace drenaggio delle acque meteoriche attraverso la ricostituzione di un nuovo reticolo idraulico minore al contorno.
d. Nella realizzazione di nuove infrastrutture o manutenzione straordinaria di quelle esistenti utilizzare conglomerati di tipo drenante e fonoassorbente.
e. Ai fini del superamento degli impatti acustici utilizzare solo barriere trasparenti o arginature in terra e piantumate, evitando le barriere in pannelli fonoassorbenti di notevole impatto paesaggistico.
f. Dotare le infrastrutture di barriere verdi anche al fine di implementare le mitigazioni

paesaggistiche, da effettuare con piante di specie vegetali di tipo autoctono e tali da ricreare un paesaggio di qualità.

g. Creare interscambi funzionali e sicuri con le infrastrutture di rango inferiore comunale utilizzando, dove possibili rotatorie ovvero sovrapassi o sottopassi, la cui scelta dovrà essere guidata da criteri non solo funzionali ma anche di minore impatto paesaggistico.
h. Effettuare la periodica manutenzione e il relativo monitoraggio sullo stato delle infrastrutture e delle opere collegate.
i. Riqualificare e migliorare la linea ferroviaria nord-sud.
j. Riqualificare i servizi della stazione ferroviaria sì da farne anche una centralità urbana

multifunzionale fra la città di terra e la città di mare.
B-Sottosistema delle infrastrutture per la mobilità di interesse comunale
1.Sono ricomprese tutte le infrastrutture di mobilità carrabile di interesse comunale, sia quelle principali  di scorrimento urbano, che quelle di quartiere a servizio degli edifici e  quelle locali a servizio dei fondi agricoli ,esistenti e di progetto, sia nel territorio urbanizzato che nel territorio rurale.
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione, nel rispetto dello
Statuto del Territorio.
3.Obbiettivi:

a. Facilitare la mobilità interna al territorio urbanizzato e al territorio rurale e fra gli insediamenti al fine di garantire il carattere policentrico locale degli insediamenti e la qualità urbana degli stessi oltre a facilitare l'accesso a tutti servizi pubblici.

4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Individuare una gerarchizzazione fra infrastrutture di mobilità principali di scorrimento urbano e infrastrutture di mobilità locali e di quartiere per i diversi tipi di traffico interno al territorio comunale.
b. Realizzare un terzo viale a mare a sud di Marina di Cecina collegato con nuove viabilità nord-sud verso Bibbona e l'Aurelia: opere oggetto di conferenza di copianificazione svoltasi in data 20.07.2022.
c. Garantire nella progettazione delle nuove infrastrutture dimensioni adeguate sia per la parte carrabile che per la parte pedonale laterale.
d. Garantire interscambi funzionali e sicuri (rotatorie, accorgimenti tecnologici..)con infrastrutture di rango superiore e inferiore di cui al comma A e  comma C.
e. Distribuire in modo equilibrato e sufficiente per le funzioni esistenti e di progetto gli spazi di sosta rispetto alle viabilità.
f. Evitare di utilizzare le strade comunali principali come spazi di manovra per parcheggi lungo strada se di ampiezza insufficiente.
g. Con la pianificazione del PO evitare di creare strade a fondo chiuso e collegare quelle esistenti con tali caratteristiche per ragioni di sicurezza e migliore mobilità urbana.
h. Nella costruzione di nuove strade o nell'adeguamento di quelle esistenti introdurre accorgimenti funzionali per l'eliminazione delle barriere architettoniche.

C- Sottosistema delle infrastrutture per la mobilità lenta
1.Sono ricomprese tutte le infrastrutture esistenti e di progetto relative alla mobilità lenta, ciclabile e pedonale, nei territori urbanizzati e nel territorio rurale.
2. Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione nel rispetto dello Statuto del Territorio.
3.Obbiettivi:

a. Collegare tutti gli insediamenti urbani ed extraurbani all'interno del territorio comunale e

all'esterno verso i Comuni vicini, per favorire la sostenibilità ambientale, l'accessibilità ai servizi e la valorizzazione di punti per la percezione del paesaggio
4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Realizzare la parte di competenza della ciclopista  tirrenica.
b. Compartecipare alla realizzazione della cicloferrotranvia Cecina-Volterra
c. Condividere i tracciati sovracomunali con i Comuni vicini.
d. Dotare i nuovi percorsi e quelli esistenti di barriere verdi ai lati e di spazi di sosta attrezzati.
e. Garantire i collegamenti con il sistema dei servizi pubblici, delle attività e della residenza.
f. Garantire la sicurezza dei tracciati ed in particolare in prossimità delle intersezioni con

infrastrutture di rango analogo o superiore.

g. Garantire un adeguato drenaggio delle acque meteoriche.
h. Garantire pavimentazioni permeabili, arredi e corpi illuminanti adeguati ai luoghi nel rispetto del paesaggio e dell'ambiente, evitando forme di inquinamento luminoso.
a. Nella costruzione di nuovi percorsi o nell'adeguamento di quelli esistenti introdurre accorgimenti funzionali per l'abbattimento delle barriere architettoniche.

Art. 21 SISTEMA FUNZIONALE DELLE INFRASTRUTTURE TECNOLOGICHE
1.Esso ricomprende tutto il sistema delle reti dei sottoservizi e di superficie, in modo che la
realizzazione di nuovi impianti o la modifica di alcuni di essi sia effettuata secondo criteri non confliggenti con gli insediamenti esistenti e con il paesaggio. Esso si suddivide in:
A. Sottosistema degli elettrodotti e delle antenne ricetrasmittenti:
1. Sono ricomprese le infrastrutture tecnologiche esistenti e di progetto.
2. Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le reti future ovvero criteri di superamento delle criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio. Da condividere con altri enti le reti che travalicano i confini amministrativi.
3.Obbiettivi:

a. Migliorare le connessioni tecnologiche fra insediamenti interni ed esterni al territorio comunale nell'ottica della salvaguardia del carattere policentrico del sistema insediativo, nel rispetto della salute umana e del paesaggio.

4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Garantire idonee distanze da insediamenti urbani ed in particolare da insediamenti sensibili, il tutto nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge.
b. Condividere i tracciati sovracomunali con i Comuni vicini.
c. Per nuovi tracciati seguire per quanto possibile percorsi o segni lineari già presenti sul territorio, evitando soluzioni di attraversamento indistinto di campi ed aree confliggenti con il paesaggio e con i segni presenti sul territorio;
d. Progettare l'inserimento di mitigazioni paesaggistiche e ambientali per le infrastrutture esistenti.
e. Favorire e incentivare da parte degli enti competenti anche forme di innovazione del design degli impianti tecnologici esterni in modo che gli stessi possano inserirsi nel paesaggio in maniera maggiormente compatibile e contribuire a definire anche nuovi scenari di paesaggio.

B-. Sottosistema delle reti dei sottoservizi
1.Sono ricomprese le infrastrutture tecnologiche sotterranee esistenti e di progetto.
2. Per tale sottosistema il PS definisce Obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione   per le reti future ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del territorio e da condividere con gli enti gestori delle risorse e con altri enti nel caso in cui le reti oltrepassano i confini ammnistrativi.
3.Obbiettivi:

a. Dotare tutti gli insediamenti delle reti di approvvigionamento idrico, smaltimento liquami reti   elettriche, gas metano, fibra ottica anche al fine del superamento delle criticità e carenze esistenti.

10. Azioni e criteri di pianificazione:

a. Dotare le nuove infrastrutture di mobilità dei sottoservizi necessari possibilmente aggregate in modo coordinato in cavedi polifunzionali e sicuri al fine di garantire una migliore e meno costosa manutenzione.
b. Garantire continuità e funzionalità alle reti anche attraverso forme di compartecipazione degli operatori privati attraverso interventi convenzionati.
c. Superare le situazioni di criticità presenti nelle reti esistenti in particolare in quelle dell'approvvigionamento idrico e dello smaltimento dei liquami al fine di ridurre le dispersioni nel suolo e la perdita della risorsa acqua.
d. Creazione di un dissalatore solare per produzione di acqua potabile dal mare e recupero di salgemma da impiegare per usi industriali.

C. Sottosistema degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili
1.Sono ricomprese le infrastrutture   esistenti e di progetto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, (fotovoltaico, biomasse, eolico, idrico, idrogeno e geotermia...)
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per gli impianti futuri ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del territorio e da condividere con gli enti gestori della risorsa energia.
3.Obbiettivi:

a) Contribuire alla transizione ecologica dell'economia locale e nazionale per una migliore sostenibilità ambientale delle   attività, della residenza, della mobilità e dei servizi e per la tutela del paesaggio, considerato che i cambiamenti climatici dovuti alla produzione di energia da combustibili fossili producono anche modificazione e distruzione del paesaggio.

4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Nel rispetto delle disposizioni di legge individuare siti e criteri atti ad assicurare la produzione di energia da fonti rinnovabili che non confliggano con le visuali paesaggistiche e con lo stato dei luoghi.
b. Favorire iniziative atte ad inserire sul territorio anche nuove soluzioni progettuali degli impianti che possano inserirsi in maniera armonica con il paesaggio in termini di forme e caratteri cromatici contribuendo anche a definire nuovi scenari di paesaggio, compatibili con l'ambiente e con il paesaggio.
c. Sviluppare progetti di paesaggio che tendano a creare nuovi equilibri fra paesaggio e nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili con particolare riferimento all'eolico e al fotovoltaico, considerato che sia il paesaggio che le energie alternative sono ambedue risorse da valorizzare: la transizione ecologica dell'economia è condizione per la stessa tutela del paesaggio.
d. Creare un impianto fotovoltaico galleggiante di rilevante potenza e compatibile con lo stato dei luoghi sulle acque degli invasi Magona .
e. Creare una stazione di produzione di idrogeno, anche tramite un impianto minieolico di idonea potenza, per alimentare celle a combustibile in modo da utilizzare l'eccedenza di energia prodotta dal fotovoltaico galleggiante per l'illuminazione pubblica nelle ore notturne e per l'alimentazione di mezzi di trasporto pubblici.
f. Incentivare la diffusione di impianti fotovoltaici sulle coperture dei manufatti industriali e commerciali esistenti e di progetto anche come forma di innovazione progettuale dei manufatti.
g. Incentivare la diffusione di impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici e privati compreso parcheggi con alcuni accorgimenti di tutela architettonica per gli edifici di valore architettonico e tipologico.
h. Favorire nuova qualità progettuale nelle nuove costruzioni attraverso l'utilizzo di soluzioni innovative per il risparmio energetico e per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
i. Favorire la istituzione di comunità energetiche ai fini della produzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo in particolare nelle strutture condominiali o nei nuclei di edifici   posti nel territorio rurale.

+Art. 22- SISTEMA FUNZIONALE DELLE RETI ECOLOGICHE
1.È ricompreso tutto il sistema del verde e   delle reti ecologiche esistenti e di progetto, sia in ambito rurale che urbano.
2. Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni  e criteri di pianificazione per nuove iniziative progettuali e per il superamento di criticità nelle reti ecologiche esistenti nel rispetto dello Statuto del territorioe  da condividere con altri enti le reti che travalicano i confini amministrativi.
3.Obbiettivi:

a. Migliorare gli ecosistemi esistenti con il superamento delle criticità presenti sul territorio, implementare gli ecosistemi esistenti, migliorare la qualità urbana degli insediamenti, contribuire localmente al miglioramento delle condizioni climatiche del pianeta.

4.Azioni e Criteri di pianificazione

a. Implementazione del verde urbano superando il criterio minimalista   dello standard urbanistico verso un concetto di standard ecologico attraverso forme di verde diffuso necessario per una migliore qualità urbana, per abbattere la CO2 e contribuire a migliorare le condizioni climatiche generali.
b. Creazione di spazi di forestazione urbana con elementi di continuità sottoforma di corridoi verdi collegati con reti ecologiche esterne.
c. Ricucitura dei margini urbani attraverso la creazione di cinture verdi per definire in maniera paesaggisticamente efficace i limiti urbani degli insediamenti e per facilitare le connessioni ecologiche interne ed esterne ai centri urbani.
d. Utilizzare le superfici dei parcheggi pubblici e privati, delle piazze pubbliche e private e lungo le strade per incentivare quote di verde urbano che funga da arredo urbano e miglioramento delle connessioni ecologiche con l'esterno degli insediamenti.
e. Aumentare le superfici permeabili degli spazi pubblici e privati non occupati da edifici.

Art. 23 SISTEMA FUNZIONALE DEI SERVIZI DI INTERESSE PUBBLICO
1.Esso ricomprende tutti i servizi pubblici o d'interesse pubblico, amministrativi, sociali, sanitari, scolastici, culturali e sportivi esistenti o di progetto che interessano il territorio comunale o bacini più ampi. Questo sistema si relaziona in particolare con il Sistema delle infrastrutture per la mobilità e con il Sistema della residenza.
Esso si suddivide in:
A-. Sottosistema funzionale dei servizi di livello sovracomunale:
1.Sono ricompresi tutti quei servizi che svolgono un ruolo oltre il territorio comunale (ospedale, scuole superiori, porto turistico, stazione ferroviaria...).
2. Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti, nel rispetto dello Statuto del territorio e  da condividere con gli altri attori dei bacini di utenza dei servizi.
3.Obbiettivi:

a. Consolidare il ruolo di Comune caposaldo di servizi sovracomunali, quali ospedale,

Stazione e FF.SS., istituti scolastici secondari.

b. Candidarsi a svolgere ruoli territoriali analoghi in altri servizi di livello sovracomunale.
c. Compartecipare in modo attivo nella gestione di servizi di livello sovracomunale presenti o programmati in Comuni limitrofi dello stesso bacino di utenza.
d. Compartecipare con i Comuni dell'Alta Val di Cecina, della Bassa Val di Cecina e della Val di Cornia alla costruzione e alla attuazione del Piano Strategico d'area vasta "Terre Etrusche", in particolare per il ruolo assegnato nel Piano Strategico al Comune di Cecina, come" capitale della costa degli Etruschi" con tutte le implicazioni relazionali di area vasta che ciò può prevedere.

4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Idoneo collegamento con infrastrutture sovracomunali e infrastrutture comunali principali.
b. Localizzazione dei servizi in prossimità infrastrutture di interesse sovracomunale o di interesse comunale principali per facilitare l'accessibilità agli utenti degli altri Comuni che usufruiscono dei servizi.
c. Ampia dotazione di spazi a parcheggio e di verde pubblico.
d. Idonea accessibilità ed eliminazione barriere architettoniche anche attraverso la redazione di strumenti idonei quali i PEBA.
e. Intraprendere iniziative per il miglioramento e l'implementazione di servizi di interesse sovracomunale   inquadrati nel Piano Strategico" Terre Etrusche".

B. Sottosistema funzionale dei servizi di livello comunale
1.Sono ricompresi tutti quei servizi che interessano il territorio comunale.
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi e azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali agricoli e insediativi.
3.Obbiettivi:

a. Dotare la città di tutti i servizi necessari alla vita urbana, sociali, scolastici, culturali, amministrativi, di culto, sportivi, ricreativi, per elevare il livello della qualità di vita dei cittadini residenti negli insediamenti urbani ed extraurbani e degli ospiti nell'ambito delle attività turistiche.
b. Consolidare il ruolo di centralità urbane dei servizi di livello comunale come elementi importanti caratterizzanti la città pubblica.

4.Azioni e Criteri di pianificazione:

a. Localizzare i nuovi servizi pubblici di livello comunale in punti strategici della città sì da favorire il ruolo direttore e di centralità urbana agli stessi per la riqualificazione della città pubblica
b. Idonea accessibilità ed eliminazione barriere architettoniche anche attraverso la redazione di strumenti idonei quali i PEBA.
c. Funzionale collegamento con infrastrutture comunali principali.
d. Funzionale collegamento con sistemi di mobilità lenta.
e. Implementazione di spazi verdi al contorno e di reti ecologiche.
f. Idonea dotazione di spazi a parcheggio.
g. Rigenerazione di aree ad alta densità edilizia nel tessuto urbano attraverso la realizzazione di spazi pubblici privilegiando il metodo della compensazione urbanistica di cui all'art. 101, e conseguente messa a disposizione di aree/ immobili di proprietà comunale in permuta.

Art. 24 SISTEMA FUNZIONALE DELLE ATTIVITA'
11. Esso ricomprende tutte le attività economiche che producono reddito e creano lavoro e occupazione
che già sono presenti sul territorio e sono suscettibili di sviluppo. Questo sistema si relaziona in
particolare con il Sistema delle infrastrutture per la mobilità, delle infrastrutture tecnologiche e dei
servizi. Esso si suddivide in:
A. Sottosistema funzionale delle attività agricole
1. Sono ricomprese tutte le attività agricole che si svolgono sul territorio comunale sia di carattere aziendale che di diversa natura.
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali agricoli.
3.Obbiettivi:

a. Tutela e sviluppo delle attività agricole tipiche del territorio e compatibili con l'ambiente e il paesaggio.
b. Mantenimento delle attività agricole come condizione di tutela del territorio e del paesaggio.
c. Creazione di un "parco agrario e naturalistico" delle aree agricole a sud della città nell'area del Paduletto da gestire come iniziativa pubblica attraverso forme di acquisizione delle aree in compensazione.

4.Azioni e Criteri di pianificazione

a. Favorire iniziative imprenditoriali anche giovanili tese a valorizzare l'agricoltura biologica e la filiera corta e compatibili con il territorio rurale, con l'ambiente e il paesaggio, anche finalizzate alla trasformazione di prodotti agricoli locali;
b. Allestire un parco agrario di iniziativa pubblica nella zona del Paduletto a sud di Marina di Cecina con forti connotati paesaggistici e botanici   sì da farlo divenire un "parco urbano con forti connotati naturalistici ed emozionali "strettamente collegato anche a forme di coltivazione sociale.
c. Incentivare nel territorio rurale attività agricole di tipo aziendale, ma al tempo stesso favorire anche per piccoli appezzamenti forme di agricoltura part- time condizionata alla manutenzione del territorio rurale, dell'ambiente e del paesaggio.
d. Coniugare l'attività agricola con la conservazione attiva dei caratteri del paesaggio agrario che caratterizza i tre sottosistemi agricoli con riferimento ai morfotipi rurali 6,8,20 desunti dallo Statuto del territorio del PS (IV Invariante Strutturale).

B- Sottosistema delle attività turistiche
1.Sono ricomprese tutte le attività turistico-ricettive di   carattere balneare, rurale, sportivo, culturale, che si svolgono sul territorio comunale.
2. Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali insediativi, agricoli e ambientali.
3.Obbiettivi:

a. Consolidamento e qualificazione delle attività turistiche balneari di tipo urbano in particolare nell'UTOE 2.
b. Consolidamento e sviluppo del turismo balneare di tipo naturalistico in particolare nell'UTOE 1.
c. Consolidamento e sviluppo del turismo rurale in particolare nell'UTOE 1.
d. Sviluppo di un turismo sportivo tale da far assumere a Cecina il ruolo di Città dello sport.
e. Sviluppo di un turismo culturale e ambientale in collegamento con i Comuni vicini in linea con il Piano Strategico "Terre Etrusche".

4.Azioni e Criteri di pianificazione:

a. Favorire la diversificazione dell'offerta turistica fra l'UTOE 1, prevalentemente  di tipo naturalistico e l'UTOE 2   prevalentemente  di tipo urbano.
b. Favorire la collaborazione fra operatori turistici e fra di essi e la pubblica amministrazione al fine di migliorare l'offerta e i sevizi turistici.
c. Favorire forme di collaborazione in campo culturale e ambientale con i Comuni vicini per      ampliare l'attrattività turistica verso la Val di Cecina e di Cecina e le opportunità in campo turistico, anche con la valorizzazione del Piano Strategico "Terre Etrusche".
d. Creare sinergie fra turismo balneare e turismo sportivo e culturale e ambientale per favorire   l'attrattività verso il territorio della Val di Cecina e di Cecina.
e. Favorire il consolidamento e, dove necessario, l'ampliamento di strutture ricettive di tipo rurale, non agrituristiche, nell'UTOE 1.
f. Valorizzazione del corso del fiume Cecina come Parco fluviale, per lo sviluppo di un turismo ambientale e sportivo assieme agli altri Comuni della Val di Cecina.
f. Redazione di un nuovo piano particolareggiato della costa e degli arenili seguendo le strategie già contenute nel RU vigente e nel P.P. adottato e nel rispetto del PIT/PPR.

C. Sottosistema funzionale delle attività commerciali
1.Sono ricomprese tutte le attività commerciali di vicinato e centri commerciali naturali, medie e grandi strutture di vendita presenti sul territorio comunale.
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi e azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali insediativi e agricoli.
3.Obbiettivi:

a. Consolidamento e sviluppo delle attività commerciali di vicinato in quanto componenti importanti della vita della città e della qualità urbana.
b. Consolidamento delle attività commerciali esistenti ed esclusione di nuove polarità commerciali sia in forma aggregata che iniziative di GSV

4.Azioni e criteri di pianificazione

a. Valorizzazione dei negozi di vicinato e dei centri commerciali naturali.
b. Efficace collegamento con i sistemi di mobilità lenta.
c. Superamento di tutte le barriere architettoniche per facilitare l'accessibilità alle strutture commerciali.
d.   Sviluppo attività commerciali dei prodotti agricoli tipici di filiera corta.
e. Adeguata dotazione di spazi di sosta in prossimità delle strutture commerciali.
f. Centralità del mercato ambulante settimanale come parte integrante delle attività commerciali   di vicinato.

D-Sottosistema funzionale delle attività manifatturiere
1.Sono ricomprese tutte le attività produttive, artigianali e industriali, presenti sul territorio comunale e quelle attività innovative che potrebbero insediarsi in futuro.
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali insediativi e agricoli.
3.Obbiettivi

a. Consolidamento delle attività manifatturiere esistenti
b. Sviluppo di nuove attività di tipo innovativo sotto il profilo tecnologico e ambientale
c. Creazione di un polo per la nautica da diporto e cantieristica a servizio del nuovo porto turistico

4.Azioni e criteri di pianificazione

a. Valorizzazione delle attività artigianali e industriali esistenti.
b. Realizzazione del polo della nautica da diporto e cantieristica in prossimità del porto turistico cosi come autorizzato dalla Conferenza di copianificazione svoltasi presso la Regione Toscana in data 20.07.2022.
c. Sviluppo di nuove attività innovative a carattere tecnologico e ambientale.
d. Miglioramento servizi alle imprese e creazione di incubatori di imprese.
e. Realizzazione di aree pubbliche convenzionate in località San Pietro in Palazzi per    nuove attività artigianali secondo criteri APEA così come autorizzato dalla Conferenza di copianificazione svoltasi presso la Regione Toscana in data 07.06.2022.

E-Sottosistema funzionale delle attività sportive e culturali
1.Sono ricomprese tutte le attività sportive e culturali a carattere privato presenti sul territorio comunale e quelle attività sportive e culturali di nuovo impianto che potrebbero insediarsi in futuro. 2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di eventuali criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i   sottosistemi territoriali insediativi, agricoli e ambientali.
3.Obbiettivi:

a. Sviluppare una filiera di attività sportive di livello sovracomunale come motore di occupazione e occasione per accrescimento di attrattività per il turismo e tale da far assumere a Cecina il ruolo" di "Città degli sport"
b. Favorire iniziative di tipo culturale a cura di privati o associazioni come opportunità di lavoro e di attrattività del territorio

4.Azioni e criteri di pianificazione:

a. Valorizzazione attività sportive esistenti.
b. Riqualificazione dell'attuale impianto di tiro a volo .
c. Riqualificazione dell'attuale area destinata a maneggio.
d. Sviluppo attività legate alla pesca sportiva.
e. Consolidamento e sviluppo dell'attuale aviosuperficie e dei relativi servizi.
f. Consolidamento e sviluppo dell'attuale kartodromo e dei relativi servizi.
g. Sviluppo di nuove attività e impianti sportivi innovativi legati alle attività balneari.
h. Sviluppo di iniziative di tipo culturale (teatro, cinema, danza...). E riqualificazione funzionale de la Cinquantina
i. Sviluppo di iniziative complementari ai vari sport con funzioni turistiche e commerciali

Art. 25 SISTEMA FUNZIONALE DEL PORTO TURISTICO
1.Esso ricomprende tutte le funzioni presenti e previste nell'attuale struttura del porto turistico posto alla foce del Fiume Cecina. Questo sistema si relaziona in particolare con il Sistema delle infrastrutture per la mobilità, il Sistema dei servizi e il Sistema delle attività.
2.Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i Sottosistemi ambientali degli ecosistemi costieri e del fiume Cecina.
3.Obbiettivi:

a. Valorizzare il nuovo porto turistico come struttura a carattere sovracomunale a servizio del turismo di tutta la di Val di Cecina.

4.Azioni e Criteri di pianificazione

a. Riqualificazione e riorganizzazione del Porto turistico anche attraverso la rimodulazione delle funzioni previste all'interno del Piano Regolatore del Porto (sistema funzionale porto turistico) con il trasferimento dei dimensionamenti previsti nell'ambito della UTOE 1, con diversa organizzazione della parte a terra ed eventuale ampliamento della darsena esistente con incremento dei posti barca.
b. Dotare il porto di una adeguata area nelle vicinanze per la cantieristica nautica sì da fornire agli utenti del porto servizi e alla cittadinanza occasioni di lavoro e occupazione, così come individuata con la conferenza di copianificazione del 20.07.2022.
c. Individuare un collegamento pedonale all'esterno nord dell'attuale perimetro portuale per collegare la parte alberghiera del porto con la spiaggia e il mare attraverso l'area denominata "ex villaggio francese".
d. Per una migliore rifunzionalizzazione del porto il PS indirizza il PO a proporre una ridefinizione del Piano Regolatore del Porto con possibilità di ampliamento dello stesso, in coerenza con l'art. 7 della Disciplina del Masterplan dei porti toscani e successive modificazioni (Oss.Reg.Log. Cav. -Oss-Uff.)
e. Conferma della esecuzione delle opere di messa in sicurezza idraulica collegate alla realizzazione del porto.

Art. 26 SISTEMA FUNZIONALE DELLA RESIDENZA
1.Esso ricomprende tutte le funzioni residenziali presenti nel territorio urbanizzato e nel territorio
rurale. Questo sistema si relaziona in particolare con i sistemi funzionali delle infrastrutture per la
mobilità, delle infrastrutture tecnologiche, dei servizi e delle attività. Esso si suddivide in:
A-. Sottosistema funzionale della residenza nel territorio urbanizzato
1.Sono ricomprese tutte le funzioni residenziali presenti nel territorio urbanizzato.
2.Per tale sottosistema il PS definisce: obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento delle criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali insediativi.
3. Obbiettivi:

a. Innalzamento della qualità degli insediamenti urbani a prevalente carattere residenziale attraverso la riorganizzazione unitaria della città fra le parti di impianto storico e quelle di più recente formazione, secondo un criterio ordinatore definito dalla città pubblica, il tutto finalizzato al consolidamento del carattere policentrico degli insediamenti urbani regionali. .
b. Favorire l'accesso all'abitazione anche ai ceti sociali più deboli attraverso forme di edilizia pubblica o sociale convenzionata

12. Azioni e Criteri di pianificazione:

a. Valorizzare le parti degli insediamenti urbani di maggiore qualità d'impianto urbano.
b. Favorire il recupero del patrimonio storicizzato di valore architettonico e tipologico anche con forme di restauro innovativo e ristrutturazione edilizia ricostruttiva fedele.
c. Riqualificare le parti degli insediamenti urbani recenti secondo gli obbiettivi specifici di cui ai morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee definite nello Statuto del territorio del PS  (III Invariante Strutturale);
d. Per le riqualificazioni urbane utilizzare in maniera corrente forme di compensazione urbanistica e perequazione urbanistica al fine di favorire la realizzazione delle opere pubbliche necessarie dove carenti.
e. Riorganizzare le infrastrutture della mobilità secondo criteri di gerarchizzazione fra strade urbane principali e strade urbane di quartiere e infrastrutture per la mobilità lenta secondo i criteri definiti all'art. 20.
f. Favorire forme di rigenerazione urbana anche con decollo di SE verso aree di atterraggio qualora la volumetria presente da rigenerare risulti eccessiva.
g. Utilizzare le quote del dimensionamento previsto per la riqualificazione dei margini urbani anche con demolizione di volumi in stato di degrado o fuori scala con trasferimento di SE in aree di atterraggio predisposte nel PO in aree di margine del territorio urbanizzato.
h. Destinare negli interventi di maggiore consistenza una quota del 10% da destinare all'edilizia sociale convenzionata: in sede di PO tale quota potrà, in base al fabbisogno, essere trasformata in forme di edilizia sovvenzionata o cessione di aree edificabili proporzionalmente al parametro sopra indicato. Tali interventi potranno anche contribuire alla ricucitura dei margini urbani.
i. Dotare gli insediamenti urbani dei necessari posti auto pubblici e soprattutto garantire che tutti gli insediamenti siano dotati di parcheggi privati per la sosta stanziale.
j. Garantire che tutti gli insediamenti urbani siano dotati di idonee piste ciclabili o percorsi pedonali sicuri e tali da garantire l'accessibilità ai servizi e spazi pubblici riducendo le barriere architettoniche...
k. Creare rapporti di complementarità progettuale e fra edilizia residenziale e spazi pubblici (piazze, verde pubblico, parcheggi pubblici)
l. Implementare sia negli spazi pubblici che negli spazi privati forme di forestazione urbana. Creare cinture urbane verdi piantumate con funzioni oltre che paesaggistiche e ambientali anche di spazi da utilizzate per la mobilità lenta.
m. Favorire la tipologia residenziale in bio-edilizia con edifici a consumo zero ed alto efficientamento energetico .

B-. Sottosistema funzionale della residenza in territorio rurale
1.Sono ricomprese tutte le funzioni residenziali presenti nel territorio rurale sia di tipo rurale che civile.
2. Per tale sottosistema il PS definisce obbiettivi, azioni e criteri di pianificazione per le scelte future, ovvero criteri di superamento di criticità per quelle esistenti nel rispetto dello Statuto del Territorio definito per i sottosistemi territoriali agricoli.
3.Obbiettivi:

a. Caratterizzare l'edilizia residenziale presente nel territorio rurale, quand'anche non agricola, con connotati diversi da quelli urbani e maggiormente coerenti con il paesaggio del territorio rurale.
b. Recupero del patrimonio edilizio storicizzato di valore architettonico e tipologico.
c. Valorizzare gli insediamenti di tipo residenziale come parte integrante del sistema insediativo policentrico tutelato dalla III invariante del PIT/PPR anche come presidio del territorio per la tutela del paesaggio rurale.

4.Azioni e Criteri di pianificazione:

a. Riqualificare gli insediamenti extraurbani secondo gli obbiettivi specifici dei morfotipi delle urbanizzazioni contemporanee definiti nello Statuto del territorio (IV Invariante Strutturale).
b. Collegare gli insediamenti extraurbani con il sistema della mobilità lenta e dei servizi di trasporto pubblico per favorire l'accessibilità ai servizi pubblici ubicati negli insediamenti urbani.
c. Favorire il recupero del patrimonio edilizio storicizzato di valore tipologico anche con forme di     demolizione e ricostruzione fedele per consentire adeguamenti energetici e sismici.
d. Caratterizzare gli insediamenti extraurbani sia sparsi che aggregati, quand'anche privi di valore tipologico o architettonico, con caratteri cromatici e tipologici tipici della campagna.
e. Dotare gli insediamenti extraurbani, se inesistenti, di sistemi di smaltimento dei liquami di tipo autonomo.
f. Dotare gli insediamenti extraurbani, in particolare quelli maggiormente aggregati, di spazi di sosta dotati di idonea piantumazione al fine di mitigare l'impatto paesaggistico.
g. Favorire negli insediamenti extraurbani forme di commercio al dettaglio legato alla vendita di prodotti agricoli di filiera corta.

Titolo V UTOE E DIMENSIONAMENTO PS

Art. 27 LE UTOE
1.Le UTOE (Unita Territoriali Organiche Elementari) rappresentano la sintesi progettuale delle strategie di sviluppo analizzate per sistemi funzionali a livello comunale. Mentre i sottosistemi territoriali ambientali, agricoli e insediativi forniscono una lettura oggettiva del territorio dal punto di vista fisico e antropico e rispetto ai quali viene definito  lo Statuto del Territorio ( obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni) secondo l'articolazione delle 4 invarianti strutturali del PIT/PPR, le UTOE definiscono una sintesi delle Strategie di sviluppo del PS (Sistemi Funzionali) nel rispetto dello Statuto del territorio  (Sistemi Territoriali): la definizione delle UTOE consente di definire un progetto di PS che costituisca una sintesi fra le Strategie di Sviluppo e lo Statuto del Territorio. A tale scopo vengono individuate due UTOE corrispondenti ai due sistemi territoriali così come individuati dal PS:
Utoe 1: sistema territoriale cecina nord
L'UTOE 1, CECINA NORD, coincide con il Sistema Territoriale Cecina Nord e si caratterizza come parte del territorio comunale maggiormente legata al territorio rurale e all'ambiente naturale costiero dove la presenza degli insediamenti urbani è meno diffusa rispetto all'UTOE 2. Le strategie definite per l'UTOE 1 devono rispettare lo Statuto del territorio che sottintende al Sistema territoriale Cecina nord e ai Sottosistemi ambientali, agricoli e insediativi che lo compongono
Statuto del Territorio (Oss.Reg.Pian)
Le disposizioni statutarie per l'UTOE1 sono costituite da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, e sono definite agli articoli di cui al TIT.III delle presenti norme.
Le disposizioni statutarie da rispettare all'interno dell'UTOE 1 , in modo che le Strategie di sviluppo relative alla stessa siano sostenibili , fanno riferimento alle disposizioni relative alle singole componenti territoriali dell'UTOE definite attraverso i sottosistemi territoriali ambientali, agricoli e insediativi in cui è suddiviso il Sistema Territoriale Cecina Nord come definiti all'art. 11:
A-Sottosistema ambientale dell'ecosistema costiero
1. Esso ricomprende tutte le pinete costiere, la Riserva naturale Tomboli di Cecina, le spiagge e le
componenti marine della costa, la foce del Fiume Cecina e di alcuni corsi minori diretti al mare.
2. Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema ambientale, le Strategie di Sviluppo devono rispettare le disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 15.2. a), b), c) e 15.4.
B-Sottosistema ambientale degli ecosistemi fluviali del fiume Cecina e dei corsi minori
1. Esso ricomprende tutte le componenti ambientali del fiume Cecina e delle aree limitrofe, con particolare riferimento alle componenti in riva destra del fiume, così come evidenziate nelle Tavv. di progetto QP06 e QP07 e quelle di tutti i corsi minori che fanno parte del bacino del Cecina con le aree pertinenziali che solcano questa parte di territorio svolgendo una funzione idraulica ed ecologica.
2.Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema ambientale le Strategie di sviluppo devono rispettare le disposizioni di cui agli articoli 8,9, 15.2.c) e 15.4.
C-Sottosistema agricolo delle aree di bonifica
1. Esso   ricomprende i territori agricoli a ovest della ferrovia, a est dell'ecosistema costiero e a nord dell'ecosistema fluviale del Cecina; esso si caratterizza per un paesaggio    a maglia agraria e insediativa tipica delle bonifiche idrauliche ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 8, seminativi delle aree di bonifica.
2.Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema agricolo, le Strategie di sviluppo devono rispettare  le disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 17.2. b   e 17.3 e 4.
D-Sottosistema agricolo delle colture promiscue a maglia fitta di pianura
1. Esso ricomprende i territori agricoli ad est della ferrovia e a nordest dell'insediamento urbano di San Pietro in Palazzi e si caratterizza per un paesaggio di piccola e media   maglia agraria con colture legnose ed erbacee di tipo tradizionale ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 20, mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari.
2.Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema agricolo, le Strategie di sviluppo devono rispettare le disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 17.2. c   e 17.3 e 4.
Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 17.2.c) e 17.6.
3.Per i Nuclei rurali storicizzati di Colle Mezzano e di Pacchione, identificati ai sensi dell'art.64 c.1 lettera b. e c. 3 lettera a. si individuano i seguenti ambiti di pertinenza:
Pacchione: confine comunale ad ovest, SS1 a nord ed est , Via Tronto a sud;
Colle Mezzano: confine comunale a est, Via  Potenza a nord, Via Tronto a sud , SS1 ad ovest;
all'interno dei due nuclei rurali storicizzati il PO, nel rispetto delle attività agricole, dovrà limitare  insediamenti  che possano  influire sulla percezione paesaggistica dei nuclei; per quanto riguarda i tessuti  tipologici e architettonici dei due nuclei  si dovranno rispettare le categorie d'intervento che il PO attribuirà agli edifici e complessi in funzione delle classi di valore dallo stesso strumento attribuite, compreso le aree pertinenziali.
E- Sottosistema insediativo urbano interno
1. Esso ricomprende gli insediamenti urbani de La Cinquantina e di San Pietro in Palazzi. Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TS - Tessuti storicizzati, TR1- Tessuti a isolati chiusi e semichiusi, TR2- Tessuti ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto, TR6- Tessuti a tipologie miste, TPS2- Tessuto a piattaforme produttive. I Tessuti TR1 in buona parte coincidono con i Tessuti storicizzati TS.
2. Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema insediativo , le Strategie di sviluppo devono rispettare  le disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 16,18.
Per la parte dell'UTOE tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3.a), b),c),e),g) e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
F-Sottosistema insediativo urbano costiero
1. Esso ricomprende gli insediamenti urbani de La Mazzanta e del Porto turistico. Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TPS3 Tessuti caratterizzati da insule specializzate (il porto turistico) e TPS4 Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive (La Mazzanta);
2. Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema insediativo, le Strategie di sviluppo devono rispettare le disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 16,18.
Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3h e 16.3.i e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6.
G-Sottosistema insediativo extraurbano
1.Esso ricomprende tutti gli insediamenti minori extraurbani, sia aggregati che diffusi, presenti nel territorio rurale. Gli insediamenti aggregati sono caratterizzai dai morfotipi insediativi TR10- Campagna abitata o TR11- Campagna urbanizzata o TPS4-Tessuti a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.  Sono ricompresi fra questi insediamenti anche quelli autorizzati dalla conferenza di copianificazione ai sensi dell'art. 25 della L.R. 65/2014, seppur ancora non identificati in dettaglio sul territorio, essendo questo compito degli strumenti urbanistici successivi.
2.Per la parte dell'UTOE corrispondente al presente Sottosistema insediativo  , le Strategie di sviluppo devono rispettare  le disposizioni di cui agli articoli 8, 9, 17 e 18
Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 17.2.c) e 17.3.
Strategie di sviluppo sostenibile:
Le presenti strategie devono rispettare lo Statuto del territorio come sopra definito e sono così individuate sulla base dei Sistemi Funzionali generali di cui al TIT.IV delle presenti norme:
1. Consolidamento dell'insediamento urbano di San Pietro in Palazzi e de La Cinquantina come insediamento urbano dell'UTOE legato al polo delle attività di San Pietro in Palazzi, al turismo rurale diffuso negli insediamenti extraurbani e ai sistemi agricoli posti ad est e ad ovest, al turismo balneare all'aria aperta della costa, al porto, al polo produttivo della nautica in progetto in prossimità del porto.
2. Riqualificazione dell'insediamento urbano di San Pietro in Palazzi e de La Cinquantina attraverso la realizzazione di spazi pubblici anche con trasferimento di volumi in aree di atterraggio predisposte nella pianificazione urbanistica ai fini della ricucitura dei margini urbani, e conseguente messa a disposizione di aree/ immobili di proprietà comunale in permuta.
3. Creazione di nuove opportunità di edilizia sociale sottoforma di standard sociale da utilizzare anche nell'ambito della ricucitura dei margini urbani.
4. Valorizzazione e sviluppo del centro commerciale naturale di San Pietro in Palazzi.
5.   Realizzazione di un nuovo polo scolastico fra San Pietro in Palazzi e la Cinquantina sotto la forma di campus comprensivo di servizi sportivi, compreso la riqualificazione delle strutture scolastiche esistenti.
6. Valorizzazione del polo produttivo di San Pietro in Palazzi come polo di attività artigianali e innovative da attuarsi secondo i criteri delle APEA, anche con l'attuazione delle previsioni autorizzate dalla Conferenza di copianificazione svoltasi presso la Regione Toscana in data 20.07.2022.
7. Valorizzazione del nuovo porto turistico anche con la creazione di un polo per la nautica da diporto e cantieristica in prossimità del porto e del fiume Cecina così come autorizzato dalla Conferenza di copianificazione svoltasi presso la Regione Toscana in data 20.07.2022, anche attraverso il miglioramento dei collegamenti con "La Mazzanta" e Cecina Mare a Sud (Oss.Priv.. 26 punto 4)
8. Riqualificazione e riorganizzazione del Porto turistico attraverso la rimodulazione delle funzioni previste all'interno del Piano Regolatore del Porto (sistema funzionale del Porto turistico) con il trasferimento dei dimensionamenti previsti nell'ambito della UTOE 1, con diversa organizzazione della parte a terra ed eventuale ampliamento della darsena esistente con incremento dei posti barca e realizzazione delle opere idrauliche di messa in sicurezza del fiume Cecina. .
9. Consolidamento e valorizzazione dell'insediamento urbano costiero de La Mazzanta anche in sinergia con l'insediamento presente nel Comune di Rosignano Marittimo.
10. Valorizzazione e sviluppo di un turismo balneare all'aria aperta fra il porto e la Mazzanta (campeggi, glamping...) con l'implementazione dei relativi servizi turistico-ricettivi.
11. Valorizzazione e sviluppo di forme di turismo rurale diffuso negli insediamenti extraurbani esistenti come recupero del patrimonio edilizio esistente o ampliamento delle attività turistico-ricettive esistenti così come autorizzato dalla Conferenza di copianificazione svoltasi presso la Regione Toscana in data 20.07.2022, oltre alla valorizzazione delle iniziative agrituristiche consentite alle aziende agricole.
12.  Valorizzazione delle attività agricole e realizzazione di servizi formativi e socioculturali con attività connesse all'agricoltura per lo sviluppo di nuove aziende agricole per lo sviluppo del biologico e della filiera corta.
13. Valorizzazione delle attività museali e culturali a La Cinquantina.
14. Riconoscimento e valorizzazione degli insediamenti dei tessuti extraurbani presenti nel territorio rurale identificabili con i tessuti extraurbani TR10, TR11, TPS4 come definiti nella III Invariante strutturale del PS nel rispetto degli obbiettivi definiti dal PIT/PPR, per il miglioramento dei servizi e degli spazi pubblici oltre che del patrimonio edilizio esistente.
15. Riorganizzazione e implementazione delle infrastrutture della mobilità di interesse comunale.
16. Implementazione di un sistema di mobilità lenta anche con il recupero di tutti i percorsi esistenti.
17. Ridefinizione di un nuovo Piano Particolareggiato della costa e degli arenili confermando i criteri e le strategie dello strumento urbanistico vigente e nel rispetto degli indirizzi del PIT/PPR.
18. Integrazione del turismo balneare con un turismo sportivo attraverso la realizzazione di nuovi impianti sportivi innovativi nell'ottica della valorizzazione di Cecina come città dello sport di livello sovracomunale e conseguente sviluppo di un turismo sportivo.
19. Valorizzazione della parte in riva destra   del Fiume Cecina e del Parco fluviale anche attraverso la realizzazione di manufatti di servizio per le funzioni consentite compreso il recupero dei manufatti presenti nel rispetto dello Statuto del territorio ed eventuale trasferimento parziale o totale della SE nel territorio urbanizzato.
Utoe 2: sistema territoriale cecina sud
L'UTOE 2, CECINA SUD, coincide con il Sistema Territoriale Cecina Sud e  si caratterizza come parte del territorio comunale maggiormente legata al territorio urbanizzato sia all'interno che sulla costa   dove la presenza degli insediamenti urbani è più consistente rispetto all'UTOE 1. Le presenti strategie definite per l'UTOE 2 devono rispettare lo Statuto del territorio che sottintende al Sistema territoriale Cecina sud e ai  i Sottosistemi ambientali, agricoli e insediativi che lo compongono.
Statuto del territorio (Oss.Reg.Pian.)
Le disposizioni statutarie per l'UTOE 2 sono costituite da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, e sono definite agli articoli di cui al TIT.III delle presenti norme.
Le disposizioni statutarie da rispettare all'interno dell'UTOE 2, in modo che le Strategie di sviluppo relative alla stessa siano sostenibili, fanno riferimento alle disposizioni relative alle singole componenti territoriali dell'UTOE definite attraverso i sottosistemi territoriali ambientali, agricoli e insediativi in cui è suddiviso il Sistema Territoriale Cecina Sud come definiti all'art. 12:
A-Sottosistema ambientale dell'ecosistema costiero
1.Esso ricomprende le pinete costiere a sud del fiume Cecina, la Riserva naturale Tomboli di Cecina, le spiagge e le componenti marine della costa, la foce del Fiume Cecina e di alcuni corsi minori diretti al mare.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2. a), b), c) e 15.4.
B-Sottosistema ambientale degli ecosistemi fluviali del fiume Cecina e dei corsi minori
1.Esso ricomprende tutte le componenti ambientali del fiume Cecina e delle aree limitrofe in riva sinistra e quelle di tutti i corsi minori che fanno parte del bacino del Cecina con le aree pertinenziali che solcano questa parte di territorio svolgendo una funzione idraulica ed ecologica.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2.c), e 15.4.
C-Sottosistema agricolo di pianura e fondovalle
1.Esso   ricomprende i territori agricoli a ovest della ferrovia, a est dell'ecosistema costiero e a sud dell'insediamento di Marina di Cecina; esso si caratterizza per un paesaggio   a maglia agraria di dimensione medio-ampia ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 6, seminativi semplificati di pianura e fondovalle.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.17.2. a)   e 17.4.  (parco agrario)
D-Sottosistema agricolo delle colture promiscue a maglia fitta di pianura
1.Esso ricomprende i territori agricoli ad est della ferrovia e a sudest dell'insediamento urbano di Cecina e si caratterizza per un paesaggio di piccola e media   maglia agraria con colture legnose ed erbacee di tipo tradizionale ed è identificato dal PIT/PPR con il morfotipo rurale 20, mosaico colturale complesso a maglia fitta di pianura e delle prime pendici collinari.
2. Tale sottosistema è in buona parte caratterizzato, in prossimità dell'insediamento urbano di Cecina, ad ovest di Via Pasubio e a nord di Via Terra dei Ceci, da aree agricole periurbane su cui insistono molti insediamenti extraurbani riconducibili ai morfotipi insediativi TR10 e TR11, come meglio di seguito definiti.  Il Piano Operativo potrà nel rispetto dello Statuto del Territorio definire per tali aree una Disciplina specifica che tenga di conto dei caratteri agricoli periurbani presenti ed in particolare degli insediamenti extraurbani, oggetto di precedenti interventi pianificatori, per i quali potrà essere definita una disciplina specifica che valorizzi gli insediamenti esistenti riconducibili a quanto previsto dall'art. 64 comma 1 lettera d) della L.R. 65/2014.
3.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.17.2.c)   e 17.4.
E. Sottosistema insediativo urbano interno
1. Esso ricomprende l'insediamento urbano di Cecina capoluogo a est della ferrovia. Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TS - Tessuto storicizzato , TR1 - Tessuto a isolati chiusi e semichiusi , TR2- Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto ,TR4-Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata, TR6- Tessuto  a tipologie miste ,TPS1- Tessuto a proliferazione produttiva lineare, TPS2- Tessuto a piattaforme produttive-commerciali-direzionali, TPS3- Tessuto caratterizzato da insule specializzate .I Tessuti TR1 in buona parte coincidono con i Tessuti storicizzati TS.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3 a), b), c), d), e), f), g), h)  e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
F- Sottosistema insediativo urbano costiero
1.Esso ricomprende l'insediamento urbano di Marina di Cecina ad ovest della ferrovia.  Esso è caratterizzato dai morfotipi insediativi TR1- Tessuto a isolati chiusi e semichiusi, TR2- Tessuto ad isolati aperti e edifici residenziali isolati sul lotto, TR4-Tessuto ad isolati aperti e blocchi prevalentemente residenziali di edilizia pianificata, TR6- Tessuto a tipologie miste, TPS3- Tessuti caratterizzati da insule specializzate (cimitero e tiro a volo e maneggio), TPS4 -Tessuto a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, di cui all'art. 16.3 b), c),d),e),h),i), e 16.5 e definisce il perimetro del territorio urbanizzato degli insediamenti ai sensi dell'art. 16.6 .
G- Sottosistema insediativo extraurbano
1.Esso ricomprende tutti gli insediamenti minori extraurbani, sia aggregati che diffusi, presenti nel territorio rurale. Gli insediamenti aggregati sono caratterizzati dai morfotipi insediativi TR10- Campagna abitata o TR11- Campagna urbanizzata- o TPS4-Tessuti a piattaforme residenziali e turistico-ricettive.  Sono ricompresi fra questi insediamenti anche quelli autorizzati dalla conferenza di copianificazione ai sensi dell'art. 25 dellaL.R. 65/2014, seppur ancora non identificati in dettaglio sul territorio, essendo questo compito degli strumenti urbanistici successivi.,
2.Per tale sottosistema il PS definisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità direttive e prescrizioni di cui all'art. 17.4 a), b),c).
Strategie di sviluppo sostenibile:
1. Riqualificazione unitaria della città di terra (Cecina) e della città di mare (Marina di Cecina) come un unico organismo urbano.
2. Riqualificazione dell'insediamento urbano di Cecina, sia nel capoluogo che a Marina, attraverso la ricucitura dei margini urbani anche con interventi di rigenerazione urbana   con trasferimento di SE, frutto di demolizione di volumi incongrui o in stato di degrado.
3. Rigenerazione di aree ad alta densità edilizia nel tessuto urbano attraverso la realizzazione di spazi pubblici privilegiando il metodo della compensazione urbanistica e conseguente messa a disposizione di aree/ immobili di proprietà comunale in permuta.
4.  Creazione di nuove opportunità di edilizia sociale anche sottoforma di standard sociale da utilizzare anche nell'ambito della ricucitura dei margini urbani.
5. Riqualificazione e ricostituzione di una forma urbana alla città di mare come parte della Città di Cecina "città di terra e città di mare".
6. Valorizzazione e sviluppo del turismo balneare stanziale nella città di mare.
7. Ridefinizione di un nuovo Piano Particolareggiato della costa e degli arenili confermando i criteri e le strategie dello strumento urbanistico vigente e nel rispetto degli indirizzi del PIT/PPR.
8. Integrazione del turismo balneare con un turismo sportivo attraverso la realizzazione di nuovi impianti sportivi innovativi: valorizzazione di Cecina come città dello sport di livello sovracomunale e conseguente sviluppo di un turismo sportivo.
9. Miglioramento dell'offerta turistica in termini di ricettività diversificata sia nella città di terra che nella città di mare.
10. Favorire la residenzialità nella città di mare con la maggiore integrazione con la città di terra e il miglioramento delle infrastrutture della mobilità (terzo viale a mare a sud e la trasformazione del Viale della Repubblica come boulevard urbano attrezzato e collegato con il centro città e fortemente alleggerito nel traffico carrabile);
11. Organizzazione della città di Cecina come città dei bambini: implementazione di reti di mobilità pedonale e sicura per l'accessibilità ai servizi e spazi pubblici.
12. Valorizzazione dei poli scolastici esistenti e creazione di due nuovi poli scolastici con la modalità del campus scolastico comprensivo di servizi sportivi, di cui uno a  Marina di Cecina e un secondo nella zona del Palazzaccio a Cecina.
13. Creazione di un polo della pesca sportiva e di attività commerciali legate al pescato.
14. Valorizzazione dei centri commerciali naturali di Cecina e Marina di Cecina anche attraverso la implementazione del sistema della sosta breve (Oss. Priv. 26 punto 5);
15. Valorizzazione delle aree agricole periurbane a sud della città nell'area del Paduletto come "parco agrario e naturalistico" da gestire come iniziativa pubblica e creazione  di un "parco urbano della memoria e della vita" nelle aree circostanti il cimitero comunale secondo la seguente impostazione : Istituzione di un "parco agrario delle emozioni" e "parco della memoria e della vita",  articolato in due zone,  la prima , il parco agrario, molto più estesa, che si snoda fra sentieri poderali e strade consortili bianche,  dove attuare attività agricole innovative, la seconda nelle immediate vicinanze del cimitero comunale dove favorire la tumulazione a terra e la relativa piantumazione.  Tale obbiettivo di "rigenerazione ambientale" deve essere ottenuto in via prioritaria attraverso l'acquisizione di terreni, immobili e strutture anche abbandonate con forme di compensazione.
16. Riqualificazione dell'area dove si svolge l'attività del Tiro a volo con l'obbiettivo di rendere l'attività più funzionale e con minore impatto al contorno, in considerazione del contesto ambientale in cui è inserita.
17. Riqualificazione dell'area dove si svolge l'attività di Maneggio con l'obbiettivo di rendere la stessa più funzionale e con minore impatto al contorno.
18. Valorizzazione del Polo ospedaliero di Cecina come polo di servizi sovracomunale.
19. Sviluppo di nuovi servizi di valenza sovracomunale per la Val di Cecina.
20. Valorizzazione del polo produttivo a sud di Cecina come polo per attività innovative da attuarsi con criteri APEA.
21. Valorizzazione dello snodo ferroviario per la linea nord-sud e per la nuova ferrociclovia della Val di Cecina (Cecina- Volterra) con la creazione di uno snodo anche per Marina.
22. Riorganizzazione e implementazione delle infrastrutture di mobilità e nuovo collegamento verso sud, comprendente il terzo viale a mare, così come autorizzato dalla Conferenza di copianificazione svoltasi presso la Regione Toscana in data 20.07.2022.
23. Riconoscimento e valorizzazione degli insediamenti dei tessuti extraurbani presenti nel territorio rurale identificabili con i tessuti extraurbani TR10, TR11, TPS4 come definiti nella III Invariante strutturale del PS nel rispetto degli obbiettivi definiti dal PIT/PPR, per il miglioramento dei servizi e degli spazi pubblici oltre che del patrimonio edilizio esistente.
24. Valorizzazione della parte in riva sinistra   del Fiume Cecina e del Parco fluviale anche attraverso la realizzazione di manufatti di servizio per le funzioni consentite compreso il recupero dei manufatti presenti nel rispetto dello Statuto del territorio ed eventuale trasferimento parziale o totale della SE nel territorio urbanizzato.
Parco fluviale fiume cecina
Statuto del territorio (Oss.Reg.Pian.)
Le disposizioni statutarie per il  Parco del Fiume Cecina sono costituite da  obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni, e sono definite agli articoli di cui al TIT.III delle presenti norme.
Le disposizioni statutarie da rispettare all'interno del Parco Fluviale  in modo che le Strategie di sviluppo delle  UTOE 1 e 2 che si attestano lungo il fiume e quelle per la valorizzazione del parco stesso  siano sostenibili,  fanno riferimento alle disposizioni relative al  sottosistema territoriale ambientale degli ecosistemi fluviali del fiume Cecina e dei corsi minori
1.Esso ricomprende tutte le componenti ambientali del fiume Cecina e delle aree limitrofe in riva sinistra e quelle di tutti i corsi minori che fanno parte del bacino del Cecina con le aree pertinenziali che solcano questa parte di territorio svolgendo una funzione idraulica ed ecologica.
2.Per tale sottosistema il PS recepisce lo statuto del territorio costituito da obbiettivi di qualità, direttive e prescrizioni di cui all'art.15.2.c), e 15.4.
Strategie di sviluppo sostenibile
Il Parco fluviale del Fiume Cecina ricomprende i sottosistemi ambientali dell'ecosistema fluviale del fiume Cecina ricompresi nel Sistema Territoriale Cecina Nord e nel Sistema territoriale Cecina Sud. Le presenti strategie devono rispettare lo Statuto del territorio definito per i Sottosistemi ambientali dell'ecosistema fluviale del Fiume Cecina.
1. Creazione di un parco fluviale che rappresenti un forte elemento di connessione ecologica fra l'entroterra e il mare e fra l'UTOE 1 e l'UTOE 2.
2. Partecipazione attiva alla costruzione di un contratto di fiume del Cecina per la salvaguardia ambientale del corso d'acqua e la valorizzazione turistica di tutta la Val di Cecina anche in connessione con il progetto in corso della costruzione della ferrociclotranvia Cecina Volterra.
3. Creazione dell'argine remoto nella parte ad ovest della ferrovia e in prossimità della riva destra del fiume Cecina per la messa in sicurezza idraulica del corso d'acqua unitamente alla realizzazione delle altre opere idrauliche connesse alla realizzazione del Porto.
4. Valorizzazione dei lungo fiume e degli argini come percorsi di mobilità lenta con la    creazione di un ponte pedonale.
5. Sviluppo di sport acquatici compatibili.
6. Riqualificazione ecologica del corridoio fluviale del fiume Cecina.
7. Creazione di servizi per il parco.
8. Sviluppo di un progetto Val di Cecina Green Community: sicurezza dell'approvvigionamento idrico, autonomia energetica totale con il sole, trasporto ad idrogeno integrato persone e merci di qualità a filiera corta prodotte nel territorio e creazione di impianti fotovoltaici galleggianti nei laghetti Magona.
9. Creazione di un impianto fotovoltaico galleggiante di rilevanti dimensioni sulle acque degli invasi Magona.
10. Creazione di una stazione di produzione di idrogeno, anche tramite un impianto minieolico per alimentare celle a combustibile in modo da utilizzare l'eccedenza di energia prodotta dal fotovoltaico galleggiante per l'illuminazione pubblica nelle ore notturne e per l'alimentazione di mezzi di trasporto pubblici.

Art. 28 Dimensionamento del Piano Strutturale
13. Per ogni UTOE vengono dati i dimensionamenti per funzioni ai sensi dell'art. 99 della L.R. 65/2041 tradotti in tabelle così come definiti nella D.G.R. n.682/2017:
SE per interventi all'interno del territorio urbanizzato
SE per interventi all'esterno del territorio urbanizzato soggetti a conferenza di copianificazione
SE per interventi all'esterno del territorio urbanizzato non soggetti a conferenza di copianificazione
2.Il dimensionamento del PS tiene di conto:

a)	dello stato dei luoghi;
b)	della ricucitura dei margini urbani come progetto di riorganizzazione degli insediamenti   secondo gli obbiettivi del PIT/PPR (morfotipi insediativi e delle urbanizzazioni contemporanee);
c)	della pianificazione urbanistica già impostata con i precedenti strumenti urbanistici e convenzionata quand'anche non ancora attuata al fine di dare continuità alla pianificazione urbanistica;
d)	degli obbiettivi strategici definiti per le UTOE e per i singoli insediamenti urbani.
e)	della realizzazione di opere pubbliche e della necessità di compensare e perequare i costi della costruzione della città pubblica.

3.Per quanto concerne i dimensionamenti relativi al recupero di manufatti esistenti all'interno del Parco fluviale o per la realizzazione di manufatti destinati a funzioni di servizio per il parco fluviale e le altre funzioni compatibili, questi sono individuati dai dimensionamenti dell'UTOE1 per quanto concerne la parte in riva destra del fiume Cecina e dell'UTOE 2 per quanto concerne la parte in riva sinistra dello stesso.
4.Sulla base del dimensionamento della funzione residenziale viene definito il numero di abitanti insediabili e il rapporto abitanti/standard del PS a cui dovrà attenersi il PO.
Il criterio utilizzato, per la definizione del numero degli abitanti insediabili in rapporto alla S.E. della funzione residenziale è pari a mq. 40 di SE per abitante insediabile, ricomprendente la superficie strettamente necessaria all'insediamento residenziale e quella destinata alle funzioni complementari alla residenza (artigianato di servizio, commercio di vicinato, esercizi pubblici, piccoli servizi di prossimità non identificabili con funzioni direzionali e di servizio e): si considera che le funzioni prettamente residenziali corrispondano a 28 mq. /ab (70%) e le funzioni integrative e complementari come sopra specificate a 12 mq. /ab. (30%) della S.E. complessiva.
Analogamente per quanto concerne il numero di posti letto corrispondenti alla SE per la funzione turistico ricettiva d) si assume come rapporto medio mq. 40 di SE per posto letto comprensiva di tutti i servizi complementari necessari per le strutture turistico-ricettive.
Pertanto, il numero di abitanti insediabili è pari a 2.000 di cui 1.200, da recupero o rigenerazione urbana e 800 di nuova edificazione e il numero di posti letto è pari a 890 866 di cui 413 da recupero e 477 di nuova edificazione.
Il dimensionamento, se da un lato riguarda le funzioni di cui al Reg/32/R del 2017 prevede che al proprio interno siano attuate anche le opere pubbliche necessarie attraverso il criterio della compensazione e perequazione urbanistica, garantendo altresì il rispetto della realizzazione degli standard pubblici.
A tale scopo il PO dovrà attribuire il ruolo principale delle trasformazioni agli strumenti attuativi convenzionati: Piani Attuativi Convenzionati, (PAC), i Progetti Unitari Convenzionati (PUC), i Piani di Recupero (PR) per il recupero edilizio e urbanistico in loco e i Piani di Rigenerazione Urbana (PRU) per il recupero con trasferimento di SÉ verso aree di atterraggio compensative previste dallo strumento urbanistico.
In tal modo il PO dovrà coordinare tutti i singoli interventi indirizzandoli verso una riorganizzazione complessiva della città all'interno delle sue parti più recenti e fra queste e le parti storicizzate: gli obbiettivi specifici definiti dalle presenti norme per i morfotipi insediativi dovranno guidare le scelte di pianificazione urbanistica del PO.
5. Per quanto concerne il dimensionamento per la funzione residenziale con nuova edificazione (NE), il PS, al fine di incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente, prevede per il primo PO l'utilizzo di una quota del 30% delle previsioni di NE con la possibilità di derogare entro un range 10%   della suddetta percentuale , in considerazione del fatto che trattandosi di interventi in prevalenza convenzionati da attuarsi  con forme di compensazione e perequazione urbanistica per quanto concerne le opere di urbanizzazione, è necessario garantire una attuazione organica delle  opere pubbliche previste negli interventi convenzionati. In caso di interventi di edilizia pubblica o sociale, è possibile derogare alla percentuale del 30%.( Oss.Reg.Pian.) (Oss. Conf. Paesagistica).

COMUNE DI CECINA UTOE 1 E UTOE 2   - tab. All. 2B D.G.R. n°682/2017

Categorie funzionali di cui all'art.99 L.R. n°65/2014
PREVISIONI INTERNE AL TERRITORIO URBANIZZATO ex art.4 L.R. n°65/2014
PREVISIONI ESTERNE AL TERRITORIO URBANIZZATO ex art. 4 L.R. n°65/2014

Subordinate alla Conferenza di Co-Pianificazione Reg. Titolo V art.5 c. 3
Non subordinate alla Conferenza di Co-Pianificazione

NE - Nuova Edificazione
R - Riuso
Totale
NE - Nuova Edificazione art.25 c.1; 26; 27; 64 c.6
R - Riuso art.64 c. 8
Totale
NE - Nuova Edificazione art.25 c. 2

a) Residenziale
32.000 ***
48.000
80.000

7.000
7.000

b) Industriale e artigianale
24.820
16.000
40.820
28.000

28.000

c) 1 Commercio al dettaglio MSV
7.000
8.500
15.500

c)2 Commercio al dettaglio GSV
0
0
0

d) Turistico-Ricettiva
19.100
16.546
35.646
7.000

7.000

e) Direzionale e di servizio
5.261
8.660
13.921

f) Commerciale all'ingrosso e depositi
20.000
5.000
25.000

Totale
108.181
102.706
210.887
35.000
7.000
42.000

** Ai fini del dimensionamento del PS sono fatti salvi i Progetti Unitari Convenzionati o Interventi Diretti Convenzionati o Piani Attuativi Convenzionati che dopo l'approvazione del PS non dovessero trovare attuazione. (Oss.Uff.)
*** Il 10% della SE deve essere destinato a Edilizia Sociale  (Oss.Reg.Pian.)

UTOE 1-SISTEMA TERRITORIALE CECINA NORD - tab. All. 2B D.G.R. n°682/2017

Categorie funzionali di cui all'art.99 L.R. n°65/2014
PREVISIONI INTERNE AL TERRITORIO URBANIZZATO ex art.4 L.R. n°65/2014
PREVISIONI ESTERNE AL TERRITORIO URBANIZZATO ex art. 4 L.R. n°65/2014

Subordinate alla Conferenza di Co-Pianificazione Reg. Titolo V art.5 c. 3
Non subordinate alla Conferenza di Co-Pianificazione

NE - Nuova Edificazione (**)
R - Riuso (**)
Totale (**)
NE - Nuova Edificazione Art.25 c.1; 26; 27; 64 c.6
R - Riuso Art.64 c. 8
Totale
NE - Nuova Edificazione Art.25 c. 2

a) Residenziale
10.000 ***
20.000
30.000

7.000*
7.000

b) Industriale e artigianale
5.000
15.000
20.000
28.000

28.000

c) 1 Commercio al dettaglio MSV
2.000
5.000
7000

c)2 Commercio al dettaglio GSV
0
0
0

d) Turistico-Ricettiva
3.600
4.000
7.600
7.000

7.000

e) Direzionale e di servizio
1.200
3.000
4.200

f) Commerciale all'ingrosso e depositi
5.000
5.000
10.000

Totale
26.800
52.000
78.800
35.000
7.000
42.000

*Rif. Contributo Settore Pianificazione Regione per Variante RU vigente: Modifica scheda C28 , esclusione Conf. Cop.art.. 25.
** Ai fini del dimensionamento del PS sono fatti salvi i Progetti Unitari Convenzionati o Interventi Diretti Convenzionati o Piani Attuativi Convenzionati che dopo l'approvazione del PS non dovessero trovare attuazione. (Oss.Uff.)
*** Il 10% della SE deve essere destinato a Edilizia Sociale (Oss.Reg.Pian.)

UTOE 2- SISTEMA TERRITORIALE CECINA SUD - tab. All. 2B D.G.R. n°682/2017

Categorie funzionali di cui all'art.99 L.R. n°65/2014
PREVISIONI INTERNE AL TERRITORIO URBANIZZATO ex art.4 L.R. n°65/2014
PREVISIONI ESTERNE AL TERRITORIO URBANIZZATO ex art. 4 L.R. n°65/2014

Subordinate alla Conferenza di Co-Pianificazione Reg. Titolo V art.5 c. 3
Non subordinate alla Conferenza di Co-Pianificazione

NE - Nuova Edificazione
R - Riuso
Totale
NE - Nuova Edificazione Art.25 c.1; 26; 27; 64 c.6
R - Riuso Art.64 c. 8
Totale
NE - Nuova Edificazione Art.25 c. 2

a) Residenziale
22.000***
28.000
50.000

b) Industriale e artigianale
19.820
1.000
20.820

c) 1 Commercio al dettaglio MSV
5.000
3.500
8.500

c)2 Commercio al dettaglio GSV
0
0
0

d) Turistico-Ricettiva
15.500
12.546
28.046

e) Direzionale e di servizio
4.061
5.660
9.721

f) Commerciale all'ingrosso e depositi
15.000
0
15.000

Totale
81.381
50.706
132.087

** Ai fini del dimensionamento del PS sono fatti salvi i Progetti Unitari Convenzionati o Interventi Diretti Convenzionati o Piani Attuativi Convenzionati che dopo l'approvazione del PS non dovessero trovare attuazione. (Oss.Uff.)
*** Il 10% della SE deve essere destinato a Edilizia Sociale ( Oss.Reg.Pian.)
6.Per quanto concerne il rispetto degli standard urbanistici previsti ai sensi del DM 1444/1968, il PS si pone l'obbiettivo del superamento dei minimi di legge perseguendo, attraverso la pianificazione urbanistica, una quota di mq. 40/ab superando l'obbiettivo che già il piano strutturale vigente si era prefisso. A tale scopo si riporta la seguente tabella di confronto (Oss.Reg.Pian.)(Oss. Conf.Paesaggistica):

Tipologie di standard
D.M. 1444/68 Minimo mq/ab
Previsioni PS vigente
Previsioni nuovo PS

ISTRUZIONE
4,50
3,20
5,00

ATTREZZATURE DI INTERESSE COMUNE
2,00
6,22
7,00

SPAZI PUBBLICI ATTREZZATI A PARCO E PER IL GIOCO E LO SPORT
9,00
12,11
15,00

PARCHEGGI
2,50
9,81
13,00

18,00
31,34
40,00

In aggiunta a questi il PS si pone l'obbiettivo di perseguire negli interventi di maggiore consistenza, da definire in sede di PO, quote di edilizia sociale convenzionata non inferiore al 10% di quella prevista negli interventi: all'interno di tale parametro il PO, in base al fabbisogno, potrà articolare anche forme di edilizia sovvenzionata o cessione di aree edificabili proporzionalmente al parametro sopra indicato (Oss. Conf.Paesaggistica).